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Franco Battiato, l’uomo che ci catturò con il suono

 

È stata una splendida e sobria serata quella che ieri sera, al teatro della Triennale, ha ricordato il “cittadino milanese” Franco Battiato, il musicista giunto dalla sua solare Sicilia per conquistare ed innamorarsi di Milano. Quella Milano che lo accolse piena di nebbia…

Fortemente voluta da Stefano Senardi e Francesco Messina, questa serata ricordo nel primo anno dalla scomparsa dell’artista siciliano, ha trovato l’ottima sponda da parte del Presidente della Triennale, Stefano Boeri e dell’Assessore alla Cultura del Comune Tommaso Sacchi. In un teatro gremito in ogni ordine di posti, molti si sono ritrovati dopo molto tempo ed hanno apprezzato gli interventi previsti sul palco. Se tutti coloro che sono stati presenti nella vita artistica o di amicizia con Battiato avessero potuto raccontare degli incontri con lui probabilmente ci sarebbe stata una kermesse infinita, ma le oltre due ore di incontro hanno saputo rappresentare la figura dell’artista in alcune delle sue sfumature umane, professionali, artistiche, spirituali.

 

Dopo la proiezione di un bel video con la voce di Battiato a fare da conduttore, (e un ricordo di Roberto Masotti, grande fotografo e grande uomo, sua la foto qui sopra) è salito sul palco Roberto Cacciapaglia, che conobbe Battiato negli anni sperimentali (al tempo di “Fetus” per intenderci) e, lui, giovane allievo del Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’, poté imbastire con lui una importante attività di ricerca nel campo della musica elettronica e lo seguì, poi, come musicista nei tour di presentazione di “Fetus” e di “Pollution”. Ovviamente Cacciapaglia non poteva esimersi dal suonare il pianoforte e la sua interpretazione di Oceano di silenzio è stata magistrale, con il tocco del pianoforte a sfiorare il cuore e l’immaginazione di tutti i presenti. Suono morbido, essenziale, potente, esoterico.   

Il Maestro Antonio Ballista non ha suonato (ma ha ricordato che terrà un concerto a Milano dove presenterà anche brani del Battiato sperimentale) ma ha ricordato molti aneddoti. Dal suo invito a Battiato affinchè conoscesse il Maestro Roberto Dionisi per studiare pianoforte e composizione e il Maestro Giusto Pio per imparare a suonare il violino. Con quest’ultimo, come sappiamo, intraprenderà un proficuo sodalizio artistico. E nel suo eloquio di ricordi, il Maestro Ballista ha voluto ricordare non solo la figura artistica di Battiato ma anche l’allegria e la goliardia di un Battiato che non ti immagini capace, ad esempio, di millantare una precisa conoscenza di luoghi di Baghdad mai visti e conosciuti. Il tutto con uno stile comunque unico, fatto di sapienza e voglia di vivere.

L’arrivo sul palco di Juri Camisasca, ieratico e carismatico come sempre, accompagnato dal pianoforte del Maestro Carlo Guaitoli, ha portato all’ascolto de Le sacre sinfonie del tempo. Il tutto in un rigoroso silenzio. Camisasca, come Cacciapaglia, è parte dell’inizio della carriera di Battiato e, come il predecessore, è rimasto in contatto e fraterna amicizia con l’artista siciliano per cinquant’anni. Anche quando entrò in un convento benedetino, dove rimase per circa dodici anni, mai si sciolse questo legame di amicizia che ha portato in seguito Camisasca a vivere, come eremita, all’interno dell’area della villa di Milo, il buen ritiro siciliano di Battiato. Molti gli aneddoti narrati ma su tutti vanno ricordati sia la spiritualità, che l’attaccamento alla musica classica così come l’imperturbabilità di Battiato di fronte al successo. “Avevo paura che il successo de “La voce del padrone” lo cambiasse - ha ricordato Camisasca - e quando mi venne a trovare in convento vidi che era sempre lo stesso. E mi rassicurai”.

Riccardo Bertoncelli, uno dei anticipatori della critica musicale della musica rock, inventore di riviste, fanzine e operatore culturale in diverse case editrici, ha ricordato che rimase colpito da Battiato nonostante lui fosse un convinto esterofilo dal punto di vista musicale. Lui che riteneva che il Italia non ci fosse molto da ricordare e sostenere dal punto di vista dell’arte musicale e canora, si accorse che il musicista siciliano, trapiantato a Milano, era diverso dagli altri, aveva un qualcosa che altri non possedevano. L’arrivo poi di Morgan sul palco ha portato inevitabile elettricità e, prima di suonare e cantare, ha letto dal suo cellulare un ipotetico, brillante ed ironico colloquio con Battiato, seguito dall’interpretazione, accompagnato al pianoforte da Carlo Guaitoli, de Il Re del Mondo e Il mito dell’amore, armeggiando con tastiere ed effetti elettronici contaminando, con il suono primordiale di Battiato, brani del suo periodo ‘classico’.

L’arrivo di Pino “Pinaxa” Pischetola ha portato i presenti nel tempo più recente di Battiato, ricordando la sua cura in sala di incisione (per esempio nel rimixaggio delle canzoni che fecero poi parte di “Anthology”) e nella sua partecipazione, accreditato come coautore, nell’album e nel tour di “Joe Patty’s experimental group”. Pischetola ha voluto ricordare soprattutto la genialità artistica di Battiato e nel suo essere stato davvero un artista che ha precorso i tempi.

 

Carlo Guaitoli, che nel corso della serata non ha mai preso la parola, ha suonato una splendida versione di Pasqua etiope, brano struggente che ha portato gli ascoltatori verso la porta di ingresso del mondo di Alice che, con la sua incomparabile classe, ha cantato, in versione da brivido Lode all’inviolato e La cura. Un pianoforte, una voce, un autore, una classe immensa: il mix perfetto per suoni e parole destinati all’immortalità. Chiamata poi a esprimere un’opinione su Battiato (intervistata, come avvenuto con gli altri ospiti, da Francesco Messina) ha voluto ricordare la voce di Battiato, una voce allenata a voler raggiungere direttamente l’anima dell’ascoltatore di ogni ascoltatore.

Che dire d’altro? Che si potrebbero riempire pagine e pagine di ricordi e di memorie da parte dei suoi amici più cari, dei suoi collaboratori, di tanti giornalisti, di tanti suoi estimatori. È stata una serata intensa, profonda e ricca di umanità, di arte, dove tutti coloro che si sono succeduti sul palco hanno raccontato un breve “segnale di vita” di Battiato e, in particolare, Camisasca ha voluto ricordare quanto l’amico fosse distaccato dalle cose del mondo.

Franco Battiato, in fondo, è un “essere speciale” che ha avuto (ed avrà) cura di noi…perché il vero lascito artistico è ormai parte della cultura popolare ed è incluso in milioni di cuori. 

di Rosario Pantaleo

           

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