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Dardust

Duality

Raccontare Duality, l’ultimo album di Dardust, equivale a fare un’immersione in un mondo sonoro continuamente mutevole nelle sfumature ma incredibilmente ancorato alle certezze artistiche del suo creatore. Abbandonate però l’idea di Dario Faini (Dardust appunto) come autore mainstream alla base di decine e decine di successi, che in una manciata di anni ha collaborato con la maggior parte del mondo pop italiano, spesso regalando ai brani ottimi posizionamenti nelle classifiche di vendita.

Il suo mondo, i suoi dischi, e questo in particolare, guardano altrove, guardano al futuro. Il titolo stesso ci invita a meditare sul tema del doppio. È doppio nel formato, venti brani, praticamente due dischi in uno, con dieci tracce di piano solo, a rincorrere atmosfere e sapori d’oriente, nella stagione della fioritura, dove il bocciolo, in particolare del ciliegio, rappresenta una perenne rinascita, un epilogo che diventa continuamente prologo, e dieci tracce elettroniche che si mantengono su uno scheletro sonoro che supporta  rincorse verso stili e sensazioni sparse dei decenni passati più recenti, omaggiando colonne sonore o spaziando dall’italo disco al nu jazz. Un doppio che si compone di sentimento al piano e di razionalità compositiva ai campionatori. D’altra parte questa sua attitudine al doppio è più vicina all’unire le distanze che a evidenziarle, intento messo in chiaro già dal suo nome d’arte che è l’incontro della creatura di David Bowie, Ziggy Stardust, con i Dust Brothers, primo nome dei Chemical Brothers. Questo unire crea dei punti di contatto che diventano confine, e su questo confine Dario Faini ha dimostrato di sapersi muovere mantenendo la propria identità, come ha dimostrato anche quando è stato scelto come Maestro Concertante alla ‘Notte della Taranta’, in cui ha provato a rileggere la tradizione popolare con la lente della sua elettronica.

 

Come tutti gli esploratori però neanche lui si lascia fermare dai confini e “Duality” pare proprio dire che dopo anni dedicati all’Italia, il musicista marchigiano voglia andare oltre, misurarsi con altri paesi e altre culture. Nel disco, come detto, c’è l’oriente ma, probabilmente, nel suo futuro artistico ci saranno palchi sparsi ai quattro angoli del pianeta. Le composizioni di “Duality”, che vengano dalle mani poggiate sui tasti di legno o ebano del piano o dai tasti dei campionatori, all’ascolto, lasciano molto spazio all’immaginazione, anche grazie al carattere quasi solo strumentale dei brani. Le voci sono pochissime, concentrate nelle dieci tracce elettroniche e spesso usate come ulteriore strumento, l’unica voce che si manifesta in una più usuale forma canzone, nel brano Addò Staje, è quella del napoletano Tropico, al secolo Davide Petrella, uno degli autori di maggior successo degli ultimi anni, basta ricordare che solo qualche settimana fa ha piazzato due suoi brani ai primi due posti del podio del Festival di Sanremo. L’ascolto attento di questo ultimo lavoro dunque, spinge a pensare che il viaggio musicale di Dardust, nonostante abbia già colmato distanze notevoli, possa essere solo ancora in fase di decollo.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Dario Faini  
  • Anno: 2022
  • Durata: 76:05
  • Etichetta: Sony Masterworks

Elenco delle tracce

1.1 Parallel 43

1.2 Space Samurai

1.3 Fluid Love

1.4 We're Ready to Shine Again

1.5 Horizon in Your Eyes

1.6 Forget to Be

1.7 Addó Staje (feat. Tropico)

1.8 The Whistle

1.9 Petals (Exterior Night)

1.10 Hymn (Epilogue)

2.1 Lucciole (Dalla Finestra)

2.2 Petali (Interno Giorno)

2.3 Nuvole in Fiore

2.4 Dono Per un Addio

2.5 Hanafubuki (Attraverso La Tempesta Dei Fiori Di Ciliegio)

2.6 Komorebi (Luce Che Filtra Tra Le Foglie Degli Alberi)

2.7 Dune

2.8 Stormi Di Origami

2.9 Nintai (Spada Nel Cuore)

2.10 Inno (Prologo)

 

Brani migliori

  1. Hanafubuki (Attraverso La Tempesta Dei Fiori Di Ciliegio)
  2. Addó Staje (feat. Tropico)
  3. Petali (Interno Giorno)