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Francesco Sacco

La voce umana

Francesco Sacco è un giovane cantautore classe ‘92, che con La Voce Umana esordisce ufficialmente nella discografia. Nonostante la giovane età, Francesco ha accumulato una vasta gamma di interessi, a partire dagli studi in musica classica, la passione per il cantautorato, per la musica statunitense, la danza e il teatro. Lo stesso titolo del lavoro discografico è una citazione di un’opera di Jean Cocteau, di cui viene riportato un monologo nell’intro dell’album.

La nascita del lavoro è avvenuta tra Milano e Venezia, dove Francesco ha vissuto per tre mesi mentre la moglie lavorava come ballerina. Il silenzio del Lido di Venezia e la solitudine sono state la cornice alle composizioni avvenute con “una tastiera midi, una chitarra e un pc (cit.)”.

Già da queste poche righe di presentazione si intuisce come Francesco è di sicuro un artista originale. Ha delle ‘cose da dire’ e non cade mai nello scontato. Lo dimostrano anzitutto gli arrangiamenti (tutti dello stesso Sacco), registrati impeccabilmente nel capoluogo lombardo da Davide Andreoni e Giacomo Zambelloni presso la ‘Everybody on the Shore’ e masterizzato da Maurizio Giannotti. In essi, l’elettronica la fa decisamente da padrona, a cui si aggiungono pianoforti sognanti, alcune chitarre distorte che danno quella spinta in più, nonché qualche timida intromissione di strumenti acustici a sostenere le ritmiche. La voce di Francesco è bassa, sia di tonalità che di volume, le parti strumentali sono ben studiate e in alcuni passaggi le atmosfere del disco ricordano i primi Bluvertigo o Le Luci della Centrale Elettrica. Canta e recita al tempo stesso e non si lancia mai in grandi aperture melodiche. Due parole anche sui testi, ricchi di citazioni geografiche, storiche e musicali con un flusso concettuale che funziona per accostamento di immagini, descrivendo sentimenti, sofferenze, paure e introspezioni sulle condizioni umane.

Dopo l’intro e una breve La Voce Umana (che alla fine del disco viene riproposta col nome Il Lido di Venezia), L’invenzione del Blues è la terza traccia ed è il brano più accattivante. Nell’intreccio del testo l’invenzione del blues è un mezzo per raggiungere l’amata (“ho inventato il blues senza uscire da camera mia [...] Leggendo sul giornale che anche l’uomo è un animale, governato dal suo assetto ormonale. [...] Rincorrendo te su tutti i libri di mitologia, ho provato a cercarti in qualche mondo parallelo per poi portarti via”) e nell’arrangiamento gli elementi elettronici si intrecciano a riff di chitarre distorte e batterie energiche creando un mix vincente, ricercato e potente al tempo stesso. È quasi un peccato che le chitarre distorte siano meno presenti nel prosieguo, che invece è ricco di elettronica pura. Tuttavia questo non penalizza il lavoro, che comunque mantiene alta la curiosità e la voglia di ascoltare. Berlino Est, scelto come primo singolo è un altro brano che si distingue. L’arrangiamento inizia classico: un pianoforte e poco più con il testo che è una metafora continua, in cui attraverso la descrizione della persona amata si spiegano le vicende storiche e umane dei popoli devastati dal dopoguerra. “Le ciglia di chi ha imparato a dormire con gli occhi socchiusi, [...] e si è svegliato coi pugni chiusi [...] gli occhi di chi non crede in Dio ma una volta forse l’ha visto [...] le mani di chi ha imparato a costruire su quello che resta”.

Nonostante sia un disco d’esordio, il lavoro convince sotto più punti di vista, sia per la profondità dei temi trattati e per l’eleganza delle retoriche, ma anche per l’accuratezza e ricercatezza degli arrangiamenti. Non mancherà di convincere i cultori del cantautorato indie e di sicuro lascia una certa curiosità sui lavori che verranno.

 

 

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In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Etichetta: Autoprodotto

Elenco delle tracce

01. Intro
02. La Voce Umana
03. L’Invenzione del Blues
04. Berlino Est
05. Piove a Nagasaki
06. Maria Maddalena
07. A Te
08. Il Lido di Venezia

Brani migliori

Musicisti

Francesco Sacco (voce, chitarra, tastiere e sintetizzatori)  -  Luca Pasquino (basso)  -  Luca Stignani (batteria)  -  Ilaria Baia Curioni (pianoforte # 4 e 5)  -  Giada Vailati (parlato su # 8)  -  Arrangiamenti di Francesco Sacco