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Ernest Lo

Io so essere macchina

Ci sono personaggi che artisticamente sono difficili da inquadrare e quando ti trovi ad ascoltare un loro disco per doverlo recensire, cerchi un aggancio per entrare in quel mondo. Che poi, sia chiaro, non è che ogni artista, ogni album, deve avere per forza la porta d’ingresso spalancata, anche perché va messo in conto che magari è proprio l’artista che la “sua” porta vuole tenerla socchiusa, quasi un invito a sbirciare con cautela. Mi è capitato ad esempio con il pescarese Ernest Lo (Remo Santilli), figlio di una stralunata filosofia che gli permette di non prendersi mai troppo sul serio creando cosi un alter-ego ludico, un avatar credibile che non si pone il problema di prendersela con i social, come ad esempio nel singolo di traino Error 404.

Di conseguenza, Io so essere macchina, il suo debutto su album, è quello stacco ludico del quale si sentiva il bisogno in un periodo colmo di timori, tensioni e forzatamente anaffettivo. Perciò i dieci brani in elenco sono la summa di un’ideologia evasiva ma non pragmatica, nel quale Ernest gioca al rialzo dell’ironia cangiante, palese, non sottintesa, lapalissiana fino al midollo con sorprese sonore che pulsano di astrattismo come pure di concretezza estrosa, in un torrente stilistico che non si fa problemi di sorta nell’incalzo tematico. Piazza, in ouverture dell’opera, il singolo Ssialaè, uno spensierato raga-muffin che gioca al richiamo del giro-giro-tondo d’infanzia per poi scudisciare con Bla bla bla sul mare di parole che inondano il Web per mendicare consensi. Dal forte accento indie, s’insinua lo strambo dinoccolamento di I gatti del borgo, mentre l’asettica elettronica di Ti piace? è la vessazione robotica per l’affannosa ricerca del consenso ad ogni costo: cosa da cui (in default), chiaramente Ernest si chiama fuori. Ma, attenzione! Ora che gli prende con Serena vuole andare a nanna? Si mette a strimpellare un’ordinaria ballad? Così sembrerebbe… ed allora? Cosa c’è di strano? In verità, tutto o quasi, ed è da qui che si coglie l’essenza scritturale dell’artista abruzzese: contorni spiazzanti ma anche divagazioni di normalità. Insomma, un processo inverso: capito l’antifona? Lui è capace di Numeri estranianti filo-mantrici, non tirati a casaccio ma con l’anelito del folletto empatico, del joker fraterno che impazza nel Social(e) per fustigare col ghigno sottile. Tanto per non smentirsi sferra, poi, l’ipnotica Talpe ubriache con marcetta macabro-circense che ti lascia di stucco e chiude il sardonico racconto di Io so essere macchina in un Bar Lume di destabilizzante post-indie, concettualizzato con una proposta dalla candidatura compositiva ante-litteram.

Al contempo sarcastico e velatamente ieratico, l’esordio di Ernest Lo semina spore di uno stilismo distinguibile e particolare, riproduttivo di nuova linfa scritturale, talmente vitale per non apparire banale: pericolo brillantemente schivato da Remo Santilli grazie ad Ernest Lo. Strano…ma vero!

 

 

 

 

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In dettaglio

  • Anno: 2021
  • Durata: 32:26
  • Etichetta: Music Force

Elenco delle tracce

01. Ssialaè
02. Error 404
03. Bla bla bla
04. I gatti del borgo
05. Ti piace?
06. Alla coop
07. Serena vuole andare a nanna
08. Numeri
09. Talpe ubriache
10. Bar lume

Brani migliori

  1. I gatti del borgo
  2. Ssialaè
  3. Bar Lume

Musicisti

Ernest  Lo: tutti gli strumenti