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Galoni

Cronache di un tempo storto

Premessa: Emanuele Galoni, in arte semplicemente Galoni, è un artista incredibile, di spessore, nel senso che i suoi brani sono stratificati e ti portano in profondità. Perciò questo viaggio all’interno di Cronache di un tempo storto, suo ultimo album, non può che cominciare con il consiglio, come si farebbe con un caro amico, di andare a recuperare tutti i suoi precedenti lavori discografici. Un tempo storto il nostro, certamente. Le mille storture con cui tentiamo di combattere nel quotidiano, spesso perdendo malamente, sono così evidenti. Così feroci a volte, oramai endemiche, ma senza che mai il bisogno di provare a raddrizzarlo il mondo, e il tempo, si affievolisca.

Cronache, narrazioni quasi giornalistiche, personaggi principali, antagonisti, la loro presentazione, poi la storia che si svolge e il culmine con lo svelamento della sorte del protagonista. Storie in cui Galoni non è solo occhio che osserva, penna che racconta, voce fuori campo, ma anche e spesso centro del racconto. Riflessioni che dalla brutalità della vita partono e alla vita ritornano, portandosi addosso sempre una malinconia struggente, seme però di movimento e mai di resa.

 

In quadri sonori coinvolgenti e fortemente evocativi, le parole si distendono e prendono ciascuna il loro posto con precisione chirurgica, come fossero state sempre lì, essenza stessa di quelle melodie. Sa usare tutte le sfumature Galoni, come pochi, come pochissimi altri della sua generazione. L’ironia amara che si mischia alla tenerezza, per esempio, il realismo sfrontato con la necessità di una poetica illusione, tutto con l’evidente capacità di raccogliere in un’immagine, in un fotogramma, emozioni dirompenti che per essere comprese necessiterebbero di pagine e pagine.

Un compendio delle relazioni umane, e dei nodi che le compongono. L’ascolto di questo album permette semplicemente di dare un nome alle cose che ci accadono nella vita, quelle di fuori, perché lo sguardo di chi racconta è preciso nel portarci anche negli angoli più nascosti, e quelle di dentro, sempre così inafferrabili eppure così limpide quando svelate dalle sue parole. L’esercizio fisico di piangere, che ha fermato il lockdown 2020 in una canzone, è una delle cose più emozionanti che siano state scritte. Buoni propositi per il nuovo anno, che chiude il disco, dovremmo cantarcela ogni giorno allo specchio. In mezzo ci sono altri nove brani, con dentro tutti noi, nessuno escluso. 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Emanuele Colandrea, Emanuele Galoni
  • Anno: 2023
  • Etichetta: Freecom Hub / Amor fati

Elenco delle tracce

01. Patrimonio dell'Unesco

02. L'esercizio fisico di piangere

03. In mezzo alla fretta

04. Mare Magnum

05. Non devi aver paura di niente

06. La strada di casa

07. Sui piani alti di un palazzo

08. Le rovine di Pompei

09. Gino

10. Come il cobalto negli iPhone

11. Buoni propositi per il nuovo anno

Brani migliori

  1. L’esercizio fisico di piangere
  2. Buoni propositi per il nuovo anno

Musicisti

Emanuele Galoni: voce, chitarra acustica e classica, cori, armonica;
Andrea Ruggiero: archi;
Emanuele Colandrea: chitarra acustica e classica, synth, piano, drum machine, batteria, cori, basso su L'esercizio fisico di piangere;
Giuliano Bastianelli: chitarra elettrica, piano su Le rovine di Pompei;
Fabio Giandon: batteria;
Valerio Manelfi: basso;
Simone Nanni: fiati;
Alessandro Di Nunzio: batteria su La strada di casa, cori