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Silvia Conti

Ho un piano B

Sarebbe bello poter ascoltare un nuovo disco di Silvia Conti una volta l’anno. Sarebbe bello perché lei è una cantautrice vera, autentica, di quelle che scrivono canzoni mosse da una reale esigenza di esprimere qualcosa che sgorga dal profondo. Vera e autentica è la sua sensibilità, nitida l’ispirazione, per non parlare della sua voce grumosa così naturale e terrena, priva di qualsiasi artificio e finzione. Silvia è una che la musica la vive, se la porta dentro sempre, nei pensieri, nelle azioni, nel modo di essere e di fare. Le capita di comporre mentre cammina o viaggia in treno, quando è sola e riflette sul senso della vita, sull’umanità, su questo tempo carico di contraddizioni in cui sente forte la mancanza di intelligenza emotiva. Passo dopo passo, momento per momento, le canzoni hanno trovato la giusta via d’uscita per manifestarsi nella più assoluta libertà. Silvia non ha all’attivo molti album: Ho un piano B è il suo secondo. Questo, però, poco importa. Nei due lavori pubblicati finora c’è tutta se stessa e parte della sua storia.

In quest’ultimo, in particolare, c’è la presenza del padre partigiano nella splendida Inverno 1944 (Mačkatica), racconto di un sogno salvifico che lui fece quando era nel campo di prigionia in Serbia durante la Seconda guerra mondiale; c’è il dolore per la scomparsa dell’amico Enrico Greppi “Bandabardò”, a cui il disco è dedicato, nell’intensa Il filo d’argento (Per Enrico). Accanto a riflessioni intime sulle proprie paure (Moltitudini) o su temi attuali come il bullismo (Farfalla) o ancora sulla solidarietà verso l’altro (Settembre), ci sono due brani che pur non essendo venuti fuori dalla sua penna, sono stati assimilati appieno: Lucciola e Van Gogh, composti rispettivamente da Bob Mangione e Gianfilippo Boni, presenze importanti e musicisti fondamentali nella realizzazione del progetto. La zampata rock blues pervade l’intero album, non poteva essere altrimenti considerando l’anima di Silvia su cui sono stati creati (e suonati per davvero) arrangiamenti ad hoc per valorizzarne la pasta vocale e soprattutto l’intenzione delle parole.  

L’ascolto si chiude, ma non completamente (si lasci scorrere), con una vigorosa versione balcanica di Bella ciao, canto partigiano per eccellenza, legato al ricordo del babbo Silvano Tognelli, autore del libro «Gli anni sprecati» (riferiti al ventennio fascista) scritto nel 1989 ma pubblicato solo ora grazie all’impegno di Silvia e Bob. Concomitanza voluta che lega due opere diverse ma unite da un filo indissolubile: la memoria che non deve morire mai. «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre» (Primo Levi).

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Silvia Conti, Bob Mangione, Gianfilippo Boni
  • Anno: 2024
  • Durata: 47:08
  • Etichetta: RadiciMusic Records

Elenco delle tracce

01. Lucciola
02. Moltitudini
03. L’uomo della montagna
04. Farfalla
05. Il filo d’argento (Per Enrico)
06. Van Gogh
07. Settembre
08. Inverno 1944 (Mačkatica)
09. Bella ciao

Brani migliori

  1. Lucciola
  2. Il filo d’argento (Per Enrico)
  3. Inverno 1944 (Mačkatica)

Musicisti

Silvia Conti: voce, cori - Fabrizio Morganti: batteria - Lorenzo Forti: basso - Bob Mangione: chitarra acustica, chitarre elettriche, chitarra 12 corde, basso, armonica, cori - Gianfilippo Boni: programmazioni elettroniche (1), sinth (4), cori (1, 6, 8, 9) - Lele Fontana: rodhes (3, 4, 8), hammond (3, 8), pianoforte (8), melodica (8) - Tiziano Mazzoni: chitarra acustica (4) - Francesco “Fry” Moneti: violino (4) - Francesco “Frank” Cusumano: chitarra acustica (5) - Matteo Urro: chitarre elettriche (7) - Gennaro Scarpato: tamburo a cornice, darbuka, shakers, cembali, triangolo, wasamba (9) - Marilena Catapano: voce (8), cori - Marco Cantini, Mani Naimi, Cristina Banchi: cori