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Tiberio Ferracane

Magaria

Nei primi decenni del Novecento lo storico francese Henry Pirenne propose una sua tesi sul passaggio all’epoca medievale divergendo dall’opinione diffusa che furono le invasioni barbariche a portare al collasso il sistema economico, militare e sociale che Roma aveva gestito per secoli. L’attenzione dello storico francese si spostò sul bacino del Mediterraneo e sull’espansione islamica, sulla rottura di un sistema di scambio circolare tra le sponde di quel bacino d’acqua salsa che è stata la culla della civiltà occidentale, chiuso ai lati e abitato da popolazioni uguali e diverse che hanno avuto sempre una lingua franca buona per essere spesa in scambi e insulti e sorrisi. La tesi di Pirenne sulla rottura dell’unità del Mediterraneo non ha mai troppo convinto i suoi colleghi storici ma presenta numerosi punti di interesse, proprio a partire da quell’idea di identità condivisa e riconoscibile oltre la dimensione statuale, linguistica, religiosa.

E a suffragare questa ipotesi pare arrivare ora il nuovo disco di Tiberio Ferracane. Figlio di genitori siciliani cresciuti a Tunisi e poi rientrati da profughi negli anni Settanta in Europa, dividendosi tra le città industriali del Nord Italia e i porti della costa meridionale francese, Tiberio Ferracane cresce a Torino. A casa sua si parla una lingua meticcia fatta di arabo e francese e siciliano e italiano, fino a certi vezzi piemontesi, sorta di gianduiotti linguistici, che Tiberio ama lasciar cadere con parsimonia studiata tra le sue parole. Perché Tiberio è figlio di quel mondo antico che tanto attirava Pirenne, è lui la risposta alle tesi sull’ipotesi di una identità mediterranea. Alla sua tavola convivono il cous cous e il barbera e la cassata siciliana, sempre assaltata dalle mani sabotatrici dei più golosi, e la carne grigliata in proporzioni sempre eccessive perché la festa lo esige ed è sempre festa. Il Pastis per Tiberio è un rito di iniziazione a un mondo che sa di anice e sudore e fiamme.

E tutto si ritrova in Magaria, un disco diviso a metà tra le canzoni scritte da Ferracane e quelle reinterpretate dei suoi autori preferiti di sempre. Perché Tiberio, da quando era ancora un’adolescente, ha vissuto cantando alle feste e nelle piazze e in certi locali sordidi o di lusso e poi sui palchi dei teatri e ancora nei festival e ancora nelle osterie, in un passare dall’alto al basso che è l’essenza di quelli che l’arte ce l’hanno addosso come la pelle e vada come vada la loro parte te la possono sempre garantire. Da Domenico Modugno a Franco Califano, passando per Adriano Celentano questo disco sembra più un manifesto di vita che una semplice prova d’arte. Perché Ferracane negli anni è caduto nelle canzoni che canta da sempre ed è diventato a sua volta uno di quei personaggi fatti d’ombra e passione, inaffidabile e pronto a giurare sempre, sempre sconfitto e sempre vincitore. Questo disco ce lo consegna alla storia della canzone in tutta la sua portata di esegeta di un modo di essere artista che pare solo una memoria labile, quasi già mitologia e invece pratica di una quotidianità a volte faticosa ma mai rinunciata. Sembra vederlo, tra una canzone e l’altra del disco, mentre torna la notte sulla sua macchina scassata e guida nell’autostrada vuota e dietro, sul sedile, c’è la sua enorme e pesantissima tastiera. Gli amici, come sempre, lo hanno aiutato a caricare valige di cavi e sgabelli e leggii e spartiti e ora è lì da solo che torna verso una casa sognata che forse non è esistita mai, che forse è già all’autogrill.

Le storie di Tiberio quando ti strappano la risata stanno per farti piangere e anche questa volta la maledizione del misurarsi con la vita bastarda ha fatto la sua parte. Philippe Troisi, chitarrista marsigliese che aveva incontrato in rete Tiberio, scambiando con lui alcuni brani e suonando a distanza, è venuto a mancare alla vigilia del loro incontro. Nel disco c’è la testimonianza di questo iscambio che avrebbe potuto regalarci ancora emozioni e suggestioni. Ma è andata così e Tiberio verserà un po’ di orzata nel Pastis anche per la memoria dell’amico e sorriderà sotto il suo cappellino da calzolaio del presepe, e canterà con quella voce che ha sempre fatto la differenza.

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Fabrizio “cit” Chiapello.
  • Anno: 2022
  • Durata: 56:04
  • Etichetta: Transeuropa

Elenco delle tracce

01. Valse a Rocco (intro)
02. La casa sognata
03. Il mio amore di rosso vestita
04. Magaria
05. Sciavuru di mari
06. Carlo
07. Ci vorrebbe ancora un po’ di neve
08. U’ pisci spada
09.  Era di maggio
10.  L’italian
11.  Capodanno
12.  Un’ora sola ti vorrei
13.  Storia d’amore
14. Valse a Rocco

Brani migliori

  1. Vento di scirocco
  2. Carlo
  3. Dall’altra parte della notte

Musicisti

Tiberio Ferracane: voce, pianoforte, tassouky, maracas - Marco Piccirillo: contrabbasso - Fabrizio Gnan: batteria e percussioni - Alberto Fantino: fisarmonica cromatica - Pietro Paolo Marino: oboe - Andrea Sicurella: chitarre - Nicolò Protto: pianoforte - Andrea Chiusano: chitarre - Philippe Troisi: chitarre