ultime notizie

“Whisky Facile”: il disco di Carotone ...

Il 23 novembre ricorrevano i 100 anni dalla nascita di Ferdinando ‘Fred’ Buscaglione, un grande della storia della canzone d’autore italiana, uno tra i primi a schernire e giocare ...

Quartetto manontroppo

L’incontro con il gruppo veronese Quartettomanontroppo avviene in occasione della finale del festival Solevoci a Varese dove hanno portato la loro vocalità abbinata a elementi comici e teatrali. Un’esperienza diversa da quella di molti ensemble vocali più legati alla tecnica. Anche per questo tutti e quattro i componenti del gruppo si alternano di volta in volta alle risposte in una continuità di spunti che abbiamo poi riunito insieme.


Come mai un gruppo vocale si è legato a uno spettacolo con spunti teatrali, c'erano esperienze passate in questo senso? «Siamo partiti prevalentemente con un progetto di teatro musicale. Quello di un quartetto vocale comico legato al teatro , al limite del cabaret. La cantante precedente a Silvia infatti era più un’attrice legata a quel genere. Ora le cose sono un po’ cambiate. Silvia è molto più cantante così come lo siamo noi, così anche la nostra esperienza va più verso la voce. Stilisticamente abbiamo qualche possibilità in più tanto che siamo qui a Solevoci, che è un ambiente diverso rispetto a quelli che frequentiamo. Sinceramente eravamo convinti che non ci prendessero, dato che non abbiamo uno stile analogo agli altri gruppi vocali, quella che abbiamo ascoltato da queste formazioni è musica che difficilmente faremo. Invece già essere entrati in finale ci ha fatto piacere. Siamo più legati a canzoni che abbiano possibilità drammaturgiche come quelle del Quartetto Cetra, non siamo dei virtuosi. Infine la nostra comicità deve avere molto garbo e talvolta non ha bisogno nemmeno delle parole: a volte le cose si comprendono grazie al collegamento tra i brani dato che possiamo partire da una cantata di Bach e arrivare a una canzone popolare».


Ma le canzoni che avete fatto non sono necessariamente comiche, come scegliete il repertorio? «Scegliamo i brani belli e che ci piacciono. Lo spettacolo che portiamo in giro è dedicato all'amore e quindi la scelta delle canzoni è dedicata a quelle con questa tematica e che ci davano la possibilità di giocare un po’. A volte le cose vengono fuori a caso. Succede anche che studiamo canzoni che poi non utilizziamo perché non riusciamo a incastrarle con le altre».

Avete menzionato i Cetra ai quali avete dedicato un omaggio, che significato hanno per voi? «Il contatto con i Cetra e con Virgilio Savona ha avuto origine con la nostra prima formazione. Virgilio ci ha passato alcuni brani con degli appunti scritti a mano personalmente. Poi abbiamo avuto contatti con il figlio Carlo. Hanno piacere che venga riproposto il repertorio senza che venga fatto come i brani originali, ma che abbia uno sviluppo legato al musical o al teatro canzone. E qui torniamo al fatto che è difficile collocarci. Certo, non siamo un pubblico da locali perché la gente ci deve comunque ascoltare. Una volta ci hanno fatto smettere dopo 2 minuti e 15 secondi !».


Siete più da Dvd che da Cd, ma con il disco avete voluto fermare qualcosa? «Abbiamo fatto il Cd per diffondere il nostro spettacolo, infatti lo proponiamo alla fine del concerto in modo che lo spettatore del nostro spettacolo ne possa avere un ricordo. Qui a Solevoci ci hanno valutato non solo per le qualità vocali, ma anche per altri aspetti. Certo, è un Cd autoprodotto, come fanno in tanti, ma ci serviva per avere del materiale promozionale. Il prossimo sarà sicuramente diverso».

Infine come mai l’idea dell’amore per il vostro spettacolo? «E' nata cercando un tema, un canovaccio. Lavoriamo in sintonia con un video in maxischermo, con dei personaggi che interpretiamo noi stessi: una dottoressa, una pornostar, la suora, il divo, e poi c'è un finale con un filmato legato a Via col Vento. A volte invece lo spettacolo vede solo il gruppo a cappella. L’idea era comunque quella di attraversare anche vari momenti musicali, dalle canzoni ai madrigali, dove anche in questo caso sono presenti aspetti teatrali. Un brano come la Formicula, che ha il tema dell'Oselin de la comare, ci dava la possibilità di recitare senza scadere nella volgarità, il cui rischio è sempre dietro l'angolo. Infatti il primo regista che ci seguiva veniva dal cabaret e dovevamo sfrondare tante forzature che aveva proposto. Poi passiamo agli anni '60 (con personaggi come Luigi Tenco, Little Tony, Fred Buscaglione ) e notiamo che il pubblico apprezza molto».


Quartettomanontroppo

Silvia Manfrini

Raffaella Benetti

Luigi Paganotto

Piet Paeshuyse

Discografia

Ma l’amore… che cos’è?, Euphonia, 2008.

Share |

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento