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L'Orage

Alberto Visconti racconta la grande avventura...

Il successo a Musicultura 2012 ha rappresentato una chiave di svolta nella carriera dei L’Orage. L’ensemble valdostano, guidato dal vocalist e autore Alberto Visconti (qui a fianco nella foto) e dagli strepitosi polistrumentisti Rémy e Vincent Boniface ha saputo attirare, in quell’occasione, l’attenzione di Francesco De Gregori, ospite della serata finale nella stupenda cornice dello Sferisterio di Macerata. Con grande sorpresa De Gregori ha accettato di far arrangiare una selezione di suoi pezzi ai L’Orage, con l’obiettivo di proporli dal vivo durante un concerto. Il frutto di questa collaborazione è sbocciato, concretizzato, sabato 2 febbraio al Palais di Saint Vincent dove oltre 1500 spettatori sono stati testimoni di uno spettacolo davvero strepitoso. I L’Orage hanno iniziato il concerto da soli, proponendo otto brani del loro repertorio e, sull’inizio di I muscoli del capitano, ecco De Gregori raggiungere i suoi “compagni per una sera”, accolto da un sincero e caloroso applauso. La scaletta si è dimostrata azzeccata e le canzoni del Principe sono state scelte senza cadere nello scontato (la già citata I muscoli del capitano e poi L'agnello di Dio, Quattro cani, Il panorama di Betlemme, Un guanto, Belle Epoque, L'aggettivo mitico, Alice, I matti, Renoir, Arlecchino fino a Il bandito e il campione). Gli arrangiamenti si sono rivelati personali ed impeccabili, proposti senza presunzione ma con l’inconfondibile marchio di fabbrica dei L’Orage. Con la loro freschezza e fantasia, hanno saputo affrontare canzoni di per se già perfette, rispettandone lo spirito ma dandogli nuova forza. Un De Gregori entusiasta, disponibile e coinvolto emotivamente ha arricchito e assecondato, con il suo inconfondibile aplomb, i suoi musicisti, passati per una sera dal ruolo di fan a quello di collaboratori a tutti gli effetti, concedendogli (anzi, concedendosi) anche l’onore di interpretare La teoria del veggente, una canzone del loro repertorio (qui tutti insieme in una foto di Monica Ruscanu). Un concerto da riproporre, da rivedere e per noi de L’Isola che non c’era anche il momento giusto per coinvolgere Alberto Visconti in una lunga chiacchierata. Un’ampia intervista che ci aiuta a conoscere meglio una delle nuove realtà musicalmente più talentuose degli ultimi anni e dopo avervi raccontato del loro album targato 2012 (leggi recensione La bella estate) ed è anche l’occasione per chiedere qualche dettaglio in più del nuovo disco in uscita a maggio. Ad oggi sappiamo solo che si tratta di un lavoro che riunirà alcuni brani dei due album pubblicati (sarà così una ghiotta opportunità per chi non era riuscito a comprare Come una festa, il loro primo album ormai quasi introvabile…) più cinque inediti.  

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Alberto vuoi tracciare le tappe salienti della vostra carriera come L’Orage?

L'Orage è un gruppo che si situa in bilico tra rock, canzone d'autore e musica trad. È nato nel 2008, dopo qualche anno di assestamento in cui io e Rémy Boniface abbiamo reclutato gli altri componenti, primo fra tutti il fratello di Rémy, Vincent. Si sono poi aggiunti il percussionista scozzese Ricky Murray, il bassista Stefano Trieste, il chitarrista Memo Crestani e il batterista Florian Bua. Ognuno di loro proveniva da ricchi percorsi musicali e rappresentavano, musicalmente e umanamente, il meglio che potessimo ambire a trovare nella scena Valdostana (e non solo).

Il gruppo ha cominciato subito a lavorare ricevendo riscontri positivi soprattutto in Valle d'Aosta e a Torino, grazie anche al successo ottenuto dal primo album Come una Festa (2009) e del videoclip che lo accompagnava. Anche le apparizioni come ospiti nello show di Federico Sirianni, Guido Catalano e Matteo Negrin, ‘Il Grande Fresco’, molto conosciuto a Torino, ci hanno aiutato nei primi tempi. Il disco ha venduto moltissimo durante i concerti che sono man mano diventati molto richiesti e abbiamo spesso soppiantato le orchestre di liscio durante le feste a palchetto della nostra regione. La dichiarazione (“Sono grandi!”) di Carmen Consoli al ‘Corriere del Mezzogiorno’, le critiche unanimemente positive della stampa al nostro lavoro, un buon lavoro con i social network, ci hanno aiutato a farci conoscere a livello nazionale, così come la collaborazione con il regista torinese Marco Ponti e le apparizioni a Roma all'Auditorium Parco della Musica o al The Place.

 

Per non parlare delle conferme che sono arrivate negli ultimi dodici mesi….

Già… ti riferisci soprattutto al fatto che siamo stati vincitori assoluti di Musicutura 2012, aggiudicandoci anche la Targa della Critica e quella per la Migliore Musica (qui sul palco la sera della finale). Questo ha acceso ulteriormente i riflettori sul nostro lavoro e ha fatto sì che l'uscita del nostro secondo album La Bella Estate sia stata seguita con attenzione. Tra le cose importanti ci metterei anche la collaborazione con un'agenzia di booking autorevole come International Music di Modena e, infine, la collaborazione con Francesco De Gregori coronata con l'esibizione il 2 febbraio 2013 a Saint-Vincent che ricordavi prima. Tutte testimonianze che hanno sancito il “peso” del progetto L'Orage, che ora si sta preparando ad uscire con un nuovo disco. Pur godendo da sempre di un fortissimo sostegno da parte dei nostri fan, questa volta il cd sarà distribuito da Sony Music.

 

La leadership, che condividi con i due fratelli Boniface, non mette assolutamente in secondo piano nessuno dei vostri validissimi compagni d’avventura. Un affiatamento così efficace è raro, avete impiegato molto tempo ad “assestare” la formazione? Puoi riassumerci brevemente le principali esperienze passate di ognuno di voi?

Ti ringrazio della domanda perché spesso non si ha il tempo/spazio per poter parlare del “gruppo”, che giustamente non è un’entità astratta, ma sono tutte persone con una propria identità musicale. Ci piace pensare di essere innanzitutto un gruppo di amici. Tutti noi facciamo i salti mortali per avere più tempo possibile da dedicare al progetto “L'Orage”. Questo accade perché ci troviamo bene in compagnia gli uni degli altri e perché abbiamo tutti l'impressione, anzi aggiungerei la certezza, di contribuire creativamente al sound del gruppo. Se è vero che io scrivo le canzoni e che l'intervento di Vincent Boniface (che è autore di molti brani) è quasi sempre fondamentale, è anche vero che tutto il lavoro creativo e di arrangiamento viene svolto collettivamente in sala prove. Ognuno rifinisce le sue parti e contribuisce attivamente alla stesura degli arrangiamenti definitivi dei brani. Riserviamo molto spazio, in prova, anche alle jam session e all'apprendimento dei brani più disparati, dal punk all'ethno spaziando per il pop e il trash o il metal. Insomma, ci divertiamo parecchio a suonare insieme, ma poi, quando si tratta dei nostri brani, siamo discretamente maniacali e perfezionisti. Difficile che ci accontentiamo di una prima versione.

Quanto alle esperienze precedenti dei componenti del gruppo... vediamo un po'... incomincio da Vincent per cui ci vorrebbe un articolo apposta…. Al pari del fratello, Rémy, è nato in una famiglia di musicisti, i Trouveur Valdotén che in Valle d'Aosta incarnano la ricerca stessa nel campo della musica etnica e tradizionale avendo all'attivo numerosi dischi e centinaia di concerti anche molto prestigiosi. Vincent e Rémy hanno quindi incominciato a suonare – e a suonare in pubblico – quando erano bambini. Vincent ha poi lasciato fiorire il suo talento e la sua esperienza in numerosi progetti musicali tra i quali mi piace ricordare gli eclettici Abnoba (super formazione di cui condivide la leadership con Simone Bottasso, che si situa tra il trad e il jazz sperimentale) e il gruppo francese Toc Toc Toc, più… qualche altra decina di progetti.

Le attività extra-Orage di Rémy si articolano invece maggiormente sul binario ‘Bal-Folk’ genere nel quale i suoi Chemin de Fer sono tra i più apprezzati esponenti in Italia e in Europa. Entrambi i fratelli Boniface svolgono attività didattica e continuano, naturalmente, a suonare con il gruppo di famiglia, i già citati Trouveur Valdotén.

Memo Crestani, il chitarrista de L'Orage è, parallelamente al suo essere un grande musicista, uno dei più apprezzati “artisti della Valle d'Aosta. È uno scultore eccezionale e le sue opere in legno vengono puntualmente premiate con i più alti riconoscimenti durante l'annuale “Fiera di Sant'Orso” che si svolge ad Aosta.

Ricky Murray, percussionista scozzese, che per amore si trova a vivere in Valle d'Aosta, mantiene vive le collaborazioni, a costo di massacranti trasferte in aeroplano, con gruppi in Irlanda e Scozia. Tra questi cito volentieri gli scozzesi Beggars Row, popolarissimi in nord Europa, il progetto sperimentale irlandese Global Trad Underground e infine l'ultimo progetto nel quale è coinvolto, l'irlandese Shanakua.

Stefano Trieste, il bassista, collabora con numerose formazioni valdostane nel genere hard-rock, tra queste la principale è quella che lo vede al fianco di Diego ‘Il Tusco’ Tuscano insieme al quale militava negli apprezzati Sannidei.

Florian Bua, batterista, proviene dalla formazione hard-rock Re di Maggio. Oltre a L'Orage, insieme a Stefano Trieste, milita nei Prull, gruppo tributo ai ‘Trapeze’ il gruppo pre-Deep Purple di Glenn Huges.

Infine, provo a raccontare un po' di me. Ai tempi in cui ho formato L'Orage mi ero da poco laureato in lettere moderne e frequentavo la “Scuola Holden” di Torino, una scuola di narrazione presieduta da Alessandro Baricco. Lo sottolineo solo per dire che oltre alla canzone d'autore sono stato interessato anche da altre forme narrative come il romanzo, la sceneggiatura, il fumetto.

Ho firmato insieme a Marco Ponti il libretto di ‘Una Piccola Storia di Fantasmi’, quintetto d'archi con voce recitante con musiche del compositore Stefano Maccagno. Ho scritto e scrivo racconti di narrativa (appena ho un attimo di tempo metto insieme una raccolta per la pubblicazione).

Poi continuo la mia attività di folk-singer esibendomi come solista in serate che talvolta dedico al repertorio dei mie autori preferiti come Leonard Cohen (qui nella foto), De Gregori, Dylan... ecc. Questa attività da solista mi aiuta anche a sviluppare brani e temi musicali che a un certo punto vanno a confluire nel progetto L'Orage che rimane al centro dei miei interessi.

 

Come e quanto è cambiato il tuo approccio compositivo, dai tuoi inizi come cantautore, ad oggi che componi con e per i L’Orage ? Come nascono le vostre canzoni?

La mia attività di autore nasce come quella di un classico “cantautore”. Ho quindi incominciato a scrivere brani che funzionassero chitarra e voce, concentrandomi sull'aspetto testuale e folk-chitarristico della faccenda. I primi brani de L'Orage sono quelli che erano sopravvissuti agli anni di esibizioni da solo, nei locali di Aosta e di Torino.

Il fatto di ‘diventare’ un collettivo mi ha poi portato a scegliere i brani che reputavo più consoni da suonare in gruppo, per determinate caratteristiche ritmiche, armoniche, strutturali e, perché no, forse anche perché li reputavo più divertenti da suonare insieme. Ho avuto la grande fortuna di vedere gli sforzi premiati dall'entusiasmo dei miei compagni. Ognuno di loro, pur provenendo come abbiamo visto dalle più disparate esperienze musicali, ha mostrato di trovare stimoli nel lavorare sui miei brani.

Il mio impegno successivo, da quando cioè scrivo espressamente per L'Orage, consiste nel mantenere viva e vivace questa energia iniziale. Cerco quindi di inventarmi brani che contengano spazio per creare musica che a me, durante la stesura della prima bozza, non sarebbe mai venuta in mente. Da questo punto di vista la collaborazione con Vincent è particolarmente stimolante: è un musicista esigente e, avendo poca confidenza con il genere “canzone d'autore, è assolutamente privo dei “cliché” del genere. In particolare, dal punto di vista armonico trovo che sappia sempre arricchire come pochi le mie idee originali.

Se dal punto di vista dei testi le mie principali preoccupazioni riguardano l'originalità, la credibilità e l'aderenza (l'aderenza di cui parlava Montale per intenderci), dal punto di vista musicale mi concentro sull'aspetto ritmico e strutturale dei brani, ben conscio che il passaggio in sala prove li arricchirà parecchio dal punto di vista armonico. Un discorso a parte andrebbe fatto per le tematiche che spesso si rincorrono nelle nostre canzoni e che sono, generalmente, il territorio dei fratelli Boniface. Ad ogni modo tutti i brani de L'Orage sono firmati da me e da entrambi i fratelli.

 

Più in generale quali sono le vostre principali fonti di ispirazione?

Sono variegate quanto le nostre storie e si confondono in una maniera talmente labirintica che spesso, ascoltando i nostri lavori finiti, risulta impossibile risalire alle fonti. Si spazia dai grandi della canzone d'autore come Leonard Cohen o Silvio Rodriguez alla storia della musica Trad europea con gruppi come i Malicorne o i Djal passando attraverso il rock delle origini, gli Stooges, i Velvet Underground, i Queen (meravigliosi arrangiatori dei loro brani), la musica cosiddetta “celtica” dei Dubliners (qui nella foto a fianco)... Abbiamo poi un'attenzione particolare per la musica balcanica, da Goran Bregovic ai Balcan Beat Box... Altri nomi che mi vengono in mente, random, pensando a me stesso e ai miei amici sono I Beatles, i Blowzabella, i Noir Désir, Brassens (da una canzone del quale prendiamo il nome), i Soundgarden, i Début sur le zync, la scena elettronica... Però questo è davvero uno dei tanti percorsi che ti potrebbe capitare di seguire passeggiando attraverso i nostri ascolti.

La verità è che ascoltiamo tutti tanta musica e quella che suoniamo insieme è un grande mix di ciò che amiamo singolarmente, ma un’altra verità è… che L'Orage non suona la musica che suonerebbero singolarmente i suoi componenti... Lasciaci essere un po’ autoreferenziali, ma sono sincero quando dico che L'Orage suona la musica de L'Orage! Credo che a crearla abbiano contribuito non poco le notti passate insieme per esempio ai Murazzi di Torino, o i lunghi viaggi in macchina o ancora le jam session e le “suonate” ai festival di musica trad o per le strade d’Europa.

 

Quanto credi sia importante per il vostro approccio alla musica e ai testi il fatto di vivere in una terra dalle forti tradizioni, legate anche alla cultura francofona?

Viviamo il nostro essere valdostani ed inscritti in una realtà ricca di tradizioni in maniera serena e spigliata. Voglio dire che non siamo integralisti del “tradizionale”, in musica come nella vita. Allo stesso modo credo che siamo stati tutti immuni da quel genere di rifiuto assoluto della propria terra d'origine che affligge molti adolescenti di provincia in Italia. Amiamo la Valle e la sua musica, rimanendo però aperti e interessati a tutto ciò che proviene dall'esterno e dalla modernità. Naturalmente Vincent e Rémy hanno un rapporto particolare ed intenso con la musica tradizionale, ma questo non significa che non s'interessino dei dischi dei Beatles o della musica DubStep...

 

Torniamo un attimo a Musicultura 2012: un successo plebiscitario, cosa ha rappresentato per voi? Cosa pensate della partecipazione a simili concorsi?

Musicultura è stato il primo e unico concorso a cui abbiamo partecipato (eccezion fatta per L'artista che non c'era…) e probabilmente sarà l'ultimo. Abbiamo superato tutte le selezioni e, alla fine, abbiamo vinto praticamente tutto quello che si poteva vincere. Siamo un gruppo di otto giovani uomini (contando il nostro prezioso Cristian Crepaldi, road manager che ama definirsi “Il Pastore de L'Orage”). Una specie di squadra di calcio. Potete immaginare con che spirito e con che divertimento abbiamo affrontato l'avventura di Macerata.

Oltretutto a Musicultura abbiamo trovato un ambiente splendido. L'organizzazione del festival è perfetta, le persone sono competenti, professionali e simpatiche. Nelle Marche, probabilmente grazie al festival stesso, il pubblico è veramente appassionato e attento alla canzone d'autore e alla musica di qualità. Un piccolo miracolo nell'Italia delle televisioni generaliste. Per quello che mi riguarda la più preziosa oasi di tutta la penisola. Durante il festival si è creata un'atmosfera fantastica anche tra i concorrenti, con jam session che, dopo le serate allo Sferisterio, proseguivano fino all'alba..

 

Come è nata la collaborazione con De Gregori?

La collaborazione con Francesco nasce dalla conoscenza reciproca avvenuta proprio dietro alle quinte di Musicultura 2012. Gli ho dato il nostro primo album e abbiamo fatto amicizia. Quando ci siamo rincontrati gli ho proposto di fare lo spettacolo con noi. Ha accettato subito.

Credo sia stato stimolato dall'idea di stravolgere i suoi brani mettendoceli tra le mani almeno quanto noi lo eravamo all'idea di lavorare con brani così belli e insieme a un artista del suo calibro. La collaborazione è stata facile e divertente e siamo stati tutti veramente soddisfatti del risultato. Francesco è davvero eccezionale e ha stupito tutti noi per la costanza della qualità delle sue performance: in prova come sul palco il suo cantato è sempre impeccabile. Un professionista incredibile, un artista dalla mentalità eccezionalmente aperta (chi altri avrebbe accettato un simile esperimento?) e infine una persona squisita.

 

Come avete scelto i brani di De Gregori da arrangiare? Vi ha dato carta bianca o è stata una scelta ponderata insieme?

Ci ha lasciato carta bianca nella scelta della scaletta. Fortunatamente, una volta avvenuto lo “show-down”, ha mostrato di gradire le nostre scelte. Lo stesso vale per quanto riguarda gli arrangiamenti. Le poche modifiche che ci ha chiesto di apportare ai brani (insieme al grande Guido Guglielminetti) erano assolutamente opportune e funzionali alla riuscita dello spettacolo.

 

Chi come il sottoscritto ha avuto la fortuna di essere seduto in prima fila, non ha potuto non notare le palesi espressioni di compiacimento e soddisfazione di De Gregori...

Siamo contenti che De Gregori apparisse contento e credo che si possa dire lo stesso anche per il pubblico (qui una foto del sold out di quella sera...). Di sicuro lo eravamo noi. Per il concerto del 2 febbraio avevamo provato in maniera maniacale...

Avevamo provato talmente tanto che avremmo potuto suonare quegli arrangiamenti anche appesi a testa in giù, o in coma farmacologico. Questo è stato un bene perché ci ha permesso di godere a pieno della grande emozione che derivava dal trovarsi nel mezzo di un concerto simile senza “ansia de prestazione”. Sapevamo quello che stavamo facendo, eravamo pronti, veramente pronti. In questo modo l'emozione, “l’attimo” ce lo siamo davvero goduto.

Aggiungo anche che ha aiutato, e non poco, il clima di piacere e non di ansia che si era venuto a creare, fin dalle prove, con lo stesso De Gregori. Devo dire che mi agito più adesso, quando ci ripenso, rispetto a quello che non abbia provato quella sera. Perché cavolo!, abbiamo suonato un intero concerto insieme a uno dei più grandi…E, come se non bastasse, De Gregori ha cantato una nostra canzone!

 

Due Cd da indipendenti e oltre 6.000 copie vendute senza alcuna distribuzione ufficiale, sono numeri non indifferenti per la discografia attuale. Che difficoltà avete incontrato a gestirvi totalmente da soli?

Abbiamo curato molto questo aspetto e in genere cerchiamo di essere precisi sui conti, reinvestendo la maggior parte di quello che guadagniamo. L'indipendenza totale è insidiosa (sotto tanti punti di vista…) e se non ti amministri bene sei fregato. Sale d'incisione, materiali audio, videoclip, manifesti, stampa dei dischi sono tutte cose costose che noi fronteggiamo con la vendita di dischi e con i concerti.

Fortunatamente andiamo d'accordo perché, coi tempi che corrono, spesso non è semplice. Però siamo sempre stati determinati e abbiamo sempre anteposto le ragioni artistiche a quelle economiche. Voglio dire che ci è capitato, a noi come a mille altri gruppi, di suonare per budget molto risicati... In casi del genere abbiamo preferito utilizzare il budget che c'era per migliorare l'aspetto tecnico (pagando un nostro fonico di fiducia, per esempio) piuttosto che offrire uno spettacolo scadente per metterci in tasca qualcosa di più. Questo non sempre è semplice perché buona parte di noi vive di musica, e non credo ci sia bisogno che io aggiunga altro...

 

Il vostro genere, per gli amanti delle catalogazioni, potrebbe essere definito folk/rock ma nelle vostre canzoni sono marcati anche i riferimenti alla musica d’autore e alla musica tradizionale. È una scelta ponderata o frutto del vostro differente background ?

Credo di avere risposto a questa domanda poco sopra in quella sulle influenze. Aggiungo solo che, per quanto mi riguarda, il genere “canzone d'autore” è frutto di un equivoco. Forse i Beatles non sono “canzone d'autore”? La verità è che con questa definizione si intende generalmente un certo modo di fare dischi... l'importanza ai testi... le chitarre acustiche... Un certo tipo di estetica...

Ma poi se vai a vedere ti accorgi che i cantautori più grandi sono quelli – penso a De André, a De Gregori, a Cohen, A Dylan, a Brel, a Bob Marley, a Rino Gaetano, a Serge Gainsbourg (qui nella foto), ecc –che si sono affrancati da quel cliché per tornare (o per cominciare) ad essere musicisti a tutto tondo! È il percorso che, in piccolo, penso di aver compiuto con L'Orage.

La verità è che ciò che conta sono i dischi... sono loro a restare quando noi ce ne andiamo in pensione o apriamo finalmente un negozio di generi alimentari. Un bravo cantautore che registra in maniera trascurata delle buone canzoni è per me biasimevole quanto un ricco produttore che spreca risorse e ottimi musicisti per registrare delle canzoni mediocri.

 

Quali sono i vostri progetti futuri ? Pensate che il discorso con De Gregori possa avere un seguito?

Per quanto riguarda eventuali collaborazioni future con Francesco De Gregori mi pare prematuro parlarne. Voglio dire... noi non mettiamo limiti alla divina provvidenza, però non dimentichiamo che ci ha già fatto un regalo enorme. E poi voglio sottolineare che è in tournée con la sua fortissima band per presentare l’album Sulla Strada, uno dei più interessanti degli ultimi anni e i concerti di Francesco sono sempre tiratissimi e speciali.

Del resto anche L'Orage è in piena attività e in queste settimane siamo in studio d'incisione. Stiamo chiudendo alcune canzoni che verranno inserite in una raccolta del meglio dei nostri primi due album (più – per l'appunto – qualche inedito) che come dicevo verrà distribuita da Sony Music nel circuito nazionale a partire da metà/fine maggio. A questa nostra prima “vera” uscita discografica seguiranno una serie di appuntamenti live negli store della Feltrinelli e, speriamo, qualche buona data durante l'estate. Insomma, nessuno di noi sembra avere intenzione di restare fermo.

 

Non temete che legarvi ad una major possa farvi perdere di spontaneità ?

In realtà è un pericolo che non vediamo. L'Orage rimane assolutamente indipendente per tutto quello che riguarda le decisioni artistiche e musicali. In Sony Music troviamo un importante partner per quello che riguarda gli affari discografici, in particolare per l'aspetto distributivo. L'impressione che ci hanno fatto (a differenza di alcuni della concorrenza...) è assolutamente ottima: abbiamo interlocutori colti e attenti e speriamo davvero che questa collaborazione ci aiuti a raggiungere il famoso e sempre invocato “grande pubblico”... Se i vostri lettori volessero aiutarci in questa impresa potrebbero cercarci tra gli scaffali a partire da maggio...

 

Per le foto dei L’Orage si ringraziano: Monica Ruscanu, Giuseppe Porisini, Moreno Vignolini


 

 

 

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