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Nevica

Quanti

Quando si dice che qualcosa è intraducibile, si pensa di solito erroneamente alla difficoltà di tradurre dei testi da una lingua all’altra. In realtà la vera intraducibilità riguarda il collegamento tra due culture, perché come direbbe Wittgenstein “i limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Come si può tradurre per un non italiano il titolo Un piatto solo, la traccia con cui si apre il nuovo album Quanti, dell’artista nominato Nevica (a.k.a. Gianluca Lo Presti)? Solo chi è abituato a mangiare un primo, un secondo eccetera può capire che atmosfera crea un piatto solo, quel senso di metonimia, di mancanza, per povertà, oppure perché non si ha abbastanza tempo, o solo perché non si ha voglia di godere dei piaceri mangerecci.

E così è intraducibile sulla carta il mondo creato da quest’album, che definire strettamente musica mi sembra già quanto meno ardito. È un lavoro che si pone a metà tra la poesia e il canto, tra la performance da pastiche postmoderno e la concentrazione intimista e massiva dei propri sentimenti sulla carta dickinsoniana. Non riesce a uscire fuori l’anima spiattellata sullo schermo delle parole, chiusa in una realtà quantistica da cui la comunicazione è appunto intraducibile, e tradurre sarebbe solo tradire se in mezzo non si pone la tradizione.

E infatti il riutilizzo di repertori televisivi, per lo più dallo Zecchino d’oro, oppure le registrazioni personali in cui il padre dell’artista scomparso ha lasciato la propria testimonianza, diventano il tramite con un mondo interno che non vuole scostarsi dal pensiero dominante leopardiano: la morte sì, ma soprattutto la mancanza si affaccia come uno spauracchio sui versi di Nevica, poesia per forza di cosa frammentata, non nelle prospettive da Clemente Rebora, ma piuttosto da riutilizzo alla Nanni Balestrini, poeta da ready-made che mette le parole sul foglio fino a svuotare di senso un po’ tutto ciò che lo circonda.

E in ciò la cover dei Nine Inch Nails, espressa nel brano forse migliore da un punto di vista musicale ovvero Fragile, chiude perfettamente il percorso artistico di un album che conclude in realtà una trilogia, perché collegato ai due precedenti lavori dell’artista: tutto rimane in piedi fragilmente e basta davvero nulla per farlo svanire nel nulla degli atomi, anzi ancor di più in microscopiche particelle quantistiche.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Gianluca Lo Presti
  • Anno: 2021
  • Durata: 36:37
  • Etichetta: LotoStudio

Elenco delle tracce

01. Un piatto solo

02. Aperture

03. Quanti

04. Buon continuo

05. I Klaus

06. Non so chi sei

07. Fragile

Brani migliori

  1. Fragile

Musicisti

Gianluca Lo Presti: basso, voce , elettronica
Ospiti: 
Jader Nonni: percussioni - Sara Ardizzoni: chitarre - Federico Pelle: mastering