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Gang & Daniele Biacchessi

Il Paese delle vergogna

In un Paese dalla memoria corta ed intriso di evidenti “tracce” di decandenza sociale, politica, economica, etica, umana, un lavoro come quello proposto dai Gang e Daniele Biacchessi è una boccata di ossigeno che ci ricongiunge con una modalità espressiva spesso abbandonata in favore di scelte artistiche inconsistenti e/o fuorvianti. Nel nostro Paese, purtroppo, il coraggio di esprimere posizioni forti e sincere, senza paura di perdere rendite di posizione, è ormai appannaggio di pochissimi “mohicani” che non temono il combattimento, non hanno paura di essere scomodi, non soffrono l’essere relegati ai margini della discografia o della cultura. Sanno di non essere vincenti ma, certamente, mai sconfitti. E’ necessario, quindi, partire dal concetto che un lavoro come questo non rappresenta uno spettacolo teatrale – con voce recitante, canzoni e musiche – bensì un viaggio nella memoria e bene hanno fatto i protagonisti, Biacchessi ed i fratelli Severini, ad iniziare con le parole, indimenticabili, di Pietro Calmandrei e della sua ode verso il generale tedesco Kesserling, comandante in capo della Wermacht nella campagna d’Italia nel 1943-1945. Un’ode di straordinario impatto che andrebbe fatta ascoltare ogni 25 aprile soprattuto a chi del revisionismo storico sulla resistenza ha fatto la sua bandiera. Scorrono le storie d’Italia, con Piazza Fontana, la mafia, il malaffare che sgorga dalle parole di Biacchessi, intense e taglienti. Scorrono le immagini di fatti, luoghi, persone, speranze, dolori, nelle canzoni dei Gang che, forse qui più che in altre occasioni, si dimostrano strumenti perfetti della canzone popolare, proprio quella incarnata da Woody Guthrie del quale, come altre migliaia di artisti, sono debitori dell’ingegno artistico e della passione civile e politica. Canzoni come La pianura dei sette fratelli, Perchè Fausto e Iaio?, Dante Di Nanni (degli indimenticati Stormy Six), Sesto San Giovanni, Eurialo e Niso sono l’esempio tangibile che la canzone politica, la canzone sociale, la canzone popolare esiste ancora. Basta avere il coraggio di pensarla, comporla, cantarla. Ma, appunto, ci vuole coraggio e, ahimè, nel nostro Paese e di questi tempi ben pochi ne hanno... Un album ed uno spettacolo consigliato a tutti, in particolare, ai giovani affinchè possano ripensare a quello che è stato affinchè non accada più.     

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Marino, Sandro Severini & Daniele Biacchessi
  • Anno: 2009
  • Durata: 80:25
  • Etichetta: Rumbe Beat Records

Elenco delle tracce

Cd 1
01. Lo avrai, camerata Kesserling (di Pietro Calamandrei)
02. 4 maggio 1944
03. Sant’Anna di Stazzema (recitato)
04. La pianura dei sette fratelli
05. Marzabotto (recitato)
06. Dante di Nanni
07. L’armadio della vergogna (recitato)
08. Eurialo e Niso

Cd 2
01. Ti ricordi il 1969? (recitato)
02. Sesto San Giovanni
03. Piazza Fontana (recitato)
04. Perché Fausto e Iaio?
05. Firenze, Via dei Georgofili (recitato)
06. Ricordo d’autunno
07. Quel giorno a Cinisi (recitato)
08. Capaci e Via D’Amelio (recitato)
09. Via Italia
10. L’albero di Falcone (recitato)
11. Le radici e le ali

Brani migliori

  1. Lo avrai, camerata Kesserling
  2. La pianura dei sette fratelli
  3. Perché Fausto e Iaio?

Musicisti

Marino Severini: chitarra acustica, voce
Sandro Severini
: chitarra elettrica
Daniele Biacchessi
: voce narrante