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Levante

Nel caos di stanze stupefacenti

Nella versione cartacea dell'Isola qualche volta abbiamo sperimentato una recensione doppia, che mettesse gli aspetti positivi di un disco accanto a quelli negativi. Sul web questo esperimento non era ancora stato messo in pratica, e abbiamo voluto cogliere l'occasione per introdurre la novità quando i due collaboratori Daniele Sidonio e Nives Viscovo si sono interessati all'ultimo disco di Levante, Nel caos di stanze stupefacenti. Nello spazio che segue, dunque, non troverete una recensione classica, bensì due visioni diverse della stessa opera. Buona lettura!
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"È distante questo pianeta dalla mia amata meta /
metà di me non sa più dove vuole andare /
l'altra vuole restare"

È cascata su uno specchio e si è osservata intimamente Levante, nel suo ultimo disco Nel caos di stanze stupefacenti. Un disco che potrebbe considerarsi per l’autrice l’esigenza di mettersi a nudo per rivelare e quindi condividere con chi ascolta, la propria verità. La vita e i suoi momenti più cupi vanno affrontati e vissuti fino in fondo al fine di poterli considerare come esperienze necessarie ad attuare una risalita. Parte dal “caos” il disperato e arrabbiato percorso ricognitivo di Levante e viaggia attraverso delusioni, aspettative, solitudine e incomunicabilità. È lo spietato, forte e passionale racconto di quanto a volte la vita ci metta con le spalle al muro e di come si possa uscire dai vicoli bui nei quali ci ritroviamo imprigionati.

Estremamente donna e autentica, Levante rivela tanto di sé in questi 12 brani: brani individualisti, quasi egoisti, con un “IO” che compare continuamente, assoluto protagonista di un grido che esasperato chiede solo di essere tirato fuori senza convenevoli. Si intravede l’autoironia che ha caratterizzato l’autrice già in passato, quel suo spirito un po’anticonformista, di chi non si fa molti problemi a dire anche le cose più scomode. Viene ben dipinto il quadro impressionista di una società che diventa sempre più dedita all’apparire, nella quale diventa difficile essere se stessi liberi della preoccupazione del giudizio altrui. Levante sembra determinata a prendersi con coraggio anche il rischio di risultare fastidiosa in questo disco. Probabilmente per l’occhio femminile risulta più semplice trovarsi a proprio agio di fronte alle caotiche stanze stupefacenti che ci racconta, ma resta comunque un racconto nel quale umanamente tutti potrebbero riconoscersi, perché in fondo siamo tutti un po’ intimoriti da noi stessi e spaventati dall’idea di mostrarci senza filtri.

Un disco che delinea una forte personalità, con arrangiamenti che accompagnano ed esaltano l’energia e la passionalità del ritratto libero e vero di una donna che con dignità mette in mostra i propri stati emotivi, esprimendo senza riserve il proprio Essere.

(Nives Viscovo)



Non chiamatela cantautrice indie. Per quanto, di fatto, sia considerata ultimo e mirabolante baluardo di entrambi i mondi, il nuovo disco di Levante dice ben altro. Nel caos di stanze stupefacenti di alternativo ha solo il titolo, ma è un disco super-pop. Fin qui niente di male, ci mancherebbe. Il problema è che non si tratta di un pop della miglior specie, ma di quello satollo delle più trite antifone sanremesi, che rincorrono ritornelli seriali conditi da acuti vocalici forzati più che virtuosi. Sembra mancare un’impronta poetica forte che possa giustificare l’applicazione forse aprioristica di alcune etichette e talaltri paragoni.

Non chiamatela cantautrice indie, perché la dichiarazione d’intenti che Claudia Lagona piazza in copertina rimane tale, o tuttalpiù diventa velleità. La sincera messa a nudo sussurrata dal brano di apertura Caos (preludio) – qui il pianoforte è l’unico guizzo del disco assieme all’orecchiabile Non me ne frega niente – anticipa qualcosa che non accade, perché il percorso testuale e musicale non prende alcuna piega. Le stanze paiono tutt’altro che stupefacenti, ma anzi molto ordinate, per non dire ripetitive. In quasi tutti brani si avverte una scrittura difettosa, che traduce la rabbia con cui vengono affrontati certi temi (violenza, donne, omosessualità) in forme pre-stampate imbrigliate in composizioni piatte, in passaggi banali o sintatticamente faticosi.

Costante, con l’avanzare dell’ascolto, la sensazione di deja vu: tutte le canzoni sono costruite su strofe lente e improvvise aperture. Centrali i giochi di parole ammiccanti come “presto si è fatto tardi”, “la prima vera volta non si scorda mai”, “istinti estinti prima di essere esistiti” (Sentivo le ali)il senno perde il sonno”, “se non osi sei noioso sai” (Di tua bontà). Due i passi che suonano come un tonfo fragoroso; 1996 La stagione del rumore racconta l’incomunicabilità (esistono modi più efficaci, a onor del vero) con un accenno di flow funzionale ad attirare quell’ampia fetta di pubblico più affezionata al suono che al significato delle parole: “da che eravamo wow siamo diventati caos, non è passato molto dal desiderare un ciao”. Sei un pezzo di me (con cameo di Max Gazzè) è una ballata dal ritmo fresco che però cade vertiginosamente nel ritornello poggiato, in nome dell’ironia (che non sempre paga), su un agghiacciante gioco facilitato dalla vocale finale forzatamente aperta e dalla lieve geminazione della ‘m’.

Monotonia e superficialità si accompagnano a un sostrato dance che sembra fabbricato appositamente per l’esibizione dal vivo (dove Levante va forte) e per la diffusione radiofonica. A ben vedere nessuna canzone supera i 3:42 minuti e tutte sono potenziali hit per il mondo fm, il che aiuta (assieme a un importante comparto produttivo e commerciale) a diventare una vera icona.

Ecco, non chiamatela cantautrice indie. Chiamatela icona. Icona pop. Meglio, chiamatela giudice.

(Daniele Sidonio)

 

 

 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Levante, Antonio Filippelli
  • Anno: 2017
  • Durata: 35:12
  • Etichetta: Carosello Records

Elenco delle tracce

01. Caos (Preludio)
02. 1996 La stagione del rumore
03. Io ti maledico
04. Non me ne frega niente
05. IO ero io
06. Gesù Cristo sono io
07. Diamente
08. Pezzo di me (feat. Max Gazzè)
09. Santa Rosalia
10. Le mie mille me
11. Sentivo le ali
12. Di tua bontà

Brani migliori