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Patrizia Cirulli

Mille baci

Dopo che Patrizia Cirulli, sotto l’onda emotiva derivante dalla lettura di una poesia di Salvatore Quasimodo (Forse il cuore) ne trasse una canzone, ebbene da quel momento per l’artista milanese il progetto di “musicare i poeti” le ha occupato la mente e assorbito gran parte delle energie, quasi una piccola urgente ossessione ma Patrizia ci ha creduto strenuamente ed ora abbiamo tra le mani questo piccolo gioiello poetico-musicale. Era il 2010 e l’occasione fu la nascita di una nuova sezione (appunto “Musicare i poeti”) all’interno del Premio Lunezia. Arriva la vittoria ed è quella la molla che la spingerà ad approfondire meglio questo rapporto tra le due arti.

È possibile musicare i poeti ed ottenere delle belle canzoni? La domanda alfine è pleonastica, infatti la risposta non può che essere: certamente! Ci viene in soccorso, nelle note introduttive del corposo libretto, Alessandro Quasimodo, figlio del Nobel (1959), egli afferma che la poesia possiede una musicalità intrinseca che se viene coniugata con la poeticità dell’arte musicale, permette che si fondano in maniera perfetta. Ma ciò non basta, necessita anche un autore sensibile che sia in grado di maneggiare accuratamente la preziosa materia e un cantante dotato di talento, ecco allora che il piccolo miracolo, grazie alla Cirulli, si è compiuto e Mille baci ha preso forma.

Diciamo subito che immaginare melodie che baciassero i testi non era l’unica sfida per Patrizia: servivano anche arrangiamenti idonei e diversi che rendessero movimentato e fruibile l’album, si dovevano poi affrontare in modo assolutamente credibile i testi cantati in sei lingue oltre l’italiano (inglese, spagnolo, portoghese, francese, napoletano, romanesco), come pure importante era circondarsi di musicisti e interpreti che bene entrassero nello spirito del progetto. Quindi, a conti fatti, com’è andata?
Possiamo dire che gli obiettivi sono stati tutti brillantemente raggiunti. Patrizia Cirulli, lo ricordiamo, ha collezionato come autrice ed interprete menzioni e premi in tutti i possibili concorsi sparsi lungo lo stivale (Lunezia, Bianca D’Aponte, L’Artista che non c’era, Bindi, Donida, finalista Tenco 2013 sez. interpreti), però non ha ancora raggiunto il grande pubblico, forse perché, come spesso accade ad artisti di qualità, ha cercato di rimanere quanto più possibile indipendente e ai margini del mainstream al fine di respirare aria di libertà artistica, posizione che le ha permesso di realizzare questo lavoro che forse “commercialmente” non avrebbe potuto trovare una casa. Ai giorni nostri mettere in musica Wilde, Quasimodo, Merini, D’Annunzio, Catullo, Garcia Lorca, Baudelaire, Pessoa, Saba e così via, non è propriamente materiale da talent show.

Patrizia possiede una voce personalissima, importante, evocativa e inoltre ha dalla sua la tenacia di un mediano di mischia e il culto della bellezza nell’arte; quindi con caparbietà ha messo insieme una squadra formidabile di musicisti e un paio di interpreti di assoluto valore. Si distinguono gli arrangiamenti, vero atout aggiuntivo dell’album, che sono a cura di Lele Battista (qui a sinistra nella foto), talentuoso arrangiatore e polistrumentista che ha impresso un respiro internazionale ai brani; basta ascoltare l’incipit costituito da Ay! had we never loved at all (O. Wilde), grande brano che potrebbe divenire una hit internazionale, se passato in radio, tanto sembra uscito dalla migliore tradizione folk rock Britannica, ricorda persino alcune cose di Richard e Linda Thompson, oppure Aprile (D’Annunzio), limpida come il cristallo.

Preziosa la presenza di uno stuolo di chitarristi di primordine che ha dato grande fantasia e piacevolezza nelle parti di competenza (Germini, Schiavone, Ferrario, Mastrocola, Magrini, Tony Canto) ma anche le voci del cantattore Sergio Muniz, dello stesso Lele Battista, di Giancarlo Cattaneo (a destra nella foto), Andrea Di Cesare (nella foto con in braccio il suo violino elettrico) e Fausto Mesolella, lasciano il segno nei rispettivi interventi. Bello è lasciarsi cullare dalla dolcezza di Poema para Diego Rivera (Frida Kahlo), cantata divinamente da Patrizia e con un ukulele strepitoso di Massimo Germini, come pure da E più facile ancora (A. Merini) profonda ed eterea sotto gli archi leggeri e morbidi di Di Cesare. Difficile fare selezione tra i pezzi da segnalare, molti sarebbero degni di nota.

Un difetto c’è? Si, pignoli come siamo lo troviamo: forse è un disco “troppo generoso”; una dozzina di brani sarebbero bastati e avrebbero reso l’ascolto meno impegnativo, dato anche il peso specifico dei testi, ma sono paturnie del recensore tignoso, e nonostante il peccato di grandezza si propone comunque come uno dei dischi d’autore più importanti usciti in questo 2016.

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Per le foto si ringrazia Ottavio Tonti (Patrizia Cirulli a colori), Renzo Chiesa (Patrizia Cirulli in b/n), Simone Cetorelli (Andrea Di Cesare), Matteo Del Lucchese (Giancarlo Cattaneo), Pavolve der Visionaer (Lele Battista)

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Lele Battista (arrangiamenti)  -  Patrizia Cirulli (produttore)  -  Francesco Paracchini e Patrizia Cirulli (coordinamento artistico)  -  Paolo Iafelice (mastering)    
  • Anno: 2016
  • Durata: 62:08
  • Etichetta: Incipit Records / Egea Music

Elenco delle tracce

01. Ay! had we never loved at all - (Oscar Wilde/Cirulli)
02. Deseo - (Federico Garcia Lorca/Cirulli) con Sergio Muniz
03. Forse il cuore - (Salvatore Quasimodo/Cirulli)
04. Aprile - (Gabriele D’Annunzio/Cirulli)
05. Mille baci - (Gaio Valerio Catullo/Cirulli) traduzione di S. Quasimodo con Giancarlo Cattaneo
06. T’adoro al pari della volta notturna – (Charles Baudelaire/Cirulli) traduzione Attilio Bertolucci voce recitante Giancarlo Cattaneo
07. Je t'adore à l'égal de la voûte nocturne - (Charles Baudelaire/Cirulli)
08. Poema para Diego Rivera - (Frida Kahlo/Cirulli)
09. Quanno parlo cu te - (Eduardo De Filippo/Cirulli)
10. È più facile ancora – (Alda Merini/Cirulli)
11. La capra – (Umberto Saba/Cirulli)
12. Dormo – (Fausto Mesolella/Cirulli) con Fausto Mesolella
13. Primavera – (Trilussa/Cirulli) con Andrea De Cesare
14. Nao sei se è amor – (Fernando Pessoa/Cirulli)
15. Stringiti a me – (Gabriele D’Annunzio/Cirulli) con Lele Battista
16. Sono solo una fanciulla – Alda Merini/Cirulli) 

Brani migliori

  1. Ay! had we never loved at all

Musicisti

Patrizia Cirulli: voce  -  Lele Battista: pianoforte, sintetizzatori, chitarre, basso, percussioni  -  Giordano Colombo: batteria  -  Giuseppe Fiori: basso  -  Feyzi Brera: archi  -  Andrea Di Cesare: archi in #10 e #4, voce in #13clarinetto, zampogna e fiati etnici  -  Niccolò Bodini: batteria in #2 e #14  -  Massimo Germini: chitarre e ukulele in #2, 13, 8, 5  -  Luigi Schiavone: chitarre in #7  -  Giorgio Mastrocola: chitarre in #4 e in #9  -  Davide Ferrario: chitarre in #12  -  Antonio Magrini: chitarre in #3 e in #15  -  Tony Canto: chitarre in #14  -  Sergio Muniz: voce in #2  -  Giancarlo Cattaneo: voce in #5, intro in #1 e in #6  -  Fausto Mesolella: voce in #12