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Manutsa

Parru cu tia (La voce delle donne)

“In piedi signori, davanti ad una Donna” e non importa se l'abbia detto davvero Shakespeare o chi per lui, in piedi, davvero, quando abbiamo a che fare con loro. Manuela Di Salvo, prima ancora di diventare Manutsa, è cresciuta, come persona e come donna, respirando musica, cultura e passione; la Sicilia di queste cose è ricchissima e lei ha avuto la fortuna di avere in casa ottimi esempi, a partire dal padre Gioacchino, chitarrista autodidatta.

Terra votata all'intensità, la Sicilia respira forte dentro la storia artistica di Manutsa, che ha pubblicato un album ambizioso, che già dal titolo chiede attenzione, perchè si rivolge “a tia”, a ognuno di noi e lo fa in modo diretto e ovviamente intenso e passionale. Parru cu tia è a tutti gli effetti un disco di “world music” se davvero vogliamo relegarlo ad una categoria, perchè da diversi mondi arrivano parole e suoni che lo compongono. È decisamente siciliano nel dialetto, nella cadenza e nello sguardo che rivolge all'esterno, ma porta con sé l'Inghilterra elettronica e figlia di Portishead e PJ Harvey, con la sua tensione a non restare ingabbiata ad un genere, ma in continua esplorazione.

Da queste premesse e visto il ‘sottotitolo’ La voce delle donne, Parru cu tia si pone come album allo stesso tempo tradizionale e di rottura, perchè affonda piedi e mani in melodie antiche, ma le porta all'oggi e sembra quasi accompagnarle verso un domani dove molte delle parole e delle storie presenti in questi dieci brani dovranno per forza essere solo cattivi ricordi.

 

È un disco femminile, un disco “donna” per il modo orgoglioso in cui si espone, per la forza che traspare dalle protagoniste dei suoi solchi, alternata alla dolcezza e a quella fragilità che troppo spesso diventa pretesto per altri. Dalla vittima di violenza domestica all'anziana che paga con il manicomio la sua voglia di poesia, Manutsa regala la sua voce a chi purtroppo non sempre riesce ad usare la propria e riveste avvenimenti e consuetudini di un suono che sa di riscatto e ripresa, anche nella cover di una siciliana celebre e mai troppo rimpianta come Giuni Russo, suo primo amore musicale, di cui agli esordi creò anche una cover band.

È un disco che è madre e figlia, che vive dentro le contraddizioni e le difficoltà di essere donna in Sicilia, madre pronta a sacrificarsi per i figli, figlia che vuole scappare da una terra immobile e cristallizzata; è una Madonna che assiste rabbiosa ed impotente al sacrificio del suo primogenito e al tempo stesso è un'amante abbandonata ad un primo appuntamento forse solo immaginato. Manutsa si prende una bella responsabilità a trattare di “voce delle donne” ma, per quanto comprensibilmente, l'argomento sia vasto e difficilmente esauribile in mezz'ora di musica, ci offre uno spaccato chiaro e convincente della forza di chi parla attraverso le sue note.

Rari gli uomini in questo disco, quasi mai positivi; non a caso l'unica voce maschile appare nella bonus track ed è quella di Salvo Piparo, che interpreta magistralmente la poesia di Ignazio Buttitta che dà il titolo all'album; versi pesanti come macigni, che puntano il dito contro la Sicilia stessa, la parte peggiore, quella che subisce e non reagisce, quella che si lascia vivere e si fa scivolare addosso ogni torto subito, senza provare a controbattere.

Manutsa incarna invece una Sicilia nuova, diversa, forte e ovviamente femmina, donna. Una Donna davanti alla quale, signori, non è solo giusto, ma doveroso alzarsi in piedi.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Roberto Terranova e Denis Marino
  • Anno: 2021
  • Durata: 33:21
  • Etichetta: Musica Lavica Records

Elenco delle tracce

01. A giostra

02. Vuci

03. Aria di na jurnata

04. Parru

05. La to passiuni

06. Canciari

07. Illusione

08. Na matri

09. La pizzica di Palermo

10. Parru cu tia

 

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