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Saba

Biyo – Water is love

Il secondo disco di Saba è un progetto che gira attorno al concetto dell'acqua, “biyo” in somalo, e analizza i vari significati di quest'elemento, specie in Etiopia, un paese assetato eppure potenzialmente tanto ricco di acqua. Acqua che è di volta di volta fonte di vita (Biyo, parola la cui assonanza con il greco “bios” non fa che accentuare il suo essere elemento essenziale per la vita), mare da attraversare in cerca di speranza (Acqua di mare, che dà voce agli immigrati che raggiungono le nostre coste), assenza e dunque aridità (Crowded desert), elemento vitale anche per la natura, che è di per sé vita e ossigeno (Forest) o elemento catartico che lava via il dolore (Yet nou).

 

Talvolta però neanche l'acqua basta a ripulire le colpe, come in My father was a soldier (che si conclude significativamente con le note di Faccetta nera), in cui Saba cerca di spiegarsi il motivo del colonialismo fascista in Africa «all the poison that they spread / wasn’t cancelled by the pouring rain», ben sapendo che non c'è mai una giustificazione perché un uomo ne assoggetti e uccida un altro, benché stia semplicemente eseguendo un ordine.

 

Un incontro fallito, quello tra italiani e africani, episodio negativo in un disco che per lo più parla di incontri ben riusciti. In Welcome, che canta i valori dell'accoglienza e l'importanza del viaggio come uscita da sé e incontro con l'altro, con il distante e il diverso, il crogiolo di culture di Djibouti road, o l'unione tra Africa e Occidente, fra il re Salomone e la regina di Saba in Solomon, canzone che si rifà nel testo e nelle atmosfere allo spirito sacrale e allo stesso tempo sensuale del Cantico dei Cantici. Anche la sacralità è un concetto ricorrente. Il suo legame indissolubile con la vita rende infatti l'acqua qualcosa di sacro, così i bambini che vanno alle fonti a raccogliere l'acqua sono “in cammino come processioni colorate verso la fonte battesimale, il sacro giorno del Timquet (Epifania)” (Biyo).

 

Dunque quando l'incontro è comprensione non può che portare a ricchezza e pace, ma quando diventa scontro, produrrà solo morte e al dolore. Il Mediterraneo è forse il simbolo di questa contraddizione, nel suo essere la grande culla della nostra civiltà ma anche scenario di violenze e morte (Amal Fatah, Acqua di mare). Anche le diverse lingue utilizzate da Saba nel disco (italiano, somalo, inglese, amarico), lungi dall'essere motivo di confusione, contribuiscono a creare un caleidoscopio sonoro che vuole essere un abbraccio tra le culture e i mondi: «La mia voce racconterà anche la tua storia, e sarà come se stessimo parlando la stessa lingua» (Welcome).

 

All'incontro di lingue si aggiunge quello di stili e suggestioni musicali. Gli strumenti antichi interagiscono con quelli moderni, etnici e classici, quasi totalmente acustici, in un amalgama che assume di volta in volta la forma di un pop, rock, canzone d'autore, world music.

 

In un'epoca in cui le contaminazioni musicali sono anche un po' di moda, questo disco di Saba ci appare particolarmente credibile e giustificato. Per le vicende biografiche della cantautrice (che è italo-etiope e nata in Somalia), per il viaggio (anche fisico) che ha fatto alla ricerca delle proprie origini, per l'afflato etico e l'elaborazione concettuale che stanno alla base di tutto (e che non a caso hanno portato ad una collaborazione con Amref), e per la lunga carriera di Fabio Barovero (produttore e arrangiatore del disco) nel campo della ricerca musicale e della world music.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Fabio Barovero
  • Anno: 2010
  • Durata: 50:09
  • Etichetta: Egea

Elenco delle tracce

01. Biyo
02. Welcome
03. Solomon 
04. Acqua di mare
05. Amal Fatah
06. Yet nou
07. Crowded desert
08. Djibouti Road
09. My father was a soldier
10. Forest
11. Weha

Brani migliori

  1. Biyo
  2. Salomon
  3. Acqua di mare

Musicisti

Fabio Barovero: keyboards, percussions
Martino Roberts: bass Endale Abate: masinko, krar Salvio Vasallo: drum Mario Congiu: guitar Yod Abyssinia Orchestra: masinko, washint Tatè Nsongan: congas Simone Rossetti Bazzaro: violins, violas Federico Marchesano: doublebass Lao Kouyaté: voice, kora Cheikh Fall: drum, djembè Paolo Parpaglione: tenor sax, bar sax Asfaw: voice