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Federico Poggipollini

Canzoni rubate

Canzoni Rubate è il nuovo album di Federico Poggipollini uscito nella primavera del 2021, sotto etichetta Django Dischi e distribuito da Self. Un titolo che potrebbe essere fuorviante nel suo significato se letto superficialmente e che, in realtà, rappresenta un atto di rispetto nei confronti di quelle canzoni famose, ma anche e soprattutto di quelle meno note, rimaste nascoste tra le pieghe del tempo, rubate in un certo senso sì, ma all’oblio. Poggipollini, infatti, queste canzoni le prende in prestito per dargli una nuova veste e un rinnovato vigore negli arrangiamenti. È un lavoro che si compone di parecchia ricerca e, soprattutto, è l’espressione autentica del suo amore per la musica. Un sentimento nutrito sin dai suoi esordi, quando all’età di 11 anni imbraccia per la prima volta un basso. Strumento che poi accantona, a maggior favore della sua inseparabile chitarra, ma che in questo album ad esempio è possibile ritrovare nella riedizione del brano Città in fiamme del 1986, che proviene dai suoi esordi, dal repertorio della band new wave bolognese Tribal Noise di cui all’epoca Poggipollini faceva parte.

 

 

Canzoni Rubate si compone di 17 brani di cui 9 sono cover, 1 inedito e 7 brani strumentali originali. É un viaggio retrospettivo che attinge da produzioni che provengono da un decennio che sta tra la fine degli anni’70 e la fine degli anni’80, con particolare attenzione alla scena progressive.

Ad aprire l’ascolto è Elissa, il primo dei 7 camei strumentali, della durata di meno di trenta secondi che - assieme a Ms.Ette, Lockdown, Bobcat, Rise, Vincent Price, Hondo, Neifile e Impossible Dream – rappresentano brevi pause di respiro che inframmezzano e introducono l’ascolto delle ‘canzoni’. La selezione che Federico Poggipollini ha scelto di fare è legata principalmente ai ricordi, alle storie da raccontare.  È il caso, ad esempio di Varietà, brano scritto da Mogol e Mario Lavezzi per Gianni Morandi di cui scopriamo che, in realtà, quella che ha colpito maggiormente la sua attenzione è la versione cantata da Lavezzi, da lui scoperta in occasione della promozione dell’album che lo ha visto protagonista sui palchi nel tour 89/90. La rivisitazione contenuta in questo album parte con un corroborante riff di chitarra, quasi psichedelico, che introduce e lascia spazio alle colorate note di una versione ancor più vivace dell’originale. Si avvale della partecipazione dello stesso Gianni Morandi che, mosso dal consueto entusiasmo che lo caratterizza, si è prestato volentieri a partecipare nel duetto, rendendola oltremodo preziosa. Mentre si ascolta la strofa “Io vorrei proprio che tu mi assomigliassi un po’”, pare quasi anche di intravedere idealmente, un passaggio di testimone tra i due artisti, che hanno in comune anche le stesse radici emiliane/bolognesi.

Il secondo ospite di “Canzoni Rubate” è Eugenio Finardi, che reinterpreta in questo duetto Trappole uno dei brani meno noti al grande pubblico, proveniente dal suo repertorio. Questa canzone che apre l’album “Finardi” (del 1981), evoca sonorità che già nella versione originale sono fortemente contaminate dalla presenza di quell’elettronica che ha caratterizzato ampiamente il panorama punk e new wave. Una versione più grintosa, quasi “da pogo” anche se in questi tempi, sappiamo bene quanto sia consigliabile mantenere certe distanze... anche se tuttavia potrebbe servire a sfogare un po’ di quella rabbia che, se tenuta dentro, può far male. E per dirla con loro “Quando il vento cambierà, si vedrà”.

 

 

Affascinante anche la Monna Lisa dell’indimenticabile Ivan Graziani che unisce più generazioni musicali, tra loro distanti e che nel risultato finale funziona parecchio. In “Canzoni Rubate” è infatti interpretata assieme a Cimini (Federico anche lui) giovane cantautore di origine cosentina e bolognese d’adozione, che ha partecipato all’edizione 2019 del Festival di Sanremo tra le nuove proposte. Federico Poggipollini definisce il brano con queste parole: “Un rhythm and blues con un testo che nella mia testa suona quasi fumettistico”.

Delay è invece l’ unico inedito presente nell’album e gioca sull’assonanza con la pronuncia della parola inglese delay - che in italiano si legge dilei. È dedicata, forse, al racconto di una lei perduta, stanca di attendere il suo amato che la trascura e che alla fine si è presa i suoi spazi. L’eco delle sue parole e della di lei presenza – appunto – continua a farsi sentire in loop, fino ad arrivare a risuonare in un giro blues. Le sonorità rock richiamano alla memoria anche quelle atmosfere che si potevano trovare spesso ad accompagnare i telefilm e le serie tv, trasmesse alla fine degli anni’70. 

Non manca anche un po’ di reggae contaminato di prog, come accade in È l’aurora (brano di Oscar Prudente e Ivano Fossati). C’è poi l’omaggio a Freak Antoni e agli Skiantos – tra i gruppi bolognesi che maggiormente rappresentano i riferimenti musicali di Poggipollini –  nella rivisitazione, voce e chitarra del brano Il Chiodo e troviamo del funk rock nella ballata Malamore (scritta da Enzo Carella in collaborazione con il poeta Panella) che evoca già dalle prime note, l’armonia di quel synth harpsichord anni’80 che riproduceva la spinetta, contenuta in Golden Brown degli Stranglers.

 

Per meglio comprendere e godersi questo lavoro, è consigliabile andare a riascoltare anche le versioni originali. Per qualcuno più giovane magari sarà l’occasione per scoprirle addirittura per la prima volta. Del resto, forse uno degli intenti di queste ‘Canzoni Rubate’, è proprio ridare alla musica anche quella connotazione che in molta della produzione attuale spesso si rischia di perdere. La voglia di soffermarsi, di prendersi il tempo per approfondire, di cercare di capire - o meglio di carpire - cosa si cela dietro a una produzione autoriale, senza arrivare ad appiattirne il suono o a sostituirlo con i moderni tool, a volte un po’ de-personalizzanti. L’ascolto può anche aprire diverse strade interpretative e suscitare differenti reazioni. Per chi ha attraversato gli anni ai quali fanno riferimento queste canzoni, l’effetto rievocativo è predominante nel riportare in vita momenti, atmosfere, colori e immagini di quel passato. Interessante e curioso sarebbe comprendere invece cosa viene colto dall’ascolto da parte di chi è nato anche solo dieci anni più tardi, perché indubbiamente gli scenari, così come il modo di interpretare la musica e i testi, sono molto cambiati nel tempo e l’ascolto non risulterebbe così fortemente influenzato dalle componenti nostalgiche.

Nel gennaio dello scorso anno è stato rilasciato sulla piattaforma di YouTube il video di Varietà, girato nella location del Covo Club, storico live club di Bologna. In questo video Federico Poggipollini veste i panni di John Lennon, Jimi Hendrix, Charlie Chaplin, Keith Richards, anche se alla fine solo uno è il prescelto. Chi sarà? Lo potete scoprire al seguente link:

https://www.youtube.com/watch?v=G9rShMshzsM

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Michael Urbano batterista e produttore artistico insieme a Federico Poggipollini nei brani: Varietà, Delay, Trappole, È l’aurora e Monna Lisa
  • Anno: 2021
  • Durata: 34:05
  • Etichetta: Django Dischi / Self

Elenco delle tracce

01. Elissa

02. Varietà (Feat.Gianni Morandi)                    

03. Delay

04. Ms.Ette

05. Trappole (Feat.Eugenio Finardi)

06. Lockdown

07. Monna Lisa (Feat Cimini)

08. È l’aurora

09. Il Chiodo

10. Bobcat

11. Città in fiamme

12. Rise

13. Vincent Price

14. Hondo

15. Malamore

16. Neifile

17. Impossible Dream

Brani migliori

  1. Varietà (feat. Gianni Morandi)
  2. Delay
  3. Monna Lisa (feat.Cimini)

Musicisti

Marco Prati, Alberto Linari, Ivano Zanotti, Giorgio Santisi, Corrado Terzi, Daniela Galli