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Mauro Pagani

Nove vite e dieci blues (Un'autobiografia)

Il prologo del libro pare un ossimoro rispetto a quanto, poi, le pagine di ‘Nove vite e dieci blues’, l’autobiografia di Mauro Pagani, raccontano. Perché quelle prime pagine rievocano quanto accaduto una sera di gennaio del 2020, quando la vita del musicista di Chiari avrebbe potuto prendere una strada ben diversa... Quell’evento “scollegò” la memoria di Pagani dal suo passato e tutto andò completamente messo fuori fase causando una grande confusione nei ricordi.
Ma lentamente tutto ritornò come prima. Per chi ha avuto una vita intensa come la sua quanto subìto deve essere stato traumatico, ma poi (e qui, l’ossimoro) le pagine del libro scorrono rapide e lievi raccontando, con dovizia di particolari, una storia “semplice” e nello stesso tempo anche impegnativa; una storia piena di soddisfazioni ma anche colma di situazioni critiche.

 

Una storia vera (e affascinante), ricca di stimoli mnemonici per chi ha vissuto un determinato periodo storico-sociale del nostro Paese e, crediamo, strabordante di curiosità per chi, invece, della storia di Mauro Pagani conosce solo gli aspetti più noti, le attività maggiormente note. Entrambe le tipologie dei lettori troveranno materiale per poter approfondire i vari mondi attraversati dall’autore, gli artisti incontrati, le situazioni affrontate, le intuizioni, le vittorie e le sconfitte. Si rimane colpiti dagli inizi della storia di colui che sarebbe diventato uno dei musicisti più conosciuti ed apprezzati del nostro Paese. Una storia come tante, con odore di dopoguerra, fatta di rigidità famigliari, da una scuola altrettanto rigida e quasi ‘militare’, dalla difficoltà di essere un outsider rispetto al mondo che ruotava intorno. Ma la voglia di essere altro (“il Fuggiasco”) è più forte delle circostanze e il talento musicale che è nascosto tra le pieghe di una personalità portata all’avventura, renderà i passaggi della sua vita incentrati sulla ricerca di una realizzazione nel campo della musica. Sempre in punta di piedi, con umiltà ma con tanta determinazione, vivendo sempre con passione tutte le situazioni incontrate. Dalla politica del periodo sessantottino (ed oltre), alla Milano dei musicisti di Galleria del Corso, unitamente ai primi gruppi musicali dell’aerea di Brescia (ma non solo) e per ogni situazione sorretto sempre da una sorta di incosciente certezza che, alla fine, sarebbe arrivato a cogliere i suoi obbiettivi.

 

Ampie pagine sono ovviamente dedicate all’epopea con la Premiata Forneria Marconi, ai successi artistici del gruppo, così come alle esperienze dei tour inglesi ed americani. Altrettanto ampia, e non poteva essere altrimenti, il sodalizio artistico e la profonda amicizia con Fabrizio De André dove la creazione del capolavoro Crêuza de mä viene raccontata con cura ed allegra semplicità. Così come altrettanto importante è stata la decisione di lasciare la PFM, alla ricerca, rischiosa, di crescere dal punto di vista musicale e personale, accettando la sfida con coraggio, spirito di avventura e consapevolezza nei propri mezzi. Punti fermi che lo portarono a vedere la musica del mondo già nel 1978, con il suo album solista (coadiuvato però da tanti importanti musicisti) chiamato semplicemente Mauro Pagani.

 

Anche i passaggi sulla figura de Demetrio Stratos sono illuminanti, sia per il rispetto e l’affetto verso l’artista di origine greca che per il dolore, intenso, per la sua perdita così prematura avvenuta nel 1979. Non secondarie, inoltre, le importanti collaborazioni dal vivo con Fabrizio De André, con il Festival di Sanremo (anche come conduttore dell’orchestra o membro della Giuria di Qualità), con altri importanti musicisti a partire da Ligabue, con le svariate produzioni discografiche, le innumerevoli colonne sonore, la collaborazione pluriennali per lo sviluppo della parte culturale ed artistica delle città di Firenze e Siena. E vogliamo dimenticarci degli anni in cui è stato Maestro Concertatore per la Notte della Taranta?

Insomma, una vita intensa dove la parola ‘noia’ difficilmente trovava dimora. Ma probabilmente il risultato più importante, non solo dal punto di vista artistico e professionale, è stata la creazione degli studi di registrazione insediati nello stesso luogo in cui, negli anni ’60 e ’70, operava il famoso studio Regson e dove registrarono molti artisti (tra i tanti Adriano Celentano e un giovanissimo Franco Battiato). Studi ormai noti in tutto il mondo (la lista dei musicisti che vi hanno lavorato è innumerevole e anche chi scrive, un giorno, dopo un’intervista proprio all’autore del libro, mi ritrovai di fronte ad un signore di estrema cortesia che mi salutò con grande cordialità. Rispondeva al nome di John McLaughlin…) che utilizzano anche apparecchiature d’epoca (ma straordinariamente efficaci) e che porta il nome di Officine Meccaniche. Se si aggiungesse a questa dicitura il cognome “Pagani” si chiuderebbe un ideale cerchio temporale con la storia della sua famiglia (e di suo padre in particolare, proprietario delle omonime officine in quel di Chiari). Un cerchio storico e famigliare che conduce lo sguardo verso il passato dove, attraverso la passione di un musicista non professionista, è partita l’avventura di uno straordinario professionista che alla musica ha dato tanto e dalla musica altrettanto ha ricevuto.

 

Nove vite e dieci blues’ è un libro intrigante e scorrevole che fila via come un treno, le cui parole più che essere lette sembrano provenire dalla voce stessa del suo autore. Un grande affresco di vita musicale e di vita “normale” perché alla fine tutto è più semplice di come appare. E lo sappiamo tutti, la semplicità - specialmente in musica - è un punto di arrivo.

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In dettaglio

  • Artista: Mauro Pagani
  • Editore: Bompiani Editore
  • Pagine: 222
  • Anno: 2022
  • Prezzo: 17.00 €