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Niccolò Fabi

Meno per meno

Quanta vita in 25 anni, la nostra sicuramente e la sua. Nel 1997, anno de Il giardiniere, io cominciavo il liceo. Andavo dalle suore e una maglietta un po’ più corta mi esponeva agli inutili ma sempre puntuali rimbrotti della Madre Superiora. Dica e Capelli aprirono a lui le porte del primo importante successo e furono per me tra i primi testi da scrivere sulla Smemo.

La storia musicale di Niccolò Fabi è una di quelle da scrivere con la s maiuscola; in movimento, in cammino, con lo sguardo voltato in avanti, le spalle dritte di chi ha la coscienza artistica pulita, piena di incontri e amici da portare assieme lungo la strada. Poi accade che arrivi su in vetta, e anche solo per riprendere fiato, respirare a pieni polmoni, ti volti e gli occhi si riempiono in un istante di quel paesaggio…la tua strada. Riconosci tutti gli incroci e gli inciampi, e la fatica, e la gioia, e ad osservare bene ci sono tutte le tue (nostre) canzoni, una dietro l’altra, album dopo album, concerto dopo concerto.

 

Un cantautore Fabi che ha fatto dell’urgenza creativa e della libertà i suoi tratti distintivi, che ha negli anni affinato e limato quella capacità innata di mettere in canzone l’Uomo, l’umanità in tutti i suoi rivoli, i suoi dirupi come le sue meraviglie. Un narratore attento ai dettagli, un amico da mano sulla spalla, un intellettuale che sposta lo sguardo e il pensiero di tutti più in là, oltre l’orizzonte. Immerso nelle sue canzoni, totalmente aderente alle parole cantate, nulla mai stride e nulla arriva all’orecchio come posticcio.

Canzoni come impronte sulla terra, che hanno segnato il passaggio, hanno lasciato un segno. E ognuno di noi, a qualcuna di queste se non a tutte, ci si è avvicinato spinto da un richiamo, e appoggiando sopra una mano o un piede (e il cuore) si è accorto di quanto combaciassero, di quanto fossero simili.

Meno per meno, perché è la sottrazione il senso di tutto, in assoluta controtendenza al contemporaneo, che ci spinge ad aggiungere, ad accumulare fino allo sfinimento, come se fosse tutto lì il senso della vita, e di conseguenza della felicità. E invece è sottrarre, eliminare, ridurre, anche nella musica, per arrivare all’essenza dei suoni, al loro più intimo significato. Un regalo per chi non era presente quel 2 ottobre 2022 all’Arena di Verona, per ascoltare alcuni dei pezzi più importanti di questi 25 anni di carriera (più 4 inediti) destrutturati e ricostruiti dalla sapienza di Enrico Melozzi e della sua Orchestra Notturna Clandestina.

E la terra è il mio segno,
è la mia casa.
A lei devo la mia sola certezza
La misura di ogni mio passo
La mia destinazione
Fino alla fine, fino alla fine”.

(Di Aratro e Di Arena, 2022)

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In dettaglio

  • Anno: 2022
  • Etichetta: BMG

Elenco delle tracce

01. Andare oltre

02. L'uomo che rimane al buio

03. Ha perso la città

04. Una mano sugli occhi

05. Solo un uomo

06. Una buona idea

07. Costruire

08. Al di fuori dell'amore

09. A prescindere da me

10. Di Aratro e di Arena

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