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Umberto Palazzo

Belvedere Orientale

Belvedere Orientale, il nuovo album di Umberto Palazzo, è un disco che celebra la vita vissuta sulle rive dell’Adriatico. Il percorso solista del cantautore abruzzese, dopo “L’Eden dei lunatici” uscito due anni fa, prosegue arricchendosi di nuove suggestioni e, accanto agli echi di Lucio Battisti, Lucio Dalla, Ivan Graziani ed Eugenio Finardi, già presenti nel precedente lavoro, qui si inseriscono elementi di funk psichedelico e soul e rimandi ad altri ‘amori musicali’ quali i Beatles, Paul Weller, Paul Simon, Marvin Gaye e la Motown, con qualche colorazione estiva, latina e tropicale. All’interno di queste sonorità, Palazzo racconta una serie di storie, alcune nostalgiche, altre legate all’attualità, con un tono lieve, fra malinconia e ironia, che si addice sia agli episodi più sereni che a quelli più drammatici. L’album è nato in un periodo molto buio, quello della pandemia, ma la scelta di narrare “la tragicommedia della vita con il sorriso sulle labbra”, come ha dichiarato lo stesso artista, è la consapevole cifra stilistica di tutto il disco, che impregna sia le liriche che le scelte musicali.

Palazzo ci conduce così, con le distese di acqua salata davanti ai nostri occhi, in una ideale passeggiata che si snoda tra passato e presente, evidenziando un marcato gusto per il ritratto e dunque le località marittime si popolano di personaggi che, pur nella loro variegata diversità, sono sempre tratteggiati con affetto. Sulle coste del Levante “il cielo è sempre azzurro e l’aria è sempre fine” e significativamente l’ascolto parte con San Junipero, brano che rimanda all’omonimo episodio della serie ‘Black Mirror’, ambientato in una località virtuale dove si può vivere una gioventù eterna, lontano dalla realtà. Un ambiente idilliaco dove tutto sembra possibile, “la festa è senza fine” ed anche “la musica è sublime”. Questo ameno paesaggio balneare, però, contrasta nettamente con le condizioni critiche in cui vivono a volte gli adolescenti di oggi, come Paolo, Ivo e Angelo, tre “ragazzi di strada” descritti in maniera quasi pasoliniana insieme alle loro strategie di sopravvivenza (“non c’è corda che tenga insieme i giorni sprecati”) e ai loro sogni, che però non salvano due di loro da una prematura, impietosa fine. L’introduzione di chitarra e, più avanti, gli accordi ripetuti in battere e in levare che poi si appoggiano su un accordo minore permettono una buona carica espressiva della voce, conferendo dolcezza alla narrazione.

Due figure femminili molto diverse tra loro sono invece quella di Silvia, protagonista di Incontri privati del terzo tipo, che vuole essere “attrice della propria vita” nei propri rapporti vissuti all’insegna della fantasia e della trasgressione, e quella della Lucertola al sole, la ragazza dal flessuoso corpo di gazzella che si abbronza sulla spiaggia, vista attraverso lo sguardo ammirato del suo partner. Un altro abitante di questi luoghi è il Re della Collina, un emarginato che haocchi di cristallo puro, ciglia lunghe di carbone” e “mani forti come acciaio”: dalla propria condizione di isolamento accentuata dall’indifferente splendore della natura marittima, egli osserva da lontano “le bianche vele del mare” , “le belle donne” e la vita altrui, non potendo farne parte.

 

Uno degli episodi migliori del disco è Radio Radio, un inno alle radio libere, ma anche un affettuoso ripensare alla propria giovinezza e ai momenti magici in cui “Marinella non annegò e un extraterrestre la maritò”. Il mosaico di citazioni di tante canzoni, da Vasco Rossi a Vecchioni, da Battisti a Finardi, descrive un mondo che non c’è più, ma che è rimasto nel cuore di tutti coloro che hanno partecipato a quella stagione dorata. Lo stesso mondo, quello degli anni Settanta, pervade le atmosfere di Qui: il primo singolo estratto dall’album racconta la vita familiare di un tempo, vista sia con gli “occhi di innocente” di Umberto bambino che con lo sguardo consapevole ed affettuoso dell’adulto, quasi contemplando una serie di fotografie, reali o immaginarie, che ritraggono i familiari dell’artista e la sua quotidianità fatta di giochi, TV in bianco e nero e ricordi del festival di Sanremo. Non c’è alcuna nota amara, solo una grande serenità trasmessa dai sognanti assoli di chitarra e dai cambi di tonalità da maggiore a minore.

Belvedere Orientale è un disco al tempo stesso solare e nostalgico, contemplativo, che però a tratti scava nel disagio mantenendo un non facile equilibrio tra franchezza e leggerezza. È un lavoro che, nel dichiarare apertamente i propri punti di riferimento, costituisce un’ulteriore tappa dell’articolato percorso di un musicista che nei decenni, ha esplorato territori multiformi sempre mantenendo il proprio spessore artistico.

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In dettaglio

  • Anno: 2022
  • Etichetta: Autoprodotto

Elenco delle tracce

01. San Junipero

02. Radio Radio

03. Paolo, Ivo e Angelo

04. Qui

05. Incontri privati del terzo tipo

06. Il Re della Collina

07. Melodramma

08. Lucertola nel sole 

Brani migliori

  1. Qui
  2. Radio Radio
  3. Paolo, Ivo ed Angelo