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Roma – Rock in Roma

Afterhours

Era il 1997 quando uscì Hai paura del buio, e di anni Novanta quel disco trasudava; di Milano, di rabbia e ironia contro la borghesia finto rivoluzionaria del «sabato in barca, lunedì al Leoncavallo», di pianura, disagio, fumo e periferie. Un disco dove il grunge si mischiava al punk, al pop melodico e nulla stonava; dove disillusione, rabbia, ironia e sensualità erano i solchi di uno stesso percorso. A marzo 2014 gli Afterhours ne danno alla luce una versione rimasterizzata, accompagnata da un cd che vede i brani riproposti da vari artisti, da Finardi ai Subsonica, da Pelù a Marta sui Tubi.
E poi, partono in tour: un tutto esaurito in ogni live in giro per l’Italia, tanto da organizzare una prosecuzione estiva.

Ed eccoci a Roma, il 28 luglio, al Postepay Rock in Roma, nell’arena sabbiosa di Capannelle, con polvere che fa tossire e fango, ricordo dei temporali dei giorni precedenti.
La rassegna romana sta volgendo al termine e gli Afterhours, con le loro due ore e mezza di rock, non sfigurano affatto in cartellone. Salgono sul palco vestiti di tutto punto: giacca, pantaloni e camicia per tutti (tranne Agnelli, con immancabile pelle nera) e nella prima parte del live portano a casa il “compito” riproponendo tutti i brani di Hai paura del buio. Apre 1.9.9.6., poi il grunge travolgente di Male di Miele, e in ordine Rapace, Elymania, Pelle e la forsennata e liberatoria Dea. Qualche minuto di intensità per Voglio una pelle splendida per poi buttarsi in Terrorswing e nella violenta Lasciami leccare l’adrenalina.

Il pubblico risponde ad ogni attacco con applausi e urla mentre recupera nel cassetto della memoria i ricordi della propria adolescenza passata a consumare quel disco. È come una cerimonia, dove la gente, i fedeli, di quà dal palco in estasi tra emozioni contrastanti, e loro lì a dirigere questa specie di funzione, a dettare tempi e colori della liturgia. E lo fanno come poche altre rock band italiane sanno fare, per la maestria di Giorgio Prette seduto alla batteria, per Ciccarelli e Iriondo, angeli custodi di Agnelli, per l’innato senso dello spettacolo che sprigionano Dell’Era e D’Erasmo quando si ritrovano sul palco insieme. In mezzo a tutto questo c’è il maestro di cerimonia, che balla, lotta con la chitarra, gioca col microfono, si spoglia e urla, si siede al piano e incanta: intenso e ribelle come se avesse vent’anni.

Chiusa la liturgia escono, si cambiano e, di nero vestiti, propongono al pubblico brani di I milanesi ammazzano il sabato e Padania  per la seconda parte del concerto. E dall’estasi del disco precedente un po’ l’intensità ne risente ma la bravura, l’impianto luci, e la chitarra di Iriondo sanno ovviare perfettamente ad un songwriting di un livello, forse, più basso.

C’è un’altra pausa (e un altro cambio d’abiti) che porta al finale perfetto: Strategie, Ballata per la mia piccola iena, Non è per sempre e Quello che non c’è, cantate parola per parola, comprese pause e respiri, dai fedeli di quà dal palco. Perché quando una band ti entra dentro, e ti ricordi la paghetta che usavi per comprare i loro dischi, e il primo concerto con le ore di attesa ai cancelli, e gli amori e le cose incasinate dell’adolescenza, tutto sulle loro canzoni, poi ti può capitare di ritrovarti a trent’anni ad emozionarti ancora per loro, e con loro.

Il resto è una Bye bye Bombay urlata prima di saluti, ringraziamenti, applausi, e la polvere che fa tossire e il fango, ricordo dei temporali precedenti, che resta sulle scarpe.

(foto di Roberto Panucci)

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2014-07-28
  • Luogo: Roma – Rock in Roma
  • Artista: Afterhours

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