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Serena Altavilla

Morsa

Questa potrebbe essere la storia di un urlo e di un morso. A volte sono uno la conseguenza immediata dell’altro, in questo caso no, o almeno non meccanicamente: stavolta in mezzo c’è un intervallo di tempo. Partiamo dall’urlo, quello viscerale, punk rock, di qualche anno fa, quando Serena Altavilla insieme a Mirko, Graziano e Duccio (e poi Lorenzo), all’unisono cantavano Ice Cream e da giovanissimi giravano l’Italia col nome di Baby Blue. E già quella era una meraviglia, che non a caso attirò l’attenzione di artisti come Paolo Benvegnù e Carla Bozulich. Serena la musica se la portava dentro già allora e il suo modo carismatico di interpretare i live era talmente naturale da riconoscerne da subito la cifra artistica, al di là dei contesti grandi o piccoli in cui nel tempo si è esibita. In questo tempo di mezzo ha sperimentato e costruito, sia al plurale, come parte di band, le sue (Blue Willa, Solki), sia interpretando e arricchendo i percorsi di altri (Mariposa, Calibro 35, La band del Brasiliano). Passa il tempo e arriva il morso, che si trasforma col tempo in questo disco d’esordio a suo nome.

Morsa è un verbo al passato in forma passiva, un’azione ferma nel tempo, un’esperienza, presumibilmente dolorosa, ma, come nell’immaginario popolare, per esempio della taranta, anche liberatoria, una sofferenza necessaria alla rinascita. Morsa però è anche un sostantivo, un attrezzo che opprime, che preme e pesa, e spesso quella sensazione si colloca in un tempo poco precedente al rivedere la luce. Perché quando si avverte quel senso di oppressione si è anche quasi pronti a liberarsene, o almeno si fa di tutto per riuscirci. Ed è probabilmente in questo limbo di contrasti e di chiaroscuri che prendono forma le tracce di Morsa, in un confine in cui si combatte tra quello che è stato, e non è ancora del tutto passato, e quello che comincia ad essere ma ancora non è. Non a caso è uno scontro che si gioca su quel confine fisico, tra interno ed esterno, tra mente e corpo, che è la pelle, ultimo lembo del guscio protettivo, e prima finestra sulla realtà esterna, anzi meglio, una sua parte, l’Epidermide, non a caso cantata da Serena come il luogo del doppio (interno/esterno), ma anche come la prima a essere azzannata in un morso.

Le atmosfere testuali rimandano e sensazioni dark, e non solo per la penombra disegnata da improvvisi tagli di luce, quanto per la accurata scelta delle parole che nelle variazioni di registro canoro assumono una vita propria, già musicale, ancor di più poi incorniciate da arrangiamenti talvolta sorprendenti (letteralmente derivanti da sorpresa), che non è possibile dare per scontato solo perché i musicisti che partecipano sono molto bravi, tra cui i “Calibri” Enrico Gabrielli,  Fabio Rondanini e Luca Cavina, e parte degli Any Other, Adele Altro e Marco Giudici, quest’ultimo anche in veste di produttore artistico. A ciò si aggiunge la foto di copertina del bravissimo artista Jacopo Benassi che, nello sguardo di Serena, quella morsa la racconta, incorniciata in uno scorcio urban punk. E’ un disco che col procedere degli ascolti diventa sempre più internazionale nel suono, proprio mentre Serena sceglie l’italiano per esprimersi, e probabilmente non poteva essere che così, per dare profondità, e per poter andare a esplorare così a fondo, dentro se stessa, in modo da riportare a galla intensi momenti come Nenia, Tentativo per l’anima, Distrarsi. Lo strumentale Forca invece, nella sua assenza di un testo canonico, è come se ci rendesse partecipi della ricerca, da vivere come un vero momento di condivisione oltre che di ascolto. Queste dieci tracce, invece di sprecare tempo a cercare di catalogarle in un qualche genere, ascoltatele, perché sono dei gioiellini di cui avevamo bisogno, è uno di quei rari casi in cui anche la parte di scuro, illumina.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Marco Giudici
  • Anno: 2021
  • Durata: 30:47
  • Etichetta: Black Candy Records

Elenco delle tracce

01. Nenia

02. Distrarsi

03. Rasente

04. Epidermide

05. Un Bacio Sotto il Ginocchio

06. Tentativo per l’anima

07. Sotto le Ossa

08. Forca

09. La Trascrizione dei Sogni

10. Quaggiù

Brani migliori

  1. Nenia
  2. La Trascrizione dei Sogni
  3. Epidermide

Musicisti

Serena Altavilla: voce, cori - Marco Giudici: pianoforte, programmazione, sintetizzatori, wurlitzer - Enrico Gabrielli: sintetizzatori, clarinetto basso, clarinetto in sib, flauto traverso - Fabio Rondanini: batteria, percussioni - Alessandro Cau: batteria, percussioni - Luca Cavina: basso elettrico, sintetizzatori - Adele Altro: cori, sax tenore, chitarra elettrica, sintetizzatori - Valeria Sturba: sintetizzatori, cori, violino, theremin - Matteo Lenzi: marimba, vibrafono, percussioni, pianoforte - Francesca Baccolini: contrabbasso - Jacopo Lietti: cori