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LeLe Battista

Mi do mi medio mi mento

‘La bellezza riunita’ recitava uno dei brani di Hegel, ultimo album bianco del binomio Battisti-Panella, e volendo cercare una sintesi per il nuovo disco di LeLe Battista questo concetto ci è sembrato quello più adatto. Chiaro, preciso, identifica in maniera completa il suo nuovo lavoro.
Già, perché dopo 6 anni di silenzio (discografico, ma non certo operativo visto che ha lasciato il suo zampino su molte produzioni) torna questo straordinario cantautore milanese e il risultato sono 8 tracce bellissime. Certo, si potrebbe usare qualche sinonimo, levigare un po’ l’aggettivo, ma visto che utilizziamo questo termine veramente di rado l’intento è perlomeno quello di avervi incuriosito.

Otto brani capaci di far convivere il miglior cantautorato con le dinamiche della musica pop più raffinata, testi ora diretti ora carichi di ossimori che vengono appoggiati su un tappeto di elettronica dosata magistralmente; in questo senso diamo a Cesare quel che è di Cesare, che qui porta il nome di Leziero Rescigno (qui sotto nella foto), musicista già attivo con gli Amor Fou e poi con i La Crus, ma ormai produttore tra i più richiesti della scena milanese e non solo, basti solo ricordare i suoi lavori con Gaben, Marco Iacampo, Francesca Lago, Alessandro Grazian.
Leziero e LeLe Battista hanno trovato una formula vincente, con una sintesi di suoni vintage e moderni insieme che negli arrangiamenti raggiunge il suo apice, complice anche la scrittura di quest’ultimo che come aveva già dimostrato nei precedenti lavori ha nella penna gusto e profondità. Di LeLe Battista non vanno dimenticate poi le grandi doti di arrangiatore/produttore anche per altri artisti, dove il suo essere polistrumentista lo agevola non poco e a cui si affianca uno stile diventato ormai riconoscibile.
Difficile, davvero difficile identificare i momenti migliori dell’album (lo so, è una frase abusata in molte recensioni, che fa il paio però con taluni che di ogni nuova uscita non salvano mai nulla…), meglio provare a sfidare il nostro ascoltatore. Basteranno infatti i primi tre pezzi per capire appieno il mondo sonoro in cui state entrando. Inutile andare avanti con l’ascolto. Il consiglio è rimettere da capo i primi tre brani e poi decidere. L’aggancio a quel punto dovrebbe essere già scattato. Proseguite, anche perché la quarta canzone è Da un’altra parte (scritta insieme a Yuri Beretta), brano che sposta ulteriormente l’asticella verso l’alto e poi via fino a Un casino pazzesco, scelto come singolo e firmato da LeLe ed Elisabetta Molica, con uno special centrale davvero riuscito dove tutti i musicisti sono coinvolti nell’architettura della ritmica e della melodia.

Negli ultimi tre brani invece si tira un po’ il fiato, rallentano le dinamiche ma non cambia l’intensità, e troviamo così tre gioiellini (il primo, Barbari, firmato anche da Mauro Ermanno Giovanardi) che arricchiscono e completano un menù che era già da chef stellato. Ci riferiamo soprattutto a Se questo fosse un sogno, “un piccolo frammento di lucidità in questa indifferenza cosmica” come dice il testo, con una musica e un arrangiamento che ti avvolge sempre di più, come una spira che però non soffoca ma abbraccia. Un effetto che l’ascoltatore percepisce non solo in questo brano ma in tutto il lavoro ed è un’esperienza che non capita spesso, abituati come siamo a dover convivere con dei singoli, anche validi, ma che quando vai a scavare un attimo ti accorgi che sono estrapolati da album in cui poi ci trovi corollario piuttosto che contenuto vero. Qui invece siamo di fronte ad un concept album, laddove questo termine vogliamo usarlo soprattutto per le atmosfere musicali che genera e non tanto per la parte testuale, che pure si muove intorno a rotte precise che vedono l’uomo e il suo (complicato) rapporto con il tempo e con il viaggio (interspaziale o interiore fa poca differenza).
È uno di quegli album dove ci trovi un’unicità di fondo, quella stessa straniante emozione che Battiato ha regalato, ad esempio, in alcuni suoi lavori (‘Mondi lontanissimi’ ne è l’esempio più calzante), dove ascoltavi tutte le tracce di fila ma alla fine ti sentivi sempre dentro lo stesso pezzo. Ma questo non vuole essere un ragionamento di “genere”, perché la stessa logica possiamo applicarla a molti album di Paolo Conte, con quel suo mood riconoscile tra mille. O ancora con gli album bianchi di Battisti, dove la sua genialità ha trovato nei produttori inglesi una sponda perfetta (Robyn Smith, Andy Duncan e soprattutto Greg Walsh), confezionando cinque album - specialmente gli ultimi tre - che ci aiutano a spiegare ancora meglio la forza di attrazione musicale che ha un album come ‘Mi do mi medio mi mento’.

Certo, se vuoi raggiungere risultati importanti da solo puoi far poco, anche se un grande lavoro di pre-produzione LeLe l’ha fatto, in piena autonomia, nel suo studio Le Ombre, (nella foto in alto ne vediamo una parte) e come per gli esempi precedenti anche LeLe ha potuto contare su una squadra di musicisti affiatati che lo seguono da molti anni e che hanno una sensibilità musicale molto simile, tra cui sicuramente Giorgio Mastrocola (qui nella foto), con lui fin dai tempi del gruppo La Sintesi.
Aggiungiamoci anche che al missaggio troviamo Paolo Iafelice, che con la sua Adesiva Discografica ha segnato questi ultimi dieci anni con una sensibilità personalissima, usando le “macchine” del suono come un grande sarto accarezza e cuce le sue preziose stoffe. Il tutto si completa quando per l’uscita del disco LeLe Battista sceglie ‘Parola Cantata’, la nuova etichetta fondata da quel camaleontico personaggio – e amico di vecchia data - che è Mauro Ermanno Giovanardi, il quale con non poche difficoltà, ma con entusiasmo e determinazione, sta portando avanti un progetto di factory milanese in cui convogliare stili e produzioni che rispecchiano l’anima del fondatore. E l’anima di Joe è davvero tante cose.
È un mix di elettronica (nel disco di LeLe troviamo echi anche dei La Crus e non male per niente...) e di canzone d’autore, ma Joe ama giocare anche con le parole e infatti la sua seconda produzione l’ha centrata su Martinelli (nella foto a sinistra), un esordiente lecchese che scrive canzoni come fossero film felliniani, ricchi come sono di onirica follia verbale mista ad una cruda analisi sul presente.

Torniamo però alla nostra sfida. Vinta, persa? I tre pezzi vi hanno convinto, avete continuato e siete arrivati in fondo o avete cambiato disco?
In anni come questi dove la critica musicale ha perso molta della sua forza d’attrazione e di influenza, ecco che schierarsi apertamente e in maniera così positiva comporta dei rischi, con fazioni (e faziosi) che sui social possono dire tutto e il contrario di tutto, magari avendo sentito solo un singolo o neanche quello, basandosi solo su pre-giudizi. E spesso, troppo spesso - e anche a noi non ne siamo immuni -, la soluzione la si trova nei famosi colpi al cerchio e qualcuno alla botte.
Ma lo dicevamo all’inizio, questo disco racchiude bellezza e pur consapevoli che non salverà il mondo (anche se noi siamo del partito degli illusi, quelli che credono che 'la bellezza' invece possa farlo...), almeno segnerà un tassello imprescindibile nella discografia di questi anni. 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Leziero Rescigno e LeLe Battista
  • Anno: 2016
  • Etichetta: Parola Cantata Dischi / Goodfellas

Brani migliori

Musicisti

LeLe Battista: voce, pianoforte, programmazioni, sintetizzatori, chitarra acustica (7)
Giorgio Mastrocola: chitarre, sintetizzatori, drum machine e basso elettrico (7)
Gaben: basso elettrico
Niccolò Bodini: batteria acustica
Leziero Rescigno: sintetizzatori, cori, percussioni, vocal beats   --- --- --- --- ---   testi e musiche LeLe Battista ad esclusione di
Non aspettavamo altro 
(testo LeLe Battista e Violante Placido)
Da un'altra parte
(testo LeLe Battista e Yuri Beretta)
Un casino pazzesco
(testo LeLe Battista e Elisabetta Molica)
Barbari
(testo LeLe Battista e Mauro Ermanno Giovanardi)