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MiCO

MiCO

In questi giorni di rientro scolastico, in molte zone delle nostre città campeggia la scritta Back to School. Anche nell’album dei MiCO, dal titolo omonimo, c’è una canzone che si chiama così. Non è esattamente un gruppo MiCO, è un ensemble jazz con musicisti straordinari, coordinati da Michele Santoriello, produttore e compositore di tutti i brani, tranne una cover finale, Creepin’, presa da Stevie Wonder, prolifico bacino da cui spesso attinge la musica di ogni genere. Come se non bastassero queste premesse, per la maggior parte delle tracce c’è un ospite d’eccezione, Fabrizio Bosso, noto trombettista della scena jazz internazionale. Ed è curioso che il contributo di questo grande maestro arrivi fino alla traccia 6, proprio Back to School, come se tutto quello che abbiamo ascoltato fino a quel punto sia stato uno studio per crescere, una sorta di romanzo di formazione.

Ma c’è di più. Questo è un tipico album jazz moderno, molto funky fino a sfiorare la fusion anche se non tocca la stravaganze di un Chick Corea, eppure ne è a un passo; ma possiede altre stravaganze, com’è giusto che sia in qualcosa che vorrebbe essere nuovo, e il brano scolastico ne è proprio il fulcro, con l’ingresso della voce in un momento arioso, come se si cercasse di imparare il mestiere finora qui espresso solo attraverso gli strumenti. In altre parole: molti musicisti si cantano in testa le melodie da suonare, le ricercatezze con cui fiorire le basi, cercando di evolversi continuamente e non rimanere fermi a soliti moduli di ripetizione (o almeno questo fanno i musicisti onesti). Qui avviene la stessa cosa, ma la cantata è liberatoria, lineare, da cadenza e vittoriosa, come se fosse il momento della scienza infusa che cade sulla testa dei musicisti, pronti a ricevere il battesimo dell’iniziazione.

 

Dopo questo punto l’album prende un altro aspetto: il pezzo successivo, Open your life, è cantato, anche se con un recitar cantando molto Armstrong, eppure così spiazzante alla traccia numero 7 di un album che finora era stato interamente strumentale eccetto i vocalizzi appena citati di Back to School, che come vedete amplia il proprio senso man mano che ci si riflette. Dopo un pezzo d’amore, c’è appunto la cover di Stevie Wonder: insomma i primi passi timidi, quasi beatlesiani, se mi si permette un paragone troppo fusion stavolta.

Non abbiamo detto però cosa c’è prima: beh, se la seconda parte dell’album è pregna di significato e timidamente sperimentale, la prima è un coacervo di piccoli capolavori, brani da mettere su in qualsiasi contesto e far impallidire chi non spende più le sue energie per suonare. Il riff di Run, la melanconia di Five o’clock, la latinità di Soledad: composizioni intriganti su cui la tromba di Bosso si sbizzarrisce, ma anche gli altri strumentisti non scherzano, tra cui un sassofonista all’altezza del maestro, Massimo Valentini. E chiuderei segnalando quel gioiello in 5/4 che è Don’t Cross the Railway. Nel suo tempo strano, impreziosito e arrangiato in vario modo da batteria e percussioni, sembra di ravvisare il pericolo di avventurarsi sulle rotaie, eppure allo stesso tempo la necessità di viaggiare.

 

Insomma non è un caso che il progetto MiCO stia acquistendo sempre più credibilità tra pubblico e addetti ai lavori, come dimostra anche la vittoria (insieme ai milanesi Epepe Trio) della sezione strumentale nell’ultima edizione del Premio L’Artista che non c’era 2022.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Michele Santoriello
  • Anno: 2021
  • Durata: 41:10
  • Etichetta: Abeat Records

Elenco delle tracce

01. Sunday at home
02. Don’t cross the railway
03. Soledad
04. Five o’clock
05. Run
06. Back to school
07. Open your life
08. The love (of love)
09. Creepin’

Brani migliori

  1. Don’t cross the railway
  2. Run
  3. Back to school