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Evasio Muraro

Non rientro

Evasio Muraro è certamente un musicista e autore originale e già dal suo esordio - con “Passi” dell’anno 2000 - si era segnalato per la sua capacità di coniugare una scrittura figlia dei grandi cantautori storici con sonorità nuove e accattivanti. Erano certamente altri tempi, migliori se non altro da punto di vista discografico rispetto agli attuali, dove vige la legge dello streaming a discapito del prodotto “fisico” e dove la volatilità degli artisti e delle proposte è all’ordine del giorno.  Ma vogliamo essere fiduciosi, torneranno i tempi in cui il giudizio sarà sull’arte rispetto al prodotto e alle forme con cui verrà diffuso. Non rientro, nuovo album di Evasio, arriva a dieci anni dal precedente “Scontro tempo” e, anche se in una maniera che potremmo indicare come subliminale, mantiene una sorta di filo rosso con tutto il suo percorso artistico. Otto i brani che hanno come comun denominatore l’amore. L’Amore come punto di riferimento del proprio essere, l’amore come elemento fondante della vita, l’amore come dimensione di sogno. Le sonorità che accompagnano le liriche si mostrano intriganti e piene di soluzioni stilistiche che paiono come piccoli quadri sperimentali che cercano di addobbare le parole con una sorta di delicato riserbo.

Si passa dalle atmosfere scure e gotiche della title track (quasi un ritorno allo stile New Wave) alla tensione di Stazioni, con campionature varie che ben si adattano al suono della chitarra elettrica consegnando al brano un climax teso e deciso. Come cerchi nell’acqua appare il suono di Stupido film, che spande il suo suono ipnotico e persistente per rendere evidente e viva l’atmosfera sonora che vibra quasi fosse alla ricerca della profondità di un sentimento. Solo invece è un brano introspettivo, giocato sull’iniziale intro di chitarra elettrica e batteria che paiano voler recuperare delle atmosfere in stile anni ’90. Nel sentire scivolare i suoni e le liriche parrebbe quasi sentirsi trascinare all’interno di una seduta psicanalitica dove, in un fermo immagine in bianco e nero, potremmo immaginare la visione di un fotogramma di ‘Io ti salverò’, pellicola di Hitchcock del 1945.

 

A metà ascolto troviamo Lei, lei il brano più breve dell’album, giocato con voce e chitarra acustica quasi fosse una dedica ad una “lei” di particolare appeal. Il suono delicato del pianoforte che apre Mi fermo qui (Rosepine) si tramuta, nello scorrere del brano, in un muro di note finale. Una traccia carica di un pathos delicato che, senza timore del conclamato ossimoro, dimostra la capacità di creare tensione volando alto sulla melodia. Il suono di una chitarra acustica, e l’atmosfera della pioggia, si palesano per accompagnare la voce di Muraro in Tenera, costruzione di una canzone dall’approccio lieve e spensierato. Il sospetto, al primo ascolto, è che possa trattarsi di una traccia demo viene confermato alla fine dell’ascolto (o, forse, di finto demo si tratta…?).

Il viaggio sonoro si chiude con Una cosa venuta dal mare che, a discapito della “posizione” in scaletta, è forse il punto centrale dell’album. L’atmosfera orientaleggiante è l’incipit al parlato che anticipa le liriche del brano. Il mistero di “una cosa” venuta dal mare pare riecheggiare i disegni delle copertine firmate dall’illustratore inglese Roger Dean. Forse uno sguardo al luogo della provenienza umana, forse il bisogno di memoria ancestrale, forse solo il bisogno di dare un senso al nostro essere qui, ora.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Fidel Fogaroli
  • Anno: 2023
  • Etichetta: Fragile Dischi

Elenco delle tracce

01. Non rientro

02. Stazioni

03. Stupido film

04. Solo

05. Lei, lei

06. Mi fermo qui (Rosepine)

07. Tenera

08. Una cosa venuta dal mare

Brani migliori

Musicisti

Evasio Muraro: voce, chitarra acustica;
Fidel Fogaroli: tastiere, chitarre elettriche, basso, batteria;
Nagaila Calori: cori in Solo