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Sabato 31 marzo Giua e Armando Corsi a Parabiago

Continuano le date per Tre il nuovo album degli artisti genovesi. Prossima tappa "Parabiago d'Autore

Dalla Liguria uno sguardo aperto verso il mondo

Riusciamo a contattare Armando Corsi e Maria Pierantoni Giua solo telefonicamente. Abbiamo concordato un’intervista in vista del loro concerto alla rassegna “Parabiago d’Autore” il 31 marzo, e prima ancora di quello previsto per il 29 a Bolzano, ma loro sono in Puglia per una serie di concerti e presentazioni del loro nuovo – bellissimo – disco, Tre. E, così, li sentiamo separatamente. Monteremo, ci diciamo, l’intervista successivamente. Ma poi ci accorgiamo che le interviste rendono meglio separate, che altrimenti si corre il rischio di cadere in qualche artificio un po’ barocco, per armonizzare il tutto. E allora, come in una puntata delle “Iene” abbiamo deciso di lasciarle separate (partiamo da Giua per galanteria…). Potrà il lettore, se lo vorrà, saltellare da una risposta all’altra come in un gioco di punto e contrappunto… cosa che riesce, d’altronde, sempre benissimo ad Armando e Maria nei concerti.

di Andrea Podestà e Marzio Angiolani

 

Maria, raccontaci un po’ come è nato questo tuo ritorno con Armando

Ritorno forse è una parola un po’ grossa, nel senso che conosco Armando da dodici anni e abbiamo sempre suonato insieme. È vero che ai tempi del mio primo disco lui ha seguito la sua carriera da “solista” mentre io ho collaborato con Beppe Quirici, però da quattro anni a sta parte abbiamo ricominciato a suonare intensamente insieme dal vivo e ci è sembrato normale fermare tutta questa esperienza dei live in un disco. Insomma, il progetto nasce dall’esigenza di fermare, imprimere su un disco le emozioni dei live.

 

In effetti si sente questa grande voglia di divertirvi nel disco…

Sì, divertirsi è la parola giusta, star bene e far star bene gli altri aggiungo io.

 

Il Tre (termine curioso per un lavoro di coppia) evocato quindi nel titolo è proprio il pubblico che vi ascolta.

Esatto, perché è solo nei concerti che hai un rimando diretto, che capisci se ciò che stai suonando sta piacendo oppure no. Un’emozione che nessun disco ti può rendere.

 

A proposito di musica, nel brano Popcorn parli di immediatezza. È una parola che reputo importante, a mio avviso l'immediatezza rischia di trasformarci in rettili mossi solo dall'istinto "stimolo-risposta". È il rischio a tuo avviso che corre oggi la discografia: proporre una musica che muova solo la "pancia"? Una sorta di usa e getta?

Trovo che ci sia proprio una deriva in questo senso, ma in tutto non solo nella musica. Si va verso l’idea del cotto-mangiato-digerito, in cucina come in tutte le forme artistiche. Compresa, appunto, la musica. Tre, in questo senso è un disco totalmente fuori dal mercato, fuori dall’idea di marketing. In Popcorn c’è proprio l’idea che ormai la musica stia diventando un prodottino che in cinque secondi deve aver detto tutto e non ti lascia dentro niente

 

E poi il 'popcorn' nell’immaginario collettivo è quel cibo che si mangia facendo altro, come vedere un film…

Già… si può mangiare distrattamente…

 

In Tre, invece, troviamo davvero un’altra idea di musica popolare, nel senso che in questo vostro nuovo album doppio, il secondo cd – composto esclusivamente di cover - è una sorta di viaggio immaginario (dall’Argentina a Cuba, da Napoli al Burundi) verso altre esperienze musicali…

Sono canzoni che fanno parte della nostra vita da sempre, anche se magari per motivi diversi. Le cover nascono proprio dalla voglia di far capire da dove siamo partiti. Per quanto mi riguarda aver voluto fare un disco come interprete è stato un rendere omaggio a quelle canzoni degli altri che mi hanno spinto a fare questo mestiere e a scrivere a mia volta dei pezzi. È imprescindibile una ricerca fuori da se stessi per dire qualcosa. Sono contraria all’idea che noi siamo dei tubetti di dentifricio da spremere e abbiamo sempre qualcosa da far uscire; alle volte è bene andare a prendere le cose da fuori per rielaborarle e farle proprie.

 

Chi ti sente per la prima volta, in effetti, può rimanere sorpreso dalla tua grande qualità di interprete. Cosa che invece sa benissimo chi ti segue da tempo. Ci sembra che questa qualità sia ancor più cresciuta negli anni grazie alle tue esperienze live e teatrali (tra tutte penso allo spettacolo La musica infinita di Gian Piero Alloisio dedicato agli inediti di Umberto Bindi)

Tutte le esperienze teatrali mi sono servite molto, perché mi sono sentita più libera. Inoltre più conosci, più hai consapevolezza di una tecnica; questo rende più facile essere dentro a quello che fai. In Tre poi davvero ho interpretato brani che amo moltissimo, per cui non sono stata tanto a pensare a come fare o a come non fare un pezzo. Per me è stato proprio un calarmi dentro. 

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Armando, come nasce questo doppio album?

Nasce prima di tutto dalla strada che io e Maria abbiamo fatto assieme. Ci conosciamo da almeno dieci anni: Maria è stata mia allieva e già giovanissima ha iniziato ad aprire dei miei concerti. Poi abbiamo iniziato a fare dei live assieme. Negli ultimi due anni abbiamo cominciato a pensare a questo disco: abbiamo esperienze diverse alle spalle e sicuramente due età anagrafiche differenti. Ma ci unisce lo stesso pulsare, lo stesso gusto musicale. 

 

In effetti deve essere per te anche una soddisfazione vedere una tua allieva che è tanto cresciuta e che ha fatto tanta strada.

Sì, certamente. Alla fine è il motivo che ti spinge a insegnare. Però, ecco, quando si suona poi i ruoli si dimenticano, perdono importanza. Nella musica certe distanze si annullano, l’età anagrafica non conta molto. E poi chi mi conosce bene lo sa: sul palco, con la chitarra tra le mani io mi scrollo di dosso tutti gli anni che ho, sono ancora un ragazzino che si stupisce dei suoni che escono da una chitarra….

 

In Tre colpisce la varietà dei riferimenti musicali: il Sudamerica, il dialetto, la canzone d’autore. In fondo sono questi i tuoi mondi?

Sì, possiamo dire così. Però per me la musica va vissuta senza pregiudizi e senza steccati: va vissuta a trecentosessanta gradi, da levante a ponente. Nel disco, ad esempio, abbiamo scelto di ricreare anche suoni anni Ottanta. Se pensi ad un brano come Popcorn te ne accorgi subito: ho usato una DX7 che è una tastiera che si usava trent’anni fa. È stata una scelta voluta, ragionata, coraggiosa se vuoi. Volevamo trovare una via, un suono originale, che non fosse banale né standardizzato. Sentivo i pezzi a quel modo quando abbiamo arrangiato e registrato e devo dire che continuo a sentirli così.

 

Popcorn è una canzone di ironica denuncia nei confronti dell’immagine della cantante pop giovane e bella. Proprio il modo in cui hanno presentato Maria Pierantoni Giua (in arte solo Giua) quando è andata a Sanremo.

L’hanno travestita così. Ma non era lei, non era lei!. La Maria che io ho sempre conosciuto è questa. Io ho sempre creduto in lei come persona e come artista, ma l’ho sempre sentita in questo modo, in questo mondo, nella mia testa. In questo disco Maria dimostra davvero quello che vale: è in grado di passare attraverso generi e suoni diversi, ha dimostrato di poter cantare tutto.

 

L’album contiene anche grandi ospiti.

Sì, grandi musicisti. Vedi, però, la cosa importante è che li abbiamo chiamati non per il loro nome, ma per quello che potevano dare, per arricchire il progetto. Pensa a Mario Arcari in Veinte años: chi mai avrebbe arrangiato un tango argentino solo per i fiati? E poi il grande Morelenbaum, Riccardo Tesi, Fausto Mesolella (qui a fianco nella foto), il suono che ha dato la presenza di Marco Fadda, e tanto altro...

 

In questo album non ti risparmi. Suoni anche il pianoforte e, per la seconda volta dopo averlo fatto in Alma, canti anche e sempre un brano in dialetto.

Sì, canto in una ninna nanna che avevo musicato qualche tempo fa. Mi piace. Abbiamo chiamato la nonna di Maria per registrare il recitato. Avevamo bisogno di creare, di richiamare anche il suono della Liguria. È vero che il disco esplora molti mondi diversi, ma come avevo fatto nel mio primo disco, Itinerari, abbiamo viaggiato attraverso le canzoni, abbiamo viaggiato molto assieme io e Giua, ma alla fine senti la necessità di tornare a casa. La ninna nanna in genovese, per me, è tornare a casa. Per ripartire….

 

 

I prossimi appuntamenti di Giua + Armando Corsi:

29 marzo: Bolzano (Teatro Cristallo)

31 marzo: Parabiago (Biblioteca Comunale) – ingresso libero

12 aprile: Sarzana – Sp (Teatro degli Impavidi)

 

 

www.giuaecorsi.it

www.giua.it

www.armandocorsi.net

 


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