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Monopoli

Porto Rubino

 

Forse non abbiamo mai osservato il cielo come in questa estate.
Le primissime notti di luglio eravamo tutti col naso all’insù e lo sguardo spalancato per questa luna enorme, luminosissima, così ad un passo da noi che sembrava toccarla. Giornali, scienziati e romanticoni non a caso parlano di Superluna e degli appuntamenti estivi in cui vicinissima ci viene a trovare.

La sera del 5 luglio il porto vecchio di Monopoli, in Puglia, è perfetto per accogliere nella sua culla questa sfera brillante che quasi galleggia sull’acqua, a fianco del caicco che ospiterà la terza tappa di uno dei festival più interessanti degli ultimi anni.
Stiamo parlando di ‘Porto Rubino’, il progetto musicale itinerante ideato e condotto da Renzo Rubino che da cinque edizioni celebra la musica e il mare. È un festival innovativo, lontano dagli schemi e dalle logistiche di un concerto, e questo lo dimostra già prima dell’inizio del set.

 

Dimenticate i grandi schermi, i merchandising fuori contesto, i token; dimenticate persino quella frequente venerazione del cantante che si prende il palco tutto per sé. Nulla di tutto questo. Osserviamo infatti l’artista al tramonto prima dello spettacolo che passeggia sul molo tra la gente, dispensa sorrisi e saluti, e da perfetto anfitrione accoglie gli altri artisti che lo accompagneranno sul palco galleggiante riferendo simpaticamente un “vado a vedere se gli ospiti stanno bene”. Questo è lo spirito del progetto, o forse sta solo raccontando la vita di mare che (r)esiste ancora oggi intatta.
Diciamo le cose come stanno: se ricostruissimo cronologicamente ogni sequenza musicale della serata, ne verrebbe fuori un racconto forse poco fedele all’identità del progetto.

Innanzitutto perché ‘Porto Rubino’ è un viaggio di una decina di giorni raccontato da diverse voci e altrettanto diverse angolature: c’è l’inviata di bordo Chiara Galiazzo che incontra gli ospiti e descrive costantemente il backstage sui canali social; fondamentale anche la collaborazione delle organizzazioni ‘Sea Shepherd’ e ‘Woldrise’, che informano e suggeriscono buone norme per una tutela dell’ecosistema marino; e in più, in questa quinta edizione, Porto Rubino aderisce anche al progetto ‘Ecorider’ per sensibilizzare l’industria musicale ad un minor impatto ambientale durante gli eventi.

Ogni tappa di Porto Rubino offre visibilità ad un artista locale, e stasera a Monopoli si è esibito il duo Bouvier, originali e che meritano di essere seguiti da un pubblico ancora più ampio. Così Renzo Rubino sale sul caicco e avvia ufficialmente la serata suonando la sigla del festival, ovviamente in terzine come i valzer più sensuali, come le ninne nanne più dolci, in modo da unirci in quella oscillazione e mescolarci al palco e agli artisti.

Ad aprire le danze un raffinato Giovanni Caccamo che incanta la scena coi suoi brani più apprezzati (Eterno, Adesso e qui scritta per Malika Ayane) regalando sul finale un omaggio al suo riferimento artistico (nonché conterraneo) Franco Battiato con l’interpretazione de La cura. Sulla barca anche il cantautore torinese Alberto Bianco, tra i più determinanti della recente produzione musicale italiana (Levante, Perturbazione, Dente, Le luci della centrale elettrica), che ha portato qui in Puglia le storie scritte al fiume dei Murazzi di Torino. Grande ovazione per la presenza di Niccolò Fabi, autentico fisioterapista dell’anima: la sua poetica è condivisa perché universale, e si traduce nei linguaggi di ognuno di noi. Qui, nel porto di Monopoli, scopriamo che la sensibilità in fondo agisce come il sale marino poiché brilla al sole, brucia sulla carne viva, e conserva ciò di cui ci prendiamo cura. Ultimo ospite il tarantino Diodato, amico di lunga data di Rubino, che ci ha offerto l’incanto della sua voce nei suoi brani più iconici (naturalmente anche Fai rumore, vincitore del Sanremo 2020, ma anche Che vita meravigliosa).

 

Lo scenario apotropaico, il senso di pace che si respirava, la Superluna, tutto questo ha generato una connessione tra le due parti, con la serata che ci ha preso per mano e i ruoli che pian piano si sono invertiti: si aveva quasi l’impressione che i musicisti fossero sulla terra ferma e noi invece a lasciarci cullare e dondolare dalle onde. Il cielo un salotto e noi, giù al porto, lo spettacolo da vedere.
Che forza, la musica. E che musica, questa forza.
Porto Rubino è l’appuntamento d’estate di cui abbiamo bisogno, una manciata di giorni in cui tutto si riconduce al ritmo e al suono del mare. È il progetto che come un’onda cresce, trascina, lascia e poi asciuga fino a ritrovarci di nuovo ogni anno, da cinque edizioni ormai, sulle banchine dei porti pugliesi. Un racconto da cui è nato anche un docufilm presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma (2020) e trasmesso in seguito su Rai2 e Sky Arte.
Ci sono tutti gli elementi e le condizioni affinché il format evolva ancora e insista maggiormente come progetto di divulgazione sul rapporto uomo-mare, vite e transiti. Abbiamo apprezzato particolarmente la comunicazione impeccabile, il product placement ben fatto, il merchandising ideato con intelligenza e senza esuberanza, tutti elementi imprescindibili al giorno d’oggi per una programmazione sostenibile e a lungo termine.

Come redazione, noi de L’Isola che non c’era siamo particolarmente felici della crescita artistica di Renzo Rubino, partito come cantautore da Martina Franca e affermatosi al CPM di Milano, vincitore del festival di Musicultura (2011) e in gara tre volte al Festival di Sanremo (2013, 2014, 2018). E allo stesso modo siamo felici della stima che l’artista nutre della nostra realtà editoriale, partecipando da diversi anni alla Giuria di Qualità del nostro concorso L’Artista che non c’era.

Il caicco di Porto Rubino riprende la via, guidato dal vento maestro.
Il cielo è ancora un salotto. È sempre stato lì, eppure forse non l’abbiamo mai osservato come in questa estate.

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In dettaglio

  • Data: 2023-07-05
  • Luogo: Monopoli
  • Artista: Porto Rubino

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