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Note d’Autore: l’omaggio a ...

di Andrea Direnzo Tanti suoi brani sono hit planetarie, molti altri fanno parte della memoria collettiva musicale del nostro Paese. L’elenco sarebbe davvero lungo e finirebbe per togliere spazio ...

Vi parlo dell'America

Ho risentito recentemente questo disco e la prima impressione è che questa raccolta di canzoni provenga da un altro pianeta, da una altra dimensione. Prima di tutto per la struttura musicale, basata unicamente sulla mandola romana, più calda e cupa della chitarra a sei corde, in cui la melodia passa dalle atmosfere medievali allo stornello, canto tipico del centro Italia.

E poi il testo lunghissimo, un fiume di parole ma non senza senso come spesso siamo abituati, un testo lungo mezz’ora, quindici minuti per facciata. Al canto e alla mandola la bravissima Giovanna Marini, un nome troppo spesso dimenticato quando noi italici ci riempiamo la bocca con Dylan, Woody Guthrie, Billy Bragg e altri cantautori del mondo americano o anglosassone.

A metà anni ’60 la Marini raccontava le sue emozioni dopo un lungo periodo americano vissuto da cittadina yankee assieme ai due figli e al marito, fisico nucleare al MIT Massachusetts Institute of Technology, forse il più importante centro di ricerca internazionale, porto d’arrivo di molti cervelli transfughi da ogni parte del mondo. “Vive” e racconta il Paese, ma mentre altri si sarebbero lasciati attrarre dallo stereotipo americano – gli hobo, i treni, le strade, l’effetto on the road, le periferie, i bidoni della spazzatura, la guerra nel Vietnam, le marce, la protesta ed altro ancora – la signora, forte di una preparazione politica oltre che musicale, punta la sua chitarra sugli uomini, sul proletariato (parola ormai cancellata, fuori moda, per i nostri quotidiani come i vestiti op in bianco&nero, come i pantaloni a zampa d’elefante sempre di quel periodo), sugli emarginati, sui diversi che non riescono ad entrare nel grande turbine americano e sono gettati tragicamente ai margini. Per raccontare questo isolamento, la Marini – apro una breve parentesi biografica per definirla una delle più importanti ricercatrici di musica popolare italiane; diplomata al Conservatorio di Santa Cecilia in chitarra classica, specializzatasi poi con Andrés Segovia all’Accademia Chigiana di Siena – fa un chiaro riferimento al suo bagaglio di musica popolare italiana ed è su queste melodie che tesse questo lungo album, da ascoltare con attenzione. Non è cambiata molto l’America e la Marini ama sottolinearne le analogie e le diversità con realtà italiana.

 

Nel 1966 molto doveva ancora succedere, gli anni formidabili erano alle porte ma niente lasciava presagire la Strage di Piazza Fontana, gli attentati, le bombe, le Brigate Rosse, il piombo e l’edonismo reaganiano. Risentire questo disco vuol dire sfogliare un vecchio quotidiano, rileggere una pagina di storia che abbiamo dimenticato. Disco non facile per l’orecchio attuale, forse incomprensibile per un teenager di oggi: più facile sparare ottantasette parole al minuto alla maniera dei rapper che raccontare concetti pesanti come questo disco insegna. Nel disco molte le citazioni a Woody Guthrie, alla guerra in Vietnam (Our President Johnson maybe you don’t know è cantata in italiano, nonostante il titolo, sull’area di un canto tradizionale del Nord Italia che già Gaber, negli anni Sessanta, utilizzo per Madonnina dei Dolori) con un particolare occhio di riguardo alla vita dei nostri connazionali costretti ad emigrare oltre oceano per un tozzo di pane: tutte storie dimenticate dalla nostra opulenta società che non si è ancora resa conto che il futuro è multirazziale. Giovanna Marini from Rome, ancora un dato anagrafico, ha oggi ottantacinque anni ed ancora racconta le sue storie e il suo modo di fare musica, distante da qualsiasi operazione commerciale.

Fra i suoi dischi, oltre al succitato Vi parlo dell’America, sono oggi rintracciabili in compact disc Ci ragiono e canto del 1965 (uno dei più importanti album folk italiani scritto in collaborazione con Giovanna Daffini, il Duo di Piadena, I Pastori di Orgosolo e il poeta Peppino Marotto) e I treni per Reggio Calabria del 1974. Molti suoi album sono stati pubblicati dalla label Le Chant du Monde e, curiosità, nel 1982 partecipò al Titanic di De Gregori prima di registrare con il cantautore romano un album intero, Il Fischio del Vapore nel 2002 Non l’avete mai sentita nominare? Non l’avete mai vista in televisione? Non stupitevi, la Marini rientra tra quel novero di artisti che saranno noti nel nostro Paese solo quando sarà irrimediabilmente troppo tardi. Orsù datevi da fare: se vi interessano i cantastorie e se per voi le parole delle canzoni hanno ancora un peso, mettetevi sulle tracce di questa artista. Da conoscere.

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