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Paolo Marrone e Massimo Germini

E invece non finisce mai…

Lo dico fin da subito. Qualche settimana fa, all’uscita di questo disco di cover, tutte dello stesso artista, tutte di Roberto Vecchioni, ho pensato: perché? Cosa potranno aggiungere alla magia dei brani originali? Poi mi è stato piazzato in mano il cd, a me, che ho fatto di Vecchioni il pronao del mio pantheon immaginario della canzone d’autore, e che non conto più le molte decine di suoi concerti a cui ho assistito in quarant’anni, dai grandi teatri delle grandi città alle piccole piazze dei borghi di periferia, e non posso negare la circospezione e la diffidenza iniziale nell’approccio ai primi ascolti.

Adesso, dopo averli quasi consumati i solchi di questo cd, capisco quanto fosse fuorviante il mio quesito iniziale. Non cosa avrebbe potuto aggiungere, ma quanto avrebbe potuto sfrondare, in una tecnica di sottrazione, per restituire l’essenzialità, la nudità, l’anima dell’interpretazione voce chitarra e basta, che è lo spirito ed il fine di questo riuscito lavoro discografico. Un disco, E invece non finisce mai, che nasce dalla felice intuizione di Paolo Marrone, cantautore pugliese e voce solista del gruppo musicale Favonio subito corrisposta da Massimo Germini, chitarrista, arrangiatore e compositore, che da più di vent’anni accompagna il Prof nei tour, in sala di registrazione e negli eventi didattici e divulgativi, tessendo con la sua chitarra le armonie sulle quali si innestano la voce, le parole e le atmosfere del cantautore (e molto altro) milanese. Un musicista prezioso Germini, ben sapendo quanta parte abbia dal 2002 in avanti - insieme ad un altro fidatissimo e talentuoso musicista come Lucio Fabbri, da 'decenni' a fianco del Prof - nella trasposizione delle intuizioni compositive di Vecchioni. Un lavoro d'équipe che porta al prodotto finale impresso nei solchi del supporto fisico, vinile o cd che sia, senza dimenticare quanta cura viene messa per la preparazione dei brani da portare in tour (qui sotto una foto di repertorio di Germini e Vecchioni in una trasmissione televisiva)

 

Ma tornando al disco in questione, queste tredici tracce, musicalmente riadattate da Germini per assecondare il “vocione” profondo di Paolo Marrone, sono un viaggio nel tempo e nella produzione artistica del Professor Vecchioni. Sono il frutto di una selezione iniziale di circa trenta brani ed hanno come denominatore comune il tema dell’amore, nelle infinite declinazioni e suggestioni che costituiscono l’ossatura poetica dell’artista: la capacità di raccontare l’istante, e quelle sensazioni così difficili da cristallizzare, l’immedesimazione, la tematica del “doppio”. Un viaggio in punta di piedi, con grande rispetto e rigore artistico, nel quale il senso del tempo è plasticamente rappresentato dall’anteposizione, in quarta di copertina, dell’anno di uscita di fianco a ciascun titolo della track list dell’album.

Massimo Germini feconda la riuscita di quest’album minimale, “corde e voce” con il talento, la misura e l’esperienza di chi queste tredici perle canore le suona, insieme a tante altre, accanto a Vecchioni da molti anni, padroneggiandone ogni accordo, ogni respiro, ogni pausa, sonorità e sfumatura, ed indossando per l’occasione i panni di un Virgilio, accompagnando con sapienza ed essenzialità l’interpretazione pulita e scarna di Paolo Marrone nel mistero e nelle armonie di questi brani, tutti piuttosto noti al grande pubblico, ed alcuni di notevole successo. Inutile ricercare la complessità e le sfumature del timbro vocale del Prof in questa raccolta di cover, il suo recitativo appassionato, quasi teatrale, di alcune interpretazioni; questo, come già accennato, è un lavoro per sottrazione, nel quale tuttavia si apprezzano le tonalità vocali di Marrone, intonate, profonde e pastose, seppur non scevre da qualche inflessione fonetica propria del dialetto foggiano, con le vocali e ed o piuttosto aperte, riscontrate in particolare nel cantato di Luci a San Siro, certamente tra le canzoni più intime ed autobiografiche del Prof, e di Celia de la Serna. Colpisce semmai che la cernita dei brani interpretati si dispieghi nell’arco temporale fra l’anno 1971 e il 2004, lasciando fuori quattro successivi album in studio, che avrebbero potuto rappresentare ulteriori opportunità interpretative.

 

Tra le cose più riuscite ci è parso di cogliere l’interpretazione, vocale e musicale di Vorrei, un respiro, quasi un sussurro, nel quale la parte suonata e quella cantata restituiscono un senso di armonia e pienezza, poi la tristissima Sestri Levante, che mantiene intatta la sensazione ineluttabile di disfatta, l’intro musicale di E invece non finisce mai, peraltro pregevole anche nelle sue tinte vocali, che trasmettono l’urgenza e l’istintività del brano, ma anche questa versione de Il cielo capovolto, che è un piccolo gioiello di artigianato, per arrangiamento, intonazione, pathos. Né si può tralasciare l’ottima esecuzione di Viola d’inverno, una delle perle dell’album Il lanciatore di coltelli, arricchita dall’armonica di Mauro Pagani, e la convincente interpretazione di Mi manchi, primo singolo estratto dall’album, accompagnato da un video a firma di Paolo Boriani (vedi il video)
Qualche chiaroscuro invece emerge nell'esecuzione di Sogna, ragazzo, sogna, pezzo che, per il suo ritmo veloce e la complessità strumentale dell’arrangiamento originale, si presta poco a un’interpretazione voce e chitarra, col risultato che il brano risulta forse eccessivamente cantilenato.

 

Sempre in tema di chiaroscuri, stavolta nella sua accezione appropriata, segnaliamo la bella copertina del disco, uno scatto fotografico del maestro Renzo Chiesa, tratto da una serie di ritratti di circa vent’anni fa, fatti in giro per Milano a gente comune, che sembra narrare il valore dei segni del tempo e dell’ambiente tipicamente legato alla Milano del passato, alle sue atmosfere degli anni sessanta, quelle di Fo, Jannacci, Gaber, del Derby. Le rughe del volto impresso in copertina rappresentano il vissuto delle battaglie quotidiane nell’attraversamento dell’amore, in tutte le sue forme e sfaccettature, con le gioie, i dolori, e la fatica che tutto questo andare reca in sé.

Questo è ad oggi l’unico tributo monotematico all’opera discografica di Roberto Vecchioni. Un lavoro nel complesso convincente e rispettoso della cifra artistica dell’autore e dello spessore dei brani scelti, i quali erano bellissimi prima, e belli restano in queste nuove versioni improntate all’essenzialità.

 

Foto di Renzo Chiesa e di Carlo Caruso (dove indicato)

 

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In dettaglio

  • Anno: 2022
  • Durata: 50:49
  • Etichetta: Logo/Self

Elenco delle tracce

01. Il cielo capovolto (ultimo canto di Saffo)

02. Mi manchi

03. Sogna, ragazzo, sogna

04. La bellezza (Gustav e Tadzio)

05. Vorrei

06. Sestri Levante

07. E invece non finisce mai

08. Figlia

09. Viola d’inverno

10. Celia de la Serna

11. Le lettere d’amore (Chevalier de Pas)

12. Dentro gli occhi

13. Luci a San Siro

 

Brani migliori

  1. Vorrei
  2. Sestri Levante
  3. E invece non finisce mai…

Musicisti

Chitarra classica e arrangiamenti: Massimo Germini
Autori dei testi originali: Roberto Vecchioni (per Luci a San Siro: musica di Andrea Lo Vecchio)
Registrazione e missaggio: Lele Battista presso Le Ombre Studio, Milano
Mastering: Max Lotti
Grafica: Roby Manini
Foto e copertina: Renzo Chiesa