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Slide Pistons

Festa dell'Unità

Il titolo è già di per sé indicativo: Festa dell’Unità. L’aspettativa è quindi quella di partecipare ad una festa e, garantisce chi scrive, non sarà disattesa. Inoltre, dato che non ci sarà il ‘dibattito’… la concentrazione sarà massima sulla parte musicale e su tutto quello che i musicisti degli Slide Pistons porteranno come dono agli ascoltatori (con la partecipazione di amici in alcuni brani). E, giusto per rimanere in tema, questo lavoro sarà particolarmente apprezzato nella versione live dove, probabilmente, i brani potrebbero essere allungati, modificati, giocati in maniera differente a seconda delle circostanze e dei luoghi (locali, sale da ballo, concerti all’aperto e via immaginando).
Perché la particolarità di questo lavoro è la descrizione della festa, della vitalità, della gioia che il suono della band riesce a proporre e, quando irrompono tromba e trombone, questa dinamica esplode nel modo più seducente e limpido. Brani e canzoni di festa (e goliardia, come in Lu limone) ma, anche, con qualche spruzzo di malinconia, perché come scrisse Lorenzo de’ Medici in ‘Trionfo di Bacco e Arianna’, “di doman non c’è certezza” e la musica è una grande medicina per affrontare la malinconia, è vero, ma ha anche la capacità di farci assaporare il piacere e la bellezza della vita.

 

E proviamo allora ad entrare nelle (sulle) tracce della festa. Sigla rende subito l’idea di come si orienterà l’album, tra suoni mariachi, suoni da festa di piazza, da sala da ballo, sostenuti da un ritmo funky, asciutto ed incisivo. La tromba di Raffaele Kohler si propone come una sorta di pennello che dipinge note sulla tavolozza costruita dal suono degli altri strumenti, con il trombone ad interloquire con densità e profondità. L’atmosfera che si respira è da domenica pomeriggio degli anni ’60 e ’70 e, chiudendo gli occhi, si possono immaginare Enzo Jannacci e Beppe Viola giocare a carte in una bocciofila, circondati da radioline a transistor sintonizzate su ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ con un tuffo nei ricordi della (perduta) giovinezza. La title track si presenta attraverso l’incedere pulsante della sezione ritmica, con la batteria di Nicholas Celeghini a disegnare ritmi, seguita dalla tromba che arriva in punta di piedi e, insieme al trombone, costruisce un tappeto sonoro sul quale possiamo vedere ballare gli immaginari ballerini partecipanti alla festa. La sezione ritmica compie un lavoro egregio di sostegno al brano mentre tromba e trombone, suonato da Luciano Macchia, vanno gioiosamente a braccetto nel tessere una trama sonora che costruisce un climax di attesa, di aspettative, di tensione, di immaginazione rispetto a cosa ci sarà nel dopo festa…Le Clarks di Berlinguer è cantata da Gianluca Grossi e il testo cerca di unire mondi diversi, quello politico sociale di Enrico Berlinguer e quello, musicale giovanilistico, dei Jefferson Airplane. Anche in questo brano prevale un suono funky su cui segnaliamo il finale con tromba e trombone a suonare l’inciso.

 

È un brano breve e nervoso Bombe su Kherson, con un ritmo deciso a raccontare, sempre attraverso il canto di Gianluca Grossi, brandelli della guerra in Ucraina. I fiati sfornano un bel lavoro intorno alle liriche e la sezione ritmica va che è un piacere. Sembra uscita da un sipario che si apre all’improvviso Radio Popolare che, con il suono delicato dei fiati, rende spazio alle note della chitarra elettrica di Francesco Maglia, che trascina il brano verso le melodie costruite dal trombone e, in sequenza, dalla tromba. Il ritmo è tonico e deciso e tutto il brano sembra avere una urgenza di comunicare la forza della musica, la sua capacità di trasformare una giornata, di lenire un umore, di portare sollievo. Gatos Borrachos è, a mio avviso, il brano più intrigante dell’album. Si apre con un suono ‘notturno’ del trombone, molto malinconico e pare che le sue note attendano che la tromba prenda il testimone del suono. L’atmosfera che viene proiettata verso l’ascoltatore è quella di un ambiente tanguero che, rapidamente, assume umori tex-mex mentre il suono del basso (suonato dall’ottimo Giovanni Doneda) incalza con note gravi. La tromba anticipa l’arrivo della chitarra elettrica, dal suono rarefatto e nebbioso, rendendo il clima complessivo una sorta di ode sonora delicata, melliflua e suadente, incamminata verso un fascinoso…the end. La voce di Paoloantonio presenta, a ritmo di ska, Vecchio tram un brano che avrebbe potuto far parte del repertorio di Cochi e Renato dei primi anni ’70. Il tram cantato e proposto come metafora della vita, come uno mezzo per farsi trasportare nel mondo degli stati d’animo quotidiani. Il suono della tromba lega bene ritmo e liriche e il suo “trillo” è una iniezione di fiducia per il domani. Scritta dal compianto cantautore pugliese Matteo Salvatore, Lu limone è una canzone che potremmo definire goliardica o da avanspettacolo anni ’50, con tutti i suoi evidenti doppi sensi. Cantata in dialetto pugliese da Natale Tataj e Silvia Minchillo, è una sorta di corsa, a tempo di ska, con il trombone che ne accompagna il ritmo, incessante e deciso. La tromba, con il suo suono squillante, accende immagini di festa ed il finale trascina questo strumento su sentieri tex-mex in un inevitabile e caotico finale. Ma visto che parliamo di finale, il brano che chiude l’album è Bella ciao (da un album dal titolo Festa dell’Unità ce lo si poteva aspettare…) ed è interpretata (bene) da Guido Fogacci (Radio Popolare, Scuola di Formazione Antonino Caponnetto ed altro…), il cantante che non ti aspetti ma che accompagna il brano, con originalità, tra le braccia della tromba e del trombone che lo fanno danzare, lievemente, verso il soffio finale.

Spente le luci, smontato il palco, gli stands e le tavolate, ammainate le bandiere della festa, ci si può dire soddisfatti dell’ascolto di un lavoro di qualità, con spunti originali e di freschezza artistica. Un lavoro che richiama alla cultura popolare ed al bisogno di relazioni (anche un ballo in piazza, sull’aia, in un giardino è segnale di relazioni, anche cantare sotto il palco, insieme a tanti altri è, anche se in maniera non immediatamente comprensibile, relazione), un lavoro ben strutturato e di qualità. Abbiamo bisogno di musica, di buona musica, di calore ed allegria e osservare la ripresa della pubblicazione di album così come dei concerti, ci fa pensare a come abbiamo potuto farne a meno nel periodo del covid e come loro, i musicisti, hanno potuto tornare a sorridere in un Paese che, nonostante la sua storia musicale, ben poca attenzione presta, da sempre, ad una categoria che rende la vita più leggera e ricca di sfumature di impensabile bellezza.

La fotografia della copertina è di Paolo Sacchi, zio di Raffaele Kohler, ed è stata scattata alla Festa dell’Unità di Firenze del 1975. 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Slide Pistons
  • Anno: 2023
  • Durata: 34:38
  • Etichetta: Autoprodotto

Elenco delle tracce

01. Sigla
02. Festa dell’Unità
03. Le Clarks di Berlinguer
04. Bombe su Kherson
05. Radio Popolare
06. Gatos Borrachos
07. Vecchio tram
08. Lu limone
09. Bella ciao

Brani migliori

Musicisti

 Musicisti Raffaele Kohler: tromba; Luciano Macchia: trombone; Francesco Moglia: chitarra elettrica; Giovanni Doneda: basso; Nicholas Celeghini: batteria;   ---------------------------------   Ospiti Gianluca Grossi: voce in Bombe su Kherson e Le Clarks di Berlinguer Paolantonio: voce in Vecchio tram Natale Tataj: voce in Lu limone Silvia Minchillo: voce in Lu limone Guido Fogacci: voce in Bella ciao