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Uscite...fuori tema

Per una piccola ma agguerrita rassegna che quest’anno ha dovuto segnare il passo, ecco proporcisi tutta una serie di emissioni discografiche che da quella rassegna traggono spunto più o meno diretto.


Giusto una puntata fa si disquisiva di un festival, in quel di Bolzano (e dintorni), svoltosi regolarmente malgrado i vari mutamenti di rotta occorsi negli anni. Oggi parliamo di un altro festival, ben più minuto ma ormai con un suo posticino in seno alla programmazione estiva, che quest’anno è saltato. Ci riferiamo al tortonese Jazz fuori tema. Come possiamo parlarne, se non c’è stato? Semplice: attraverso una serie di uscite discografiche ad esso più o meno direttamente collegate. La più clamorosa – se così possiamo dire – è quella che documenta la performance che appunto a Tortona si tenne nel 2007, segnando il debutto assoluto del duo composto dal grande pianista newyorchese Borah Bergman e dal violinista genovese Stefano Pastor. La performance, a suo tempo trasmessa da RadioTre, trova oggi posto in un cd edito, appunto a New York, dalla Mutable. Il titolo è proprio Live at Tortona, e della serata ci tramanda una sintesi, a dire il vero forse fin troppo “asciutta”, visto che un concerto di un’ottantina di minuti vi risulta quasi dimezzato, finendo per penalizzare un po’ Pastor. Quanto vi compare, sia quel che sia, frutto della meticolosità di Bergman, è di notevole livello. Il concerto arrivava dopo tre giorni di prove, svoltesi appunto a Tortona (vedi foto sopra), e la musica che il cd ci restituisce ne evidenzia l’ampio spettro climatico, tra intersezioni nervose e ripiegamenti verso un lirismo quasi incantato. Da non perdere.

Quella stessa edizione di “Jazz fuori tema” (la quarta) ospitava anche un progetto del bassista, compositore e artista visivo Andrea Rossi Andrea, il quale, dopo averne inserito un estratto nel suo precedente cd “Baudrillard est mort”, riprende oggi in mano la cosa mediante una traccia video che comparirà nel dvd che sta per produrre e che, visionato in anteprima, sarà oggetto di una successiva analisi. Stefano Pastor, conosciuto appunto a Tortona e con cui si è poi instaurato un rapporto di collaborazione, ne è una sorta di coprotagonista, comparendo in metà circa degli episodi presenti nel dvd.

Sempre Pastor, passando al secondo aspetto della nostra odierna carrellata, ha edito nei mesi scorsi ben due cd. Il primo, Chants (Slam), lo coglie in completa solitudine, tra vari strumenti a corda e voce. Quella voce, un po’ stentorea, che percorre per esempio un’inattesa Chi mi ha insegnato di Tenco. Celeberrime icone jazzistiche quali Naima, I’ll Remember April, Caravan, The Song Is You compongono la spina dorsale di un album senz’altro singolare, cui fa da ideale pendant Forgiving July (Amirani), live proveniente da “Novara Jazz 2008”, in trio col sax soprano di Gianni Mimmo e il trombone di Angelo Contini. La particolare tessitura timbrica del lavoro sembra costituirne il principale tratto distintivo, fra un violino (Pastor, ovviamente) dal suono satinato, sabbioso, che qua e là sembra quasi virare verso il sax soprano (proprio per sua indole), un soprano canonico (Mimmo) di limpidissima matrice lacyana e un trombone rotondo, grave, pastoso. Improvvisazione totale quanto abilmente guidata.

Sempre a “Jazz fuori tema” 2007, la serata centrale aveva visto l’esibizione di un inedito quartetto con Daniele D’Agaro, Massimo De Mattia, Mauro Ottolini e Denis Biason. I quali compaiono ora in due cd a nome del flautista e del trombonista. Massimo De Mattia firma per cominciare un nuovo album in solo, Stratos (Setola di Maiale), in cui però le varie parti della suite omonima, appunto solitarie, sono integrate dal brano Kalistos, in cui si aggiunge la chitarra di Biason. Onestamente le cose migliori accadono tuttavia nei monologhi flautistici, con De Mattia che dà un’ennesima dimostrazione del suo assoluto magistero, sia strumentale (misurandosi anche col flauto basso) che proprio nel gestire gli spazi, si direbbe soprattutto timbrici. Mauro Ottolini (foto sotto), per parte sua, confeziona in Sousaphonix (Cam) un nuovo, opulento capitolo della sua recente saga personale, mettendo insieme un tentetto in cui, al clarinetto e al sax tenore, figura anche il citato D’Agaro. Un disco rigoglioso, appunto, godibile, senz’altro accattivante.


Ci sono inoltre alcuni musicisti (rari, in verità) che hanno preso parte a più edizioni di “Jazz fuori tema”. Uno è il percussionista Massimo Barbiero (2005 e 2008), in tempi recenti discograficamente molto attivo. L’ottimo Marmaduke (Splasch) lo vede per esempio accanto al grande violinista rumeno Alexander Balanescu, al chitarrista Maurizio Brunod, suo collaboratore da sempre, e al pianista friulano Claudio Cojaniz. Anche qui prevale (non a senso unico, peraltro) la libera improvvisazione, con risultati veramente notevoli. Fra momenti più aerei, cameristici, a tratti venati da un lirismo purissimo (tipo Cristiana, fra le più belle pagine a firma di Barbiero), e altri più nervosi, increspati, tutto procede con la nitida percezione di un fermento creativo che sembra non abbandonare mai i quattro. Un lavoro esemplare, fra i migliori usciti quest’anno.

Sempre nel 2008, “Jazz fuori tema” ha ospitato, in seno a un singolarissimo quartetto, il celebre organettista Riccardo Tesi, il quale è ospite (col compagno di sempre, il sassofonista Claudio Carboni), dell’album L’Osteria del Fojonco (Egea) firmato dai Violini di Santa Vittoria, ensemble d’archi che si muove lungo i tracciati della musica popolare, tra valzer, tanghi e mazurche, per lo più a firma di Arnaldo Bagnoli (1893/965) e Davide Bizzarri, membro dell’ensemble. Non manca peraltro il Preludio della Traviata verdiana, e pure Tesi e Carboni firmano un brano a testa. Musica da ballo di gran classe, insomma, lasciando per una volta da parte anche il semplice profumo di jazz. Che naturalmente, fin dal 2010, contiamo di riassaporare al “fuori tema” tortonese.

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