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Martino Chieffo

Parole leggere

Martino Chieffo, dopo un lungo e sofferto percorso artistico ed umano, ha pubblicato quest’anno il suo primo disco, Parole leggere. Non è stato semplice per lui scrollarsi di dosso il peso di essere il figlio di Claudio Chieffo, cantautore storico del cattolicesimo italiano, noto in tutto il mondo e artefice di un successo straordinario grazie alle sue canzoni intrise di fede e di poesia. Un peso che ha gravato su Martino per troppi anni fino a quando è riuscito a liberarsi di questo ingombrante passato per cercare una via sua, deviando dal “compito” a cui pareva destinato per diritto divino. Martino in questo disco ci ha messo letteralmente l’anima, per farlo diventare la pietra d’angolo su cui poggiare le basi per la sua rinascita come uomo e come cantautore che, pur non rinnegando il percorso del padre (esegue tuttora le sue canzoni), ha ora chiara la strada che deve intraprendere, finalmente libero dei fantasmi del passato.

Parole leggere è l’album di un irriducibile e moderno cantautore, che lega saldamente la costruzione delle canzoni attorno alle parole, che non sono poi così leggere come recita il titolo del disco e come l’arrangiamento prevalentemente acustico può far sembrare. Il disco nel suo complesso, e questo è assolutamente un pregio, risulta leggero come un dipinto ad acquarello, con pennellate tenui come i tre colori che macchiano la copertina. Colori, come ha detto qualcuno, che Martino ha attinto dalla stessa tavolozza del padre ma che ha saputo riproporre su tela in modo assolutamente personale. L’ album è suonato benissimo, grazie ad uno stuolo di ottimi musicisti, registrato vicino a casa, nella splendida Romagna in uno studio ricavato da un fienile, con l’aiuto in fase di registrazione di un grande musicista che si fa chiamare Don Antonio ma in realtà è Antonio Gramentieri, fondatore dei Sacri Cuori, che ora suona e produce musica sua e altrui, in mezzo mondo. Martino Chieffo presenta un disco di parole e suoni preziosi e delicati, che si svela a poco a poco e che va sorseggiato come un buon Sangiovese. Nessuna stregoneria sonora, solo chitarre dal suono aperto, una bella voce e parole leggere, “per raccontare il male e ricordarne il bene”.



L’album si apre con la bella Aspetterò, che è un’invocazione di affetto sussurrata: “ma dove sei quando io sono triste, ma dove sei. Abbracciami…almeno tu, abbracciami tu, ancora tu”. Segue la title track Parole leggere, brano etereo, con alcune frasi che ci incastrano subito nella mente grazie alla loro intensità. Il brano si chiede con una di queste, facilmente memorizzabile “ma il vino sale e la testa scende, così corre la lingua dove il cuore offende”. Un album che ha un effetto catartico, sia per il suo autore sia per l’ascoltatore, che è aiutato ad entrare nel mood musicale-esistenziale di Martino Chieffo, dal quale trapelano le tracce, sempre più lontane, di una vita che gli ha lasciato addosso ancora qualche ferita, ma che il tempo, le canzoni e le parole (leggere) sicuramente aiuteranno a rimarginarsi. L’eredità del padre si manifesta evidente nel timbro della voce, che appare però più pulita ed è senza dubbio uno dei punti forti di Martino. In un disco nel quale le parole hanno un peso preponderante è inevitabile la cura dei testi, che risultano eleganti e lasciano trasparire una grande sensibilità. Martino non nasconde di avere un debole per mr. Robert Zimmermann, ma i suoi buoni ascolti sono evidenti anche nel brano Sea song, che fa venire in mente la mitica 40 degli U2, con quel suo giro liquido che entra sottopelle. Delizioso è anche l’attacco del brano successivo, Prendo in prestito, una musica suadente sulla quale Martino Chieffo canta parole folgoranti come “prendo in prestito parole per non rovinare tutto e fare male” e “forse passerò dal bar, ho bisogno di una scusa per non bere”.  In L’attimo prima le parole pesano invece come macigni nella frase “forse tuo padre aveva ragione, morendo diceva, la fine è uno schifo, è possibile che tutto finisca così un Cristo che è in croce ma…ma senza il suo Dio”. Il disco musicalmente non presenta grandi variazioni, solo il brano Distrattamente offre un po’ di ritmo, ma il suono è bello e la forza delle parole sorregge il clima tipicamente cantautorale dell’album. Chiude l’album, in versione “musica nuda” (chitarra e voce) La strada, grande canzone di Claudio Chieffo, non a caso dylaniana: “ed ecco la città, con le sue mura d’oro, le sentinelle sulle torri, fiorita d’alberi e giardini”. Brano del 1977, dedicato a tutti, “per ricominciare”.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Don Antonio
  • Anno: 2022
  • Durata: 36:59
  • Etichetta: Strade Blu Factory – Audioglobe

Elenco delle tracce

01.   Aspetterò
02.   Parole leggere
03.   Io credo che
04.   Distrattamente
05.   Che nostalgia di te
06.  Sea Song  
07.  Prendo in prestito  
08.  L’attimo prima 
09.  Come luna
10.  Il viaggio

Brani migliori

  1. Parole leggere
  2. Sea song
  3. Il viaggio

Musicisti

Martino Chieffo: voce e chitarra acustica - Don Antonio: chitarre e basso elettrico - Nicola Peruch: piano, organo e tastiere - Roberto Villa: basso elettrico - Luca Giovacchini: chitarre - Piero Perelli: batteria e percussioni - Franco Naddei: manipolazione del suono e cicale in Come Luna