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Giovanni Block

Retrò

Giovanni Block, talentuoso artista napoletano, ha presentato a Napoli lo scorso 31 marzo il suo ultimo lavoro discografico. Un disco, Retrò, denso di emozioni e di contenuti, pensato, scritto, suonato e cantato ‘controvento’, lontano dalle mode, dai trend e dai cliché imposti dalle ‘moderne’ dinamiche del mercato discografico. O meglio, di ciò che resta del mercato discografico. Infatti Block ci propone un attestato di “non appartenenza” che è anche sacrosanta rivendicazione del proprio autonomo sentire e concepire l’esperienza artistica: “Voglio andare contro le tendenze della discografia, e fare ciò che mi piace, non contorcere la voce, non esagerare con l’elettronica” è quanto egli stesso ha dichiarato nello showcase di presentazione.

Il disco, dieci tracce più una ghost track, arriva dopo ben sette anni da Spot, il precedente lavoro, tutto in lingua napoletana, e segna una tappa fondamentale nella sua maturazione artistica. Torna alla lingua italiana e sciorina capacità di versificazione non comuni nel panorama della musica d’autore contemporanea. Già anticipato dal brano Vi odio, Retrò è un lavoro volutamente pop, con richiami precisi alla tradizione dei cantautori degli anni ’80 che racconta le rughe di una vita vissuta, solcata da ricordi, pensieri, riflessioni e nostalgie. Gli arrangiamenti si dispiegano tra chitarre leggere, sonorità a tratti folk e tastiere armoniose, lasciando ampio respiro ai testi, asse portante dell’intero lavoro discografico di Giovanni Block. Un disco fatto di accelerazioni e riposo che piacerà a chi non riesce ad arrendersi all’inevitabilità del digitale e vive ancora, almeno in parte, in analogico.

 

Compositore, polistrumentista, studi al Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella, il suo primo lavoro musicale, Un posto ideale, del 2011, si impone all’attenzione della critica, aggiudicandosi o arrivando in finale di molti Premi e Concorsi, tra cui il Premio Lunezia al valore letterario per il miglior album esordiente, rientrando poi nella cinquina finale delle Targhe Tenco 2012, nella categoria miglior Opera Prima. Nella suo essere artista a 360 gradi, Block è fondatore e animatore del collettivo artistico ‘Be Quiet’ presso il Teatro Bellini di Napoli, laboratorio permanente di scambio e di idee nel mondo della canzone d’autore e non solo. Completano il profilo dell’artista diverse prestigiose collaborazioni teatrali e la recentissima realizzazione della colonna sonora del docufilm ‘Il mio amico Massimo’ del regista Alessandro Bencivenga, dedicato all’indimenticato Massimo Troisi.

L’approccio piuttosto indomito - e restìo ad assecondare i precetti e le volontà del mondo discografico - non gli hanno spianato le porte del successo, non hanno impedito a Giovanni Block di continuare a contare su un consistente zoccolo duro di appassionati che apprezzano la sua musica e se lo coccolano, definendolo allegramente “il miglior cantautore del mondo” (concetto valido in molte occasioni, come aveva già sintetizzato il buon Pino Daniele usando la metafora sugli insetti…). Al di là dell’iperbole, la sua cifra artistica è paragonabile a quella dei più noti esponenti della musica d’autore degli anni Dieci, reduci della crisi economica e sociale del 2008, figli di un retroterra musicale che aveva già espresso il meglio di sé fra gli anni settanta ed ottanta, e che ormai ripiegava nel disimpegno di motivetti facili nel coacervo di un indistinto “underground”, di cui Block ha saputo narrare il disagio, la frustrazione e la paura per un futuro in dissoluzione, alla continua ricerca di un posto ideale sempre più difficile da individuare e raggiungere.

 

Oggi, alla soglia dei quarant’anni, con Retrò traccia un primo bilancio di tutto questo, in dieci brani (uno, L’amore e il veliero, ha due versioni) che sembrano scolpiti per durare nel tempo (tra le novità anche una nuova "casa" editoriale e nella foto qui sopra Giovanni negli uffici de La Canzonetta, editore musicale con cui ha stretto una collaborazione a partire da questo nuovo lavoro). A voler partire dalle parole di un suo brano del 2011, La mentalità, (“quando a quarant'anni/se mi guarderò allo specchio/penserò che poi non è poi così male/oggi se mi guardo nello specchio/ penso che mi è andata male/ e spero che poi passerà”), ora che ai quaranta è quasi approdato, crediamo possa affermarsi che il peggio sia passato, e che dalle tormente della vita si sia dischiuso un uomo ed un artista più consapevole e maturo.

Non un concept in senso stretto Retrò, atteso che i brani sono stati scritti in epoche diverse, ma un disco che ha comunque un portato esistenzialista, individuale e collettivo, in cui i testi, le sonorità, le armonie lavorano insieme al recupero di una matrice comune, un guardarsi indietro, una discesa negli inferi della nostalgia, come un Orfeo che non dispera di trarre a sé per sempre Euridice, malgrado egli continui, contro ogni logica, a voltarsi. In questi nuovi brani emerge spesso la straordinaria capacità di scrittura dell’autore; è difficile trovare una parola fuori posto, tutte hanno un senso e una felice collocazione, così come la scelta delle assonanze è misurata e compone un grande mosaico musicale dove, al di là delle diverse melodie ed orchestrazioni, ogni singolo tassello conferma la meticolosa cura del testo.

Riferimenti poetici all’ermetismo sono presenti in Sposami sul mare, brano che inizia sulle note di Sapore di sale e ripiega in un finale cupo d’impronta quasimodiana (“e questo impiego borghese divora i meriggi/ed è subito sera”), ritrovando nel mezzo i ricordi di quando l’estate era calda e normale, contrapposta alla routine quotidiana che impone ritmi frenetici e nessuna salvezza, salvo che non intervenga l’amata, a dargli il coraggio di vivere e di continuare. Un brano intenso e sofferto, tutt’altro che estivo, che recupera le sonorità e le armonie degli anni Sessanta, uno dei punti di forza dell’album. Richiami impliciti alla poesia ‘Les passents ‘(Le belle passanti) musicata dapprima da Brassens e poi tradotta e cantata in italiano da Fabrizio De André sono disseminati nei brani Il primo tra i fanti e La ballata dei ricordi (con cui ha vinto il ‘Premio Gianmaria Testa 2022’, impreziosita nel disco dalla voce di Petra Magoni). Entrambi fanno perno sulla nostalgia, sul senso di sconfitta per tutte le “belle passanti” che non si è riuscito a trattenere, ma anche sui dolci ricordi delle cose provate e vissute. L’influenza della poetica dell’ermetismo nei lavori più recenti di Block è palese nella ghost track dell’album, I gatti lo sapranno, un collage di due poesie di Cesare Pavese, dalla raccolta postuma ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’. La strofa è tratta da ‘The Cats Will know’ e apre a un ritornello liberatorio (“tra fiori e davanzali/i gatti lo sapranno”), che si lascia cantare in coro. Il brano nasce dall’ incontro con il politologo Mauro Calise, autore della musica, mentre l’arrangiamento dischiude un morbido gioco di percussioni e flauti che impreziosisce il brano, enfatizzando il potere straniante della poesia.

 

Molto intensa è La pioggia nell’orto, canzone che parte da un’ambientazione dannunziana per condurci ad opposte riflessioni sulle brutture del tempo, sulle guerre, sul senso di dispersione e straniamento dell’uomo contemporaneo. Le canzoni di Giovanni Block hanno spesso quell’imprevedibilità di partire in un modo e terminare altrove, spesso al suo opposto. Questa, è una di quelle. Vi odio è il pezzo che ha anticipato l’uscita del disco, ed è forse il più elettronico. Qui, in decisa controtendenza, si canta con disincanto e spassosa ironia il sentimento più in ombra nel panorama della musica leggera, generalmente avvezza alla narrazione romantica, eppure così diffuso nella nostra società. Il brano termina, sorprendentemente, sulle note e sui versi di Lascia ch’io pianga, celebre aria per soprano composta da Friedrick Handel. Due parole merita anche L’amore e il veliero, un bellissimo brano, struggente e romantico, dalla melodia aperta e di impronta cinematografica, composto nel 2012 ed inciso soltanto adesso, in due versioni, una delle quali per sole voce e piano. È sempre presente la nostalgia per l’amore perduto, che si intreccia con le asperità del vivere quotidiano.

Ma più di tante parole, quello che è importante quando ci si avvicina ad artisti di questa caratura è poterli vedere, ascoltare in concerto. Ed in questo senso Giovanni Block non delude di certo. La data zero del ‘Live tour Retrò’ si è tenuta al Teatro Piccolo Bellini di Napoli lo scorso 4 aprile, traboccante per l’occasione di un pubblico entusiasta. Campeggiava sul palco lo ‘scheletro’ di un antico televisore, il medesimo oggetto riportato sulla copertina del disco, reduce dello scoppio del tubo catodico, e simbolico riferimento all’implosione dei modelli comunicativi dei nostri giorni, e alla solitudine dell’individuo, pur connesso ad ogni latitudine. Quasi tre ore di ottima musica full band, con Roberto Trenca alla chitarra, Pasquale Benincasa alla batteria e percussioni, Enzo Lamagna al contrabasso, Salvatore Torregrossa alla fisarmonica e tastiere, Fabio Renzullo alla tromba, Marcello Giannini ospite alla chitarra elettrica.

 

Retrò è un disco necessario, che ha titolo ad entrare nell’ipotetico scrigno del meglio della canzone d’autore. Un disco che, per certi versi, dà speranza. E allora “speriamo”, dunque, che faccia la strada che merita.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: La Canzonetta Record e Giovanni Block
  • Anno: 2023
  • Durata: 37:28
  • Etichetta: Edizioni Musicali La Canzonetta / Self

Elenco delle tracce

01. Sposami sul mare

02. Il Primo tra i fanti

03. Vi odio

04. La ballata dei ricordi

05. 35

06. L’amore e il veliero

07. La pioggia nell’orto

08. Preghiera dell’artista

09. La meritocrazia

10. l’amore e il veliero (reprise)

11. I gatti lo sapranno (ghost track)

Brani migliori

  1. Sposami sul mare
  2. Vi odio
  3. L'amore e il veliero

Musicisti

CREDITI:                                       Testi, musiche e arrangiamenti: Giovanni Block

Registrazione e missaggio:
Carlo Gentiletti @ Elios Recording, C.mare di Stabia (NA)                  
Mastering:
Carlo Gentiletti @ Elios Recording (Castellammare di Stabia - NA) Grafica e artwork: Nicola Galiero Foto booklet: Riccardo Piccirillo Revisione testi:
Roberta Block ed Edith Sacerdoti