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Davide Dudu Morandi

Vecchio come la luna

Il 1969 è l’anno in cui il primo uomo ha messo piede sulla superficie lunare, ma è anche l’anno di nascita di Davide ‘Dudu’ Morandi, vocalist dei Modena City Ramblers e dei Dudu Folk Experience. Possiamo dire che il cantante abbia la stessa età del primo contatto con il nostro satellite, dunque Vecchio come la luna è il significativo titolo del suo primo album da solista, concepito due anni fa e realizzato grazie al crowdfunding tramite la piattaforma Produzioni dal basso.

Racconta in proposito Dudu: “L'idea di realizzare un progetto musicale, un disco tutto mio, mi girava per la testa già da qualche tempo. Durante il primo lockdown, quando il tempo da impiegare era davvero tanto, ho riordinato il cassetto delle canzoni abbozzate negli ultimi anni, scritte e lasciate lì, in attesa che trovassero il loro posto, brani molto personali, ai quali si sono aggiunti pezzi scritti appositamente per dare forma a questo disco”. I dieci brani che compongono il lavoro sono stati prodotti, arrangiati e registrati insieme all'amico e ‘compagno di musica’ Luca Serio Bertolini.Le tematiche affrontate nei testi sono per lo più di carattere personale, dai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza agli affetti del presente (la moglie e il figlio) ma non mancano narrazioni dal taglio quasi cinematografico (Tre briganti saraceni), mentre a livello musicale sono presenti sonorità differenti, dal folk al rock e al pop.

 

Si parte con Sono il numero uno, dichiarazione di intenti, brano accattivante in cui Dudu tratteggia il proprio ritratto con consapevolezza e un po’ di autoironia: “sono il numero uno e ci credo davvero/sempre stato anche se non lo ero”. Davide fa poi un salto a ritroso nel tempo per approdare alla sua Estate dell’ottantasei, in cui descrive il delinearsi di nuovi orizzonti di vita: con l’avanzare della teen-age, le ragazze si facevano “sempre più interessanti” e il periodo più bello dell’anno trascorreva tra il campeggio, le battaglie a pallone, i viaggi in autostop, il primo amore e le “promesse portate dal vento”, destinate però ad essere dimenticate. Il tutto al suono di incalzanti ritmi in levare, ripensando ad una stagione memorabile in cui Diego Maradona diventò un eroe portando l’Argentina a vincere i Mondiali di calcio.

Si ritorna poi al presente con gli Appunti in Vitriola, scritti in una località situata sull’appennino modenese, delicato racconto rivolto al figlio Riccardo in cui si ragiona sugli errori commessi, le cadute ed i successi: “Ricorda che ciò che siamo nasce sempre dalla memoria/ che il destino, anche se è scritto, si può cambiare/ con il sorriso dentro agli occhi senza paura di sbagliare”. Qui l’introduzione percussiva con un riverbero che arriva da lontano, un riff di chitarra sulle note basse che si ripete per tutta la strofa ed il gioco del delay nella risposta alla voce creano un soffice tappeto sonoro; trascinante, poi, la carica strumentale che enfatizza la voce nell’inciso del brano. La title track ha un carattere più riflessivo: nelle notti insonni trascorse a pensare, oscurate da “ombre di rimpianto/lunghe come queste ore”, il protagonista medita sulla propria esistenza, per poi rialzarsi all’alba, quando l’aria mattutina scaccia la nebbia dalla sua mente. La stessa atmosfera si respira nel brano seguente, Nella cassa, un duetto con Luca Serio Bertolini (qui sotto nella foto insieme) in cui emergono dubbi e interrogativi come l’indecisione di scegliere tra volare o affogare, tra l’elevarsi verso il paradiso o scoprire se il posto giusto è l’inferno. Gli accordi aperti, l’assolo dosato al punto giusto e l’intreccio ritmico delle chitarre elettriche danno un groove coerente al testo.

 

Segue Tre briganti saraceni, storia di tre fuggiaschi “perduti in mezzo ai monti senza patria né confini”, inseguiti da un rivale su per le montagne. L’epica della narrazione è rinforzata dalla tromba da film western e dal banjo, che sottolineano l’andamento ritmico di questa ballata che sarebbe piaciuta anche a Morricone.  Le liriche e la bella melodia ci trascinano davanti a uno schermo sonoro e la canzone si trasforma in una pellicola in cui immaginiamo di vedere i fuorilegge salire fin “dove il cielo prende in moglie la montagna” nella loro disperata corsa notturna.

Il dialetto modenese diventa il veicolo espressivo in due brani molto diversi tra loro: D la dal pount riparte dall’infanzia per rievocare i giochi in cortile, i genitori, il fratello e una gioventù che non torna, mentre Dimoni esordisce con sonorità elettroniche ma dopo l’entrata delle chitarre ricorda i Marlene Kuntz prima maniera. La presenza di Riccardo – qui anche autore del testo - ritorna poi in Sono una cipolla selvatica, uno degli episodi migliori del disco, in cui padre e figlio duettano alle voci. È un energico rock con chitarre distorte a farla da padrone, mentre l’ingresso del banjo coinvolge l’ascoltatore in un ritmo di danza. L’album si conclude con Sei d’aria, una dolce ballad, autentica dichiarazione d’amore alla moglie Daria: “Custodisci il mio fuoco che non muoia mai… Hai preso il mio tempo, fanne ciò che vuoi… Non conto più nulla, ora contiamo noi… Ti dono il mio libro, scrivi ciò che vuoi”.

Vecchio come la luna è un disco sincero, in cui l’autore si racconta esplorando il proprio mondo interiore e la realtà che lo circonda. Un esordio solista che ci restituisce un’immagine più personale, intima e completa dell’energico frontman dei MCR, il quale non esita a mettere a nudo le proprie fragilità ed inquietudini, ma sempre con spirito resiliente e resistente.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Davide Morandi/Luca Serio Bertolini
  • Anno: 2022
  • Etichetta: Autoprodotto/l dischi della scimmia

Elenco delle tracce

01: Sono il numero uno

02: L’estate dell’ottantasei

03: Appunti in Vitriola

04: Vecchio come la luna

05: Nella cassa

06: Tre briganti saraceni

07: D la dal pount

08: Sono una cipolla selvatica

09: Dimoni

10: Sei d’aria

Brani migliori

  1. Sono il numero uno
  2. Tre briganti saraceni
  3. Sono una cipolla selvatica