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Francesco De Gregori-Checco Zalone

Pastiche

Alzi la mano chi, all’annuncio dell’uscita del disco dell’inedita coppia De Gregori-Zalone, non abbia avvertito una sorta di piccolo brivido lungo la schiena. Va bene, i due si conoscono e si stimano, ma un conto è cantare un paio di brani alla presentazione di un libro, altro è fare un disco insieme. Che ci azzecca il più intellettuale (e snob?) dei nostri cantautori con il più irriverente (e politicamente scorretto) comico italiano degli anni Duemila? Insomma, in molti paventavano che questo più che un Pastiche (“Opera letteraria, artistica, musicale in cui l’autore ha volutamente imitato lo stile di un altro autore o di altri autori” ci informa la Treccani) fosse un “pasticcio”.

E invece nulla di tutto ciò. Il disco funziona benissimo, i due si trovano a meraviglia. Certo, forse ci saremmo aspettati un album più ironico e dissacrante (ma i momenti ironici e autoironici non mancano) vista la presenza del comico pugliese, ma qui davvero Zalone si mette al servizio di De Gregori, mostrando un'abilità pianistica di tutto rispetto. Certo, forse ci saremmo aspettati più inediti da parte di De Gregori, ma Giusto o sbagliato - l’unico pezzo inedito, appunto, del progetto - ci restituisce tutta la grandezza del Principe: una delle più belle canzoni da lui scritte negli ultimi anni. Tra rimandi alla Valigia dell’attore e a un certo Jannacci

 

In Pastiche i due riprendono da una parte in mano alcuni classici (ma anche meno classici) di De Gregori, spesso spogliandoli completamente e lasciando all’ascoltatore solo la purezza del pianoforte e della voce (ora corposa come un buon vino invecchiato dannatamente bene - penso a Pezzi di vetro e Rimmel - ora incrinata e lacerante - penso alla bellissima versione di Atlantide). Ma bellissime sono anche le versioni di Buonanotte fiorellino che perde la sua andatura valzer, per diventare una dolcissima nennia molto jazz; così come jazzata (ma d’altronde tutto il disco ha una forte sonorità jazz) è Falso movimento con lo splendido suono dell’organo Hammond; Ciao ciao, poi, mantiene tutta la struggente malinconia di chi ci sta lasciando alla stazione (e la canzone era, già dal titolo, un chiaro omaggio a Luigi Tenco). Sorprendente è poi la ripresa di Storia di Pinocchio, scritta - ma non accreditata - da un giovanissimo De Gregori per lo sceneggiato televisivo Pinocchio del 1972 e cantata a suo tempo da Nino Manfredi.

Fino a qui le auto cover. Ma De Gregori (e Zalone) ci regalano anche chicche più o meno nascoste di altri autori. Come la minore (rispetto al suo repertorio) Pittori della domenica di Paolo Conte; lo struggente omaggio a Pino Daniele di Putesse essere allero e Le cose della vita di Venditti (e qui i due si allontanano dal jazz per approdare a sonorità decisamente più “anglosassoni”).

 

Sì, ma Zalone, qualcuno dirà, si è limitato solo a suonare? No, non mancano, infatti, due sue piccole perle. Si parte dal “classico” La prima repubblica, che in mano a De Gregori si trasforma da caciarone (e funzionante) sketch televisivo in acuta satira sociale (e chissà che anche il Principe un po’ non rimpianga quella Prima Repubblica da lui tante volte messa alla berlina). Esilarante e geniale è poi il rimando iniziale a Viva l’Italia. Musicalmente sembra di ritrovarci dalle parti del Titanic o giù di lì. Ma il vero colpo di genio arriva con il secondo brano di Zalone, Alejandro, tutta giocata su quello che potrebbe essere un trito doppio senso, ma che invece qui funziona benissimo: “Alejandro, ma perché non mе respuende?/ Si te insulto, no te offiende/ Si te mollo, me piende/ Alejandro, io lo so qual è la causia/ Alejandro, Ale-jandro, pausia”. De Gregori sembra divertirsi un mondo anche a dissacrare uno dei suoi pezzi più controversi e probabilmente mal interpretati dell’intera sua carriera: Pablo (in quanti hanno creduto che il pezzo fosse un omaggio a Pablo Picasso e in qualche modo una critica la Cile di Pinochet). Insomma, Pablo è vivo o morto? Il mistero sembra finalmente risolversi, perché - tramite Zalone -  De Gregori canta qui: “Ma tu, Pablo, c'hai una faccia/ Che recuerda el crollo de una diga/ Ora, Pablo, io soy cierto/ Che eri vivo e poi sеi muerto” (e non sarà certo sfuggito il riferimento anche ad Atlantide).

Insomma, un gran bel disco. Forse non un capolavoro - ma quanti capolavori ci ha già regalato De Gregori nella sua carriera - ma un album che è una boccata d’ossigeno nella stantia produzione (almeno mainstream) italiana. E anche un altro tassello di quella “demitizzazione” che il Principe sta portando avanti da qualche anno a questa parte.

foto di Daniele Barraco

 

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In dettaglio

  • Anno: 2024
  • Durata: 48:49
  • Etichetta: Sony Music

Elenco delle tracce

01) Giusto o sbagliato 

02) Pezzi di vetro 

03) Pittori della domenica 

04) Rimmel 

05) Putesse essere allero 

06) Atlantide 

07) Storia di Pinocchio 

08) La Prima Repubblica 

09) Le cose della vita 

10) Falso movimento 

11) Alejandro 

12) Pittori della domenica Versione pianoforte e voce 

13) Giusto o sbagliato Versione con orchestra 

14) Buonanotte fiorellino 

15) Ciao Ciao 

Brani migliori

  1. Giusto o sbagliato
  2. Atlantide