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Lino Capra Vaccina

Sincretico modale

Se mi avessero detto, quarant’anni fa, che nel duemila e oltre avrei incontrato nuovamente le sonorità dei ‘Corrieri Cosmici’ di teutonica memoria, avrei sorriso con un misto di supponenza e derisione perché avrei pensato che quella era un’esperienza di un definito periodo storico-musicale e che, una volta terminato, lo sarebbe stato per sempre. Invece mi sono ricreduto molto presto perché già nel 1978 quel suono aveva ripreso a vibrare. Mentore di ciò Lino ‘Capra’ Vaccina, cofondatore nei primi anni ’70 del gruppo Aktuala, un ensemble milanese che portò il verbo della world music sui palchi della musica italiana. E anche sulle strade, per cercare di connettere sonorità inusuali, ma affascinanti, con la vita quotidiana. All’epoca, davvero, gli Aktuala suonavano per strada e world music era una etichetta sonora assolutamente sconosciuta che avrebbe scoperto, ed a cui avrebbe aperto le porte anche a livello commerciale, un “tal” Peter Gabriel molti anni dopo…

Ma, pur nello scorrere del tempo, Vaccina non ha mai abbandonato questa sua vocazione di esploratore sonoro, sempre in cerca del suono migliore, più potente ed evocativo, capace di essere elemento di rilassamento e di riflessione al contempo. Un percorso, il suo, che in oltre quarant’anni di carriera ha reso possibile, nel post Aktuala, la pubblicazione di ben tredici album, di cui undici a nome proprio e due a nome del Lino Capra Vaccina Ensemble. Qualcuno, giustamente, obbietterà che si tratta di un numero limitato di lavori se rapportati ad un tempo così ampio, però è bene ricordare che stiamo parlando di un artista che non ha mai avuto l’appoggio di case discografiche di particolare rilevanza e che il suo progetto artistico è sempre stato legato ed orientato verso un pubblico di precise, e non generaliste, attenzioni musicali. Un percorso di non facile proposta e ‘spiegazione’ ma, se opportunamente percepito, di straordinaria capacità di catturare e suggestionare gli ascoltatori.

Sincretico modale, album uscito all’inizio di Marzo ma presumibilmente pronto già lo scorso anno, lo si può certamente considerare una ulteriore tappa nell’esperienza sonora, complessiva, proposta da Vaccina; un’esperienza che nella semplicità dei suoni, paradossalmente ricerca la complessità dell’ascolto, la necessità di prestare attenzione ad ogni singola nota, la capacità di portarsi dentro le note per assaporarne il miglior gusto possibile, per trarre il senso profondo della loro risonanza. Per chi conosce il percorso artistico di Vaccina, questo nuovo lavoro ne confermerà la sua costanza nel perseguire strade colme di una sperimentazione mai fine a sé stessa, ma quasi di natura terapeutica per come le singole note, e le melodie che vengono proposte si colleghino, in maniera precisa e diffusa, alla mente di chi ascolta.

E nonostante i brani abbiano una durata di sette fino ad undici minuti, il tempo dell’ascolto vola e, alla fine dell’album, si sente il bisogno di risentirlo tanto il suono è coinvolgente e ipnotico. Lieve ma mai sfuggente, penetrante e consistente nella sua capacità di essere assorbito nelle sfere dell’emotività e dell’attenzione dei fruitori della musica; una musica costruita con strumenti prettamente acustici e dove ha una parte attiva, anche se questo può sembrare un vero paradosso, anche il silenzio. Nella sua presenza, infatti è più facile percepire il senso denso e profondo delle note che si appoggiano sul vuoto sonoro…  

Vaccina è rimasto fedele non a un tempo lontano, laddove davvero tutto era possibile e le case discografiche investivano in progetti di incredibile diversità artistica, bensì ad una ricerca profonda, seria, meditata, ricca di connessioni con il bisogno non solo di approfondire ma, anche e soprattutto, di essere profondi. Spostando, quindi, l’attenzione da chi suona a chi ascolta, soggetto vivo e non passivo che deve sentirsi compartecipe al lavoro attraverso una sorta di catarsi con il suono. Ripensando alle origini artistiche dell’autore, mi viene spontaneo inserirlo in una sorta di fotografia in cui si potrebbero osservare le arpe di Vincenzo Zitello, ammirare il pianoforte di Roberto Cacciapaglia, immaginare le sonorità vocali di Juri Camisasca, percepire le atmosfere del Battiato di “Clic”. Una fotografia di grande spessore artistico, culturale, umano a dimostrazione che l’arte, quando è ricerca vera, profonda e di qualità, non teme lo scorrere del tempo.           

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Max Marchini
  • Anno: 2022
  • Durata: 43:37
  • Etichetta: Dark Companion Records

Elenco delle tracce

01. Armonie della mente

02. Riflessi lontani

03. Percezione dell’essere

04. Persistenza della memoria

05. Sincretico modale

Brani migliori

Musicisti

Lino “Capra” Vaccina (grande piano, vibrafono, Harmonium indicano, gong, campane, cimbali, tabla, percussioni, voce); Camillo Mozzoni (oboe in Riflessi lontani