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Gianluca De Rubertis

La violenza della luce

Il linguaggio poetico e raffinato di Gianluca De Rubertis è ben noto a chi segue l’artista dagli albori della sua ventennale carriera. Pur declinandosi in forme e stili diversi – con gli Studiodavoli prima, poi con Il Genio e infine attraverso una vivace serie di collaborazioni, da Roberto Dell’Era a Mauro Ermanno Giovanardi e molti altri – il tocco personale del cantautore pugliese non solo ha sempre trovato il modo di farsi sentire e pian piano distinguere per il suo peculiare gusto ma anche di evolversi con coraggio, senza crogiolarsi mai sui risultati raggiunti, colorando la sua musica con sfumature sempre nuove. È fondamentale ricordarlo per comprendere fino in fondo un disco come La violenza della luce, che, senza prendere totalmente le distanze dal passato e soprattutto dai suoi album da solista, al tempo stesso spicca il volo librandosi su di essi e imponendosi come l’apice del suo vivace percorso artistico.

La violenza della luce è, insomma, un disco che trafigge davvero il buio della stanza con la potenza dei raggi di luce mattutini e le sue note irrompono dalle fessure delle serrande dei nostri occhi ancora socchiusi rivelando i lineamenti di tutto ciò che l’oscurità deformava. Il buio, l’oscurità, le atmosfere notturne sono ciò che sgorga dalla vena intimista della penna e dell’ugola di De Rubertis mentre la luce si impone attraverso gli arrangiamenti dal taglio fresco e ballabile che proietta il cantautorato classico verso nuove dimensioni elettroniche, anzi, per dirla con le parole stesse del brano che dà il titolo all’album, verso uno “spazio siderale tra la luce più violenta che ci sia”.

Se gli episodi più pop, con il loro frizzante appeal radiofonico, aprono a un pubblico più vasto, sono i brani più introspettivi a sottolineare la maturità della scrittura dell’artista leccese. Si pensi ad esempio a Voi mica io, che nasce da un campo lungo sulla società di oggi e sulle sue abitudini più controverse per poi restringere man mano l’obiettivo fino un primo piano su se stesso, accorgendosi che nessuno è esente da peccati (“io che vi accuso chi sono adesso? Una parte di tutti noi”). Altrettanto introspettivo è il testo della conclusiva Dimmi se lo sai, il quale, adagiato su ritmi più pacati e trascinanti, riflette su questioni fondamentali, dal senso stesso della vita fino all’amore, al bene e il male e al destino. È innegabile comunque che il romanticismo è il vero motore che fa pulsare a fiotti più veementi la vena poetica di De Rubertis, come dimostrano Solo una bocca (“ognuno vuole solo una bocca che gli baci le labbra, che lo tocchi davvero”) o il primo singolo, Pantelleria, brano che risplende come una perla al centro dell’intero disco.

Aggiornato a fine agosto con un’inedita versione della title-track, riarrangiata e cantata insieme a Dario Brunori, il cui timbro più acuto e leggero crea un inebriante contrasto vocale con quello più scuro e grave del Nostro, questo disco fonde perfettamente le reminiscenze indie-pop, elettropop, “pop porno” e le diverse gradazioni di cantautorato dei precedenti lavori di De Rubertis confermandolo autore di grande sensibilità, dallo stile elegante, fascinosamente bohemien e senza tempo.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Leziero Rescigno / Matilde Davoli
  • Anno: 2020
  • Durata: 31:38
  • Etichetta: RCA Numero Uno / Sony Music

Elenco delle tracce

01.La violenza della luce (feat. Dario Brunori)
02.Voi mica io
03.Solo una bocca
04.Versateci del vino
05.Che ci facciamo noi
06.Pantelleria
07.La violenza della luce
08.Nel cuore del cuore
09.Dimmi se lo sai

Brani migliori

  1. Pantelleria
  2. La violenza della luce (feat. Dario Brunori)
  3. Solo una bocca