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Alessandro Pacini

Pausa siderale

Tra sospensione introspettiva ed imprescindibile ricerca sonora prosegue l’avventura solista di Alessandro Pacini, dopo il brillante debutto Cremisi di un paio d’anni fa. Il nuovo album Pausa siderale è, in parte, il naturale proseguo del precedente, nel quale all’ascolto si evince un chiaro percorso evolutivo, con una scrittura semmai più amara e tumultuosa ma con l’anelito di non gettare mai la spugna riflessiva.

Infatti, gran parte della dozzina dei brani, sono gestazioni frutto di vicende personali e, sicuramente, sono quelli che più irradiano concretezza vibratile. Il confine lui non se lo pone, iniziando con una song al piccolo trotto con vista acustica, mentre con La grande roccia introduce la morbida pacca di una batteria garbata per movimentare un bell’atto pop-folk. Nel Il Torrente troviamo lo struggente ricordo di una coppia incapace di dimenticare la loro storia e si deve arrendere al cospetto della prepotenza del tempo che passa. Quelli dell’ anima, Pacini li definisce eloquentemente Silenzi assordanti, per poi lanciarsi nell’animato mood di Resti di me e, vuoi o non vuoi, l’uomo nelle sue contemplazioni è soggetto smarrito, brancolante nel buio dell’Io, in quella che considera La pausa siderale, con la fioca speranza di aggrapparsi all’incognita del futuro. La splendida acustica del trittico Introverso, Pioggia acida e del singolo Profumo ci consegna un Pacini amaro e turbolento, affine all’angoscia strisciante, che però usa per esorcizzare il crollo verticale verso una realtà incalzante e spietata, nella quale dietro l’angolo bracca (comunque) lo spunto risolutivo, l’appiglio salvifico, per tentare di sfamare il suo inferno riflessivo, lasciando aperte Sette porte di speranza sofferta ma realizzabile.

Dopo le militanze nei Sunbeams e Bridgesky, Alessandro avverte che, per estrarre  la migliore linfa artistica, gli serve l’investitura solista per intraprendere un percorso di sfogo più cònsono al bailamme interiore con il quale s’imbatte a tutto tondo. Grazie al prezioso apporto musicale e produttivo di Paolo Messere della Seahorse Recordings, Pausa siderale è opera corale ed eclettica, immersa in un flow spontaneo ed equilibrato, che non stacca mai l’attenzione dall’esperienza dell’uomo in sé: spesso smarrito, ma sempre voglioso di ridare senso al suo peregrinare “errante”.

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In dettaglio

  • Anno: 2021
  • Durata: 63:04
  • Etichetta: Seahorse Recordings

Elenco delle tracce

01. Il confine
02. Respiri piano
03. Introverso
04. Pioggia acida
05. L grande roccia
06. Resti di me
07. Il torrente
08. Silenzi assordanti
09. Fra le pareti del tuo universo
10. Sette porte
11. Profumo
12. Pausa siderale

Brani migliori

  1. Resti di me
  2. Profumo
  3. La grande roccia

Musicisti

Alessandro Pacini: voce, chitarra acustica, elettrica, basso - Paolo Messere: synth, batteria, arrangiamento orchestrale - Gianluca Pacini: seconda chitarra