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Perturbazione

la curiosità muove le cose

Tra i progetti più particolari del nostro bel Paese, i torinesi Perturbazione si materializzano fluidi nei progetti più disparati, legati da un minimo comune denominatore musicale. Concerti in location particolari (a Milano, nella suggestiva cornice della Fondazione Arnaldo Pomodoro) e concerti oltre manica, collaborazioni di tutti i generi e un album “Del nostro tempo rubato” particolare anche solo nel packaging. Facciamo qualche domanda a Tommaso Cerasuolo, pochi minuti prima della data all’OFF di Modena,con un pubblico che ha accolto il gruppo al completo con entusiasmo ed è stato premiato anche con la presenza Dente, che ha cantato durante “Buongiorno, Buonafortuna”. Nelle risposte un po’ dell’universo dei “Perturbazione” nella contaminazione con altre arti e altre realtà, tra libri, videoclip e città viste… dal palco!

Mondo tempesta, un video con quattro finali diversi: da dove nasce l’idea e l’esigenza di tradurre la musica in queste sceneggiature.

L’idea è di Jacopo Rondinelli, che è il regista, oltre che un buon amico. Ha una esperienza molto simile ad alcuni di noi che hanno lavorato in tanti campi dell’espressione artistica e mi piace molto il suo modo di lavorare perché a differenza del classico trattamento, che viene scritto su richiesta del gruppo per un futuro singolo, lui gira queste storie con un gruppo di suoi amici attori feticcio in giro per il mondo: fanno viaggi, si portano dietro la videocamera. E poi quando ci sono delle cose che gli piacciono va dai gruppi a proporle.

La cosa era nata addirittura prima di “Mondo tempesta” e c’era proprio il desiderio di fare dei video insieme. Ci conosciamo dall’anno scorso, da quando stava uscendo il disco più o meno. Ce lo presentò Alessandro, che era il nostro ufficio stampa. e ci siamo parlati e piaciuti. In realtà questo video lui l’aveva già pre-montato e c’è stato un confronto tra noi e lui proprio sul finale perché il video che ci aveva presentato era quello del ponte, con un finale molto triste con una ipotesi di suicidio che era la più tragica dei  quattro. C’era qualcosa che non ci convinceva molto nel video e allora da lì e nata l’idea dapprima di girarne forse un altro, per poi decidere di giocare con i finali. Un modo divertente per capire quale avrebbe funzionato meglio, ma chissà… potrebbero arrivarne altri!

 

Be’ voi giocate con molte cose:  siete presenti in eventi legati alla musica, ma anche in situazioni legate al libro. Come a Torino per la presentazione de “L’ultimo dei mohicani” di Maurizio Blatto.

Maurizio Blatto è il gestore di un negozio di dischi da cui noi tutti siamo passati per tanti anni che è il “Backdoor” di Torino, un riferimento per chi bazzica vinile, rock’n’ roll in generale e ha sempre avuto quel trip di cercarsi dischi. Lui ha raccolto poi gli aneddoti, negli anni, dei disturbati - quelli da gabbia come vengono chiamati - che sono personaggi improbabili che frequentano il negozio, e li ha messi in un libro. Poi  è venuta spontanea l’idea, presentando il volume alla Fnac di Torino, di suonare insieme.

Da tanti anni i nostri dischi sono nel suo negozio, già da quando erano distribuiti a mano e si portavano da lui: siamo amici da tanti anni. Abbiamo lavorato con altri scrittori come Giorgio Vasta e Luca Ricci - alle “città viste dal basso” a Pisa.

Ci sono numerose collaborazioni. Rossano, che è il batterista, è quello di noi più letterato nel senso che io ho una cultura più figurativa che letteraria. Però leggiamo tutti e ci piace farci influenzare da quel mondo lì: abbiamo cercato di raccontarlo con il brano “Leggere parole”.

Alcune canzoni sono state ispirate direttamente da qualche romanzo o racconto?

Be’ c’è “Brautigam”, una canzone di “Pianissimo, fortissimo”, che è proprio il nome di uno scrittore che aveva composto proprio Rossano: il testo è ispirato dal suo lavoro. Penso a Primo Levi e a “Primo”, la canzone de “Il nostro tempo rubato”: il “Primo” del titolo è lui che in realtà non viene mai nominato ed è un spettro che  gira in tutta la canzona. L’idea è che il suo pensiero non sia una memoria statica e marmorea, ferma e fissata nel tempo, ma qualcosa che possa anche vivere nell’attualità. Il chiedersi che cosa potrebbe pensare dell’oggi Primo Levi e che domande si farebbe. L’inizio della canzone cita proprio “Se questo è un uomo”.

 

Voi non avete in cantiere nulla vero?

Rossano scrive, Gigi, anche, ha scritto racconti e varie cose, io so scrivere soltanto le “canzoesie”, le chiamo così, non sono poesie, non sono canzoni,  sono queste liriche, che poi servono da base alle canzoni, per i testi che nascono da me. In realtà i Perturbazione lavorano abbastanza a 360 gradi. Ci siamo io e Gigi a scrivere testi negli anni, un po’ cinquanta e cinquanta, con delle cose di Rossano che puntuali sono arrivate nel tempo per ogni disco, e invece nell’ultimo c’è proprio un lavoro fatto da tutti noi. Preferisco così perché “Pianissimo, fortissimo” era stato un lavoro troppo selettivo e infatti ora lasciamo che ognuno porti qualcosa in fase di provino per far sbocciare le idee. Spesso, come primi giudici di noi stessi siamo troppo severi e invece è una cosa molto importante -  abbiamo imparato di nuovo a farlo nel tempo - darci un tempo fisico perché le idee possano lievitare.
 Quindi se uno le propone all’inizio e non c’è un supporto di tutti, ma ce ne sono uno, due che non sono tanto contenti, lasciamo che la cosa possa crescere. Questo è molto importante: molti provini per portare alcune cose in una forma che poi la riascolti dopo due, tre mesi e ti dà l’idea di qualcosa che ti suona completamente diversa al cervello stesso. E questo è il segreto per riuscire a lavorare in sei.

Non deve essere facile, avete anche formazioni diverse… penso anche al violoncello di Elena.

Abbiamo cercato di fare di questa particolarità una ricchezza piuttosto che una debolezza.
Nel ’94-’95, quando si inserì Elena, guardavamo agli esempi americani, erano pochi,  non c’erano molti violoncelli che sono poi arrivati nella seconda meta degli anni novanta. Quindi sì è stata una bella scoperta perché suonavamo in quattro con le chitarre elettriche, con un suono un po’ sporco, grunge, negli anni dei Nirvana, però non riuscivamo ad essere cattivi: allora uno ci disse che avevamo questo suono rock anemico e noi invece di pigliarlo come una critica abbiamo fatto di questo un punto di forza in un processo di svuotamento che ci può arricchire. E quindi abbiamo cercato il violoncello come strumento alternativo alla chitarra proprio perché ha questo suono più melodioso, più dolce che si accompagna bene alla voce, facendo quasi da controcanto.

Torino, Milano, Roma e la musica: scene diverse e possibilità diverse.

Per noi sono città tutte molto importanti, insieme a Bologna e ultimamente anche Napoli. Queste grandi città ci danno molte soddisfazioni – ed è strano perché siamo sempre stati un gruppo di provincia, di sobborgo. Eppure adesso vediamo che abbiamo un pubblico molto presente anche in provincia, magari molto più piccolo, ma adesso anche a Milano, che è una città che tutti reputano frenetica e un po’ difficile, invece che con noi è molto affettuosa ed è importantissimo sia a livello produttivo, con tutte le persone con cui lavoriamo, sia con le persone che incontriamo ai concerti e sono calde… è una città frenetica, ma in realtà molto viva. Poi culturalmente è incredibile. Roma è un po’ più seduta – e… molto comoda, abbiamo fatto questo concerto al Circolo degli artisti ed è stato un concerto bellissimo, a gennaio: c’è un clima bello, la gente è presa bene, tranquilla, con noi è di nuovo una città molto affettuosa. E Torino è la nostra città: un po’ strana, un po’ storta. Vedo che c’è una generazione di cantautori che prova abbastanza , sempre con mezzi di fortuna, ma molto viva. Addirittura noi fatichiamo a stare dietro a tutte queste cose perché poi io non è che ultimamente faccio queste grandi uscite con una creatura di tre anni già a casa e una in arrivo. E quindi Torino è una città che in generale ha sempre avuto questa caratteristica cioè che la musica è sempre stata fatta dagli operai, dagli impiegati dalla Fiat che compravano le chitarre ai figli: proprio la generazione seguente che un po’ si interrogava su questa città. Invece gli ultimi anni Torino si è riscoperta per mille cose, si è molto risvegliata e mi piace questa sua caratteristica di essere più lenta e molto bella. Viverci e un po’ meno funzionale a volte, a livello di velocità imprenditoriale, ma a noi piace molto. Sono proprio scene diverse, ma per noi son tre città fondamentali. Pensa che a Bologna storicamente è il posto dove noi abbiamo trovato la prima grande soddisfazione: Bologna è stato un luogo dove ci siamo sentiti accolti e ricercati molto più che a Torino. Poi ultimamente ci si suona un po’ meno, è strano, ma quello va a periodi.

 

Le collaborazioni: da quella “esplicita” di Dente, che canta in “Buongiorno, buonafortuna” ad altre realtà che sono vicine all’universo “Perturbazione”.

Con lo studio vediamo molti musicisti passare. Io ultimamente ho registrato un pezzo che uscirà poi a settembre con Marco Notari con cui avevo collaborato per il video di “Porpora” come regista e animatore di un videoclip e ora c’è questo nuovo disco su cui sto lavorando: abbiamo fatto un pezzo a due voci molto bello. Tutti gli artisti  che sono passati da “Le città viste dal basso” per noi sono stati una palestra importantissima perché arrangiando i pezzi degli altri abbiamo imparato molte cose su come trattare una voce, come rendere le canzoni degli altri in modo perturbato insomma quel progetto è stato importante come l’idea di contaminare il mondo indie-rock con quello più commerciale, che son distinzioni che noi non vediamo particolarmente nel senso che noi pensiamo che la musica poi alla fine sia musica e possa essere giudicata per le storie che racconta e mi piace l’idea di mettere insieme alto e basso, destra e sinistra, non per fare un calderone, ma perché ci sono dei punti di incontro.
A breve dovrà uscire un disco di un gruppo di un gruppo di dj di Novara. Faccio un pezzo cantato, io con un dj di Milano, Dargen D’Amico, e sarà una cosa tamarra strana molto diversa dalle cose che faccio normalmente e sono molto ansioso.

In genere per c’è il desiderio di lavorare molto, di apprezzare il fatto che ci sono da scoprire un sacco di cose collaborando con musicisti diversi ecco è questa un po’ la curiosità di andare dove non sei già stato, dove non hai la poltrona comoda. Vogliamo essere curiosi, famelici perché è così che si muovono le cose. 

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