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Aficionados...

Ci sono musicisti presenti con particolare frequenza in questa rubrica. Diversi di loro (friulani in testa) battono un altro colpo. Li passiamo in rassegna.

 

Ci sono musicisti indiscutibilmente più presenti in questa rubrica, quasi degli habitués, degli aficionados, perché fanno più dischi, ce li mandano, avanzano proposte più interessanti... Oggi ci occupiamo appunto di alcuni di loro, che puntualmente, proprio a suffragio di quanto appena detto, si ripropongono una volta di più sul pur asfittico (come diffusione reale, non certo come mole di uscite) mercato discografico.

Partiamo da due album solitari. Il primo, Mantis (autoprodotto), si deve al percussionista eporediese Massimo Barbiero ed è il quinto della serie in pochi anni (pur entro una carriera trentennale). Curiosamente, dopo essersi concentrato nel precedente "Simone de Beauvoir" sulla sola marimba, qui Barbiero snocciola una mole di strumenti mai così ampia. Ottenendo, forse, la quadratura del cerchio (ammesso che esista, e che non l'avesse perseguita già in precedenza). C'è un po' tutto il suo universo: ritmo e cantabilità, morbidezza e cura del dettaglio, enciclopedicità timbrica e docilità melodica, a tratti quasi fiabesca. Un disco che non afferma ma suggerisce, sapiente, calibrato nel dosare e mescolare gli ingredienti posti a decantare assieme.

Il secondo album solitario è Further Considerations (Tarzan), vinile a tiratura limitatissima del sopranista pavese Gianni Mimmo (foto in alto). Vi si ritrova ancora una volta l'impagabile purezza che fu di Steve Lacy, maestro assoluto del soprano solo, fra souplesse, ardite escursioni attorno al suono e segmenti più fitti. Magistrale.

Ma Mimmo non si ferma qui. Pur senza ascendere alle stesse vette, gioca a rimpiattino con la chitarra del compianto Garrison Fewell in Flawless Dust (Long Song), fra dialogo a due e rumorismi sparsi (anche giocosi, come amava Fewell, fra percussioncine e ninnoli vari), in ciò facendo un po' il paio - pur, in questo caso, su toni più gravi - con un altro duo tra i cui dirimpettai c'è di nuovo un chitarrista (Andrea Massaria) e accanto un altro habitué di queste pagine, il trombonista Giancarlo Schiaffini. L'album, Corindilindoli (Setola di Maiale), ha anche inserti vocali di Tiziana Ghiglioni e Silvia Schiavoni e rimanda a una temperie espressiva, tra nuovo jazz e ricerche di marca più schiettamente contemporanea, di cui Schiaffini è alfiere da sempre, in un dialogare ora quieto e ora accidentato, fra bofonchiamenti di trombone e stratificazioni chitarristiche.

Non contento di un solo e un duetto, Gianni Mimmo torna peraltro nel trio Granularities (con Martin Mayes, corno, e Lawrence Casserley, elettronica e percussioni) in Scenes from a Trialogue (Amirani), le cui temperature si precisano via via neanche troppo distanti da quelle di "Corindindoli", mancando la succitata ludicità di Fewell, mentre l'elettronica fa il resto nel permeare il totale di un tono scuro, brumoso, con un volume non di rado prossimo allo zero e dinamiche poco mosse che rendono l'ascolto qua e là faticosetto. Un disco a corrente alternata.

Salendo al quartetto, eccoci a un'altra colonna di questa rubrica, il flautista friulano Massimo De Mattia, che con i conterranei Claudio Cojaniz, piano, Franco Feruglio, contrabbasso, e Alessandro Mansutti, batteria, ha da poco pubblicato Il Grande Drago (Setola di Maiale), che appoggia soluzioni più ardite (trattasi pur sempre di tutte free improvisations) su una spina dorsale solida e collaudata come il quartetto fiato più trio ritmico. Punto di forza del cd, in effetti, è anzitutto la varietà delle soluzioni prodotte.

Gianluigi Trovesi, per parte sua (foto qui sopra), ha prestato il suo clarinetto contralto a due incisioni estere. La prima è Birdwatching (ECM) della pianista israeliana Anat Fort, lavoro elegante quanto un po' di maniera (copiosi i jarrettismi) in cui il bergamasco s'inserisce in metà o poco più dei dodici brani totali sul trio della pianista, istigando deviazioni anche interessanti. Decisamente più vivace, a tratti persino festoso, è Rememberig Masada (HGBS) della clarinettista tedesca Annette Maye, che a Trovesi ha dedicato a suo tempo la tesi di laurea e l'ha poi voluto in questo bel lavoro del suo quartetto (con tromba, basso e batteria) dedicato (a intermittenza: metà dei brani sono originali) al repertorio creato da John Zorn appunto per Masada (a sua volta un quartetto, col sax alto del leader al posto dei due clarinetti qui presenti). Non c'è da annoiarsi.

Tutto suo è invece l'ultimo album pubblicato da Emanuele Parrini, in quartetto, vale a dire The Blessed Prince (Long Song), lavoro come sempre, nel caso del violinista fiorentino, di notevole spessore, elegante e corposo insieme, concettuale e d'impatto. Insomma: la quadratura del cerchio. Tre dei sette brani complessivi si devono a Giovanni Maier, bassista della congrega, i cui altri membri, cioè Parrini, Dimitri Grechi Espinoza, sax alto, e Andrea Melani, batteria, figurano anche nell'ottetto di Espinoza protagonista di Live in Sant'Anna Arresi 2013 (Rudi Records), album non privo di spunti felici ma troppo asservito all'onnipresenza verbale (nonché spesso verbosa) di Amiri Baraka, scomparso quattro soli mesi dopo il concerto qui documentato, a inizio 2014.

Un altro cd appena uscito in cui figura un musicista venuto nel frattempo a mancare (aggiungendoci il già citato Garrison Fewell) è Waves (Caligola) del chitarrista Riccardo Chiarion. Stiamo parlando del grande pianista inglese John Taylor, fiore all'occhiello del disco, di felice fruizione, al cui centro sta ancora una voce, però stavolta cantata, Diana Torto, e nel totale un sestetto con alla batteria quel Luca Colussi (foto sotto) che, fra quartetti di Malaguti e XY, bazzica pure lui non di rado questa rubrica. Lo ritroviamo anche in Lemniscata (Caligola) del pianista Riccardo Morpurgo, album un po' a corrente alternata, fra cascami post-bop ed episodi, invece, in cui si apprezza una vena compositiva e organizzativa non scontata. Organico identico al precedente ad eccezione della voce.

Andrà sottolineato, per chiudere, quanto nutrita sia ancora una volta la colonia friulana lungo la dozzina di dischi trattati, dall'intero quartetto del "Grande Drago" a Massaria, Maier, Chiarion, Colussi, Morpurgo, Turchet... Che siano loro i veri aficionados del titolo?       

Foto di Uli Templin (Gianni Mimmo) e di Alberto Bazzurro (le altre).

 


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