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Franzoni-Zamboni

La signora Marron

C’erano una volta i solisti e c’erano le band, ma c’erano pure quei mini gruppi costituiti da due elementi, denominati Duo. Tanti, bravi, famosi, importanti. Da Simon & Garfunkel a Sonny & Cher, da Crosby & Nash a Dalla-De Gregori e molti altri. Oggi il respiro si è fatto più corto, abbondano i duetti ma la logica è più che altro dettata dal business, che predilige proporre singoli per puntare al successo.

Sulla scia delle grandi coppie della canzone d’autore si inserisce invece il duo Franzoni – Zamboni, cantautori bresciani che hanno di recente pubblicato l’album La signora Marron. Marco Franzoni è musicista (con Micevice, Hugo Race, Le man avec les lunettes, The Union Freego e Claudia is on the sofa) e produttore, ha un suo studio (il Bluefemme Stereorec) dal quale sono transitati in molti, tra cui Omar Pedrini per registrare il suo album Che ci vado a fare a Londra, prodotto dallo stesso Franzoni. Manuele Zamboni è un cantautore vicino al mondo dei songwriters d’oltreoceano (Townes Van Zandt su tutti) e già autore di tre dischi a proprio nome (Flyin' shoes nel 2006, Povero ragazzo blues 2009 e Nessuna attenuante per un figlio di puttana del 2012). I due hanno già suonato assieme agli inizi del nuovo millennio, nel gruppo dei Noverose, ma è con questo album che si concretizza l’idea di dare vita ad un progetto ben delineato. E così, dopo il decisivo incontro in rete con il batterista di Dallas Jonathan Womble (“Ecco quello che mancava per dare il suono che avevamo in mente!”) è nato questo album che stupisce per freschezza, intensità e ricchezza. Un disco che è anche un segno importante a favore del cantautorato italiano, che negli ultimi anni viene descritto come un po’ in calo.

 

“La signora Marron” conferma invece che la canzone d’autore è tuttora – fortunatamente – piena di vita e che ha molte cose importanti ancora da dire. Ed è bello che questa testimonianza a favore della canzone d’autore arrivi dal disco di un gruppo di una provincia musicalmente vivace come Brescia ma che non ha mai trovato la forza (e l’occasione, e la fortuna) per affermarsi come entità comune. Ciò che colpisce immediatamente nel disco è il suono, elemento spesso trascurato nelle produzioni nostrane, nonostante sia importante al pari del testo, musica e interpretazione. Qui troviamo un suono pieno, curato nei minimi particolari, cesellato proprio per consentire alle canzoni di giungere all’ascoltatore nella maniera migliore. Un suono ambizioso, non per mancanza di umiltà ma piuttosto per il desiderio di prendere il largo, di puntare al meglio, di cercare il sound perfetto, con un disco cantato in italiano ma dal respiro internazionale. C’è una bella pastosità nelle voci, che si alternano e si incrociano sulle melodie, le chitarre sono arpeggiate oppure elettriche ma sempre suonate in un certo qual modo e spunta perfino la Fanfara dei Cugini di Montagna nel finale di Gesù Tascabile, c’è qualche spruzzatina di modernità in Ti aspetterò e la batteria è sempre particolarmente efficace.

Ogni brano evidenzia il grande lavoro preparatorio, lo si capisce anche nella struttura e nella delicatezza poetica dei testi. Testi velati da nostalgia, dal desiderio di profondità e di cose genuine. Sono storie che pescano nel passato o che affondano nei nostri tempi pandemici, come la bella Non fa rumore la primavera e la successiva Tenendo gli occhi spenti (“Aspetteremo il caldo e tempi migliori”). Un disco che offre canzoni dal sapore antico ma dal tiro contemporaneo, che pescano nel sacco dei ricordi ma che hanno un sapore fresco, come di pane appena sfornato, con a metà album una chicca come Vincenzina e la fabbrica, indimenticabile canzone di Enzo Jannacci, che uscì come 45 giri e venne inserita nel film di Mario Monicelli ‘Romanzo Popolare’. Una canzone che è un pezzo di storia, che ci ricorda i tempi andati, quelli di una Milano post-realista e pre-yuppista, impregnata di nebbia, smog e fumo, delle lotte di classe tra operai-padroni, della fabbrica come una casa, una famiglia, una comunità, con quel verso struggente che recita “Zero a zero anche ieri 'sto Milan qui, ‘sto Rivera che ormai non mi segna più, che tristezza, il padrone non c'ha neanche 'sti problemi qua”.

Ad aiutare Franzoni – Zamboni una schiera di amici musicisti che hanno contribuito ai suoni, mentre decisiva è stata la spinta di Omar Pedrini, che li ha spronati ad uscire allo scoperto. “La signora Marron” è un una bella novità in questo 2021 dal quale tutti ci aspettiamo tanto, a tutti i livelli e in tutte le direzioni. 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Marco Franzoni, Francesco Venturini e Manuele Zamboni
  • Anno: 2021
  • Durata: 42:20
  • Etichetta: Bluefemme Stereorec

Elenco delle tracce

01.  La signora Marron

02.  Ti aspettavo 

03.  Gesù tascabile

04.  Non fa rumore la primavera

05.  Tenendo gli occhi spenti

06.  Vincenzina e la fabbrica

07.  Arida

08.  Controluce

09.  Vent’anni

10.  Oltre il cortile   

Brani migliori

  1. Ti aspettavo
  2. Non fa rumore la Primavera
  3. Tenendo gli occhi spenti