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Inti Illimani & Giulio Wilson

Agua

Un disco di grande realismo e di manifesta speranza. Questa la sintesi di Agua, uscito a fine aprile per The Saifam Group, progetto artistico di respiro internazionale fra gli Inti-Illimani - gloriosa ma ancora attivissima band cilena - e Giulio Wilson, decisamente uno dei cantautori più interessanti fra i nuovi esponenti della musica italiana d’autore.
Durante il lockdown che ha colpito duro in tutto il mondo, muore Luis Sepúlveda. Giulio Wilson invia un messaggio di vicinanza a Jorge Coulón Larrañaga, fondatore degli Inti-Illimani, che risponde “Gli artisti e scrittori di testi non muoiono mai”. Inizia così la loro storia di amicizia, in un giorno che non è stato come gli altri, in un tempo lento, di vita in casa e con il mondo fuori, fermo, in attesa della ‘primavera’. Da quel giorno Giulio non ha mai smesso di sentire i musicisti cileni, compagni d’arte e amici nella vita. E la primavera artistica, la mietitura, è arrivata con Agua, un concept-album di tredici tracce cantate in italiano e in spagnolo, scritte dal cantautore toscano e realizzato a Firenze in una fase compositiva pre-incisione, e poi registrato a Santiago del Cile.

 

I temi preponderanti dell’album vertono sulle nuove responsabilità dell’uomo di fronte a scelte ambientali radicali e necessarie, oggi inevitabili, ma senza puntare il dito, senza moralismi, con la consapevolezza che dai buoni esempi delle singole persone inizi il percorso di salvezza - tutto in salita, sia chiaro - dell’intero pianeta. Un concetto tutt’altro che catastrofista, privo di echi e suggestioni post-apocalittiche alla Cormac McCarthy, e tuttavia crudo e realistico nella rappresentazione dello stato di sofferenza della terra; ma al contempo aperto alla speranza che il genere umano, attraverso la somma di miliardi di comportamenti virtuosi e consapevoli, ed un cambio di passo e di mentalità, possa invertire la tendenza e riaffermare l’essenzialità di preservare gli elementi naturali dalle pratiche di vampirizzazione dell’ambiente che ci ospita.

Tredici tracce, tredici titoli compongono la tracklist di Agua, che ci piace riportare qui, per la circolarità e la complementarità dei temi trattati, circolarità evocata anche nella quarta di copertina dell’album, dove i titoli dei brani sono raccolti in cerchio a cingere una sfera terrestre ripresa dallo spazio: Querer (Volere); Lluvia (Piovere); Somos (Sono); Humedales (Zone umide -strumentale); Vale la pena; Sostenibile; Chile Es Un Camino (Cile è un cammino); Occhi feat. Ana Belén; Raiz; Mi Otro Yo (L’altro io); Los Ojos De La Piel (Gli occhi della pelle); Revuelta (Rivolta). Nel disco, la traccia Occhi (l’unica non inedita, tratta dal precedente EP di Wilson, “Futuro Remoto”) è affidata alla splendida voce e interpretazione di Ana Belèn, cantante e attrice spagnola.

Apprezzati in tutto il mondo, gli Inti-Illimani, ambasciatori di pace e di libertà, hanno sempre cantato nella loro carriera la resistenza contro ogni forma di violenza e di guerra. Suonano nella formazione attuale: Jorge Coulon, Marcelo Coulon, Christían González, David Azán, Camilo Lema, Daniel Cantillana, César Jara ed Efrén Viera. Accolti in Italia come esiliati politici al tempo della dittatura cilena di Augusto Pinochet fra il 1973 e il 1988, hanno maturato un forte legame emotivo, artistico e sociale col nostro paese, mietendo altresì qualche critica ingenerosa da mostri sacri della nostra canzone d’autore (Roberto Vecchioni in Voglio una donna: “noiosa come una canzone degli Inti Illimani”, Lucio Dalla in Il cucciolo Alfredo: “la musica andina, che noia mortale / sono più di tre anni che si ripete sempre uguale”), circostanze sulle quali, scherzosamente, gli Inti ironizzano nei loro live che hanno girato l’Italia insieme a Wilson.

 

Cantautore ed enologo, paroliere eclettico e musicista, Giulio Wilson interpreta i canoni della canzone popolare e d’autore componendo brani di una raffinata ricercatezza stilistica e originale. Viaggia su un doppio binario: tra le colline delle Cerbaie sulla Via Francigena, tra Pisa e Firenze, immerso nelle stagioni del vino, tra i grappoli di ettari ed ettari di antichi vigneti dimenticati e recuperati, ristrutturati e convertiti in agricoltura biologica e una passione viscerale per la musica che gestisce con la consapevolezza di chi ha fatto tanta gavetta ed oggi comincia a togliersi più di una soddisfazione. Il tutto avendo sempre i piedi ben piantati per terra, nella terra. Non a caso, coltiva con 14 anziani contadini una sorta di “banca della memoria”, per evitare che la sapienza antica svanisca per sempre. Un’esperienza che si riverbera inevitabilmente anche nella sua musica, viaggiando sui palchi, nei teatri d’Italia, con le sue canzoni che spolverano racconti e storie dimenticate, da cantautore della terra e della memoria. Ha collaborato non solo con gli Inti-Illimani, ma con molti artisti, tra cui Vinicio Capossela, Roberto Piumini, Bobby Solo, Roy Paci e I musici di Francesco Guccini. Alcuni suoi brani, tratti dall’EP “Futuro remoto” del 2018, e dall’ultimo album, Storie vere di alberi e gatti, hanno riscosso ottimi consensi di critica e pubblico a cui si è aggiunta una chicca. Infatti, I gatti di Magritte, suggestivo brano scritto da Giulio Wilson con Valter Sacripanti, è finito, riarrangiato e col titolo I gatti, nell’ultimo disco di Ron “Sono un figlio”, anzi, diventandone il singolo che ha lanciato l’uscita del cantautore pavese (vedi il video).

 

Tornando all’esperienza con gli Inti-Illimani, le affinità culturali, umane, artistiche e politiche, fra Wilson e il gruppo cileno risultano evidenti. Meno scontate sulla carta le affinità sonore, provenendo essi da emisferi distinti, e prediligendo strumenti musicali diversi. Un plauso va fatto al pregevole lavoro di scrittura dei testi del cantautore toscano ma anche alle indubbie abilità dei due produttori artistici, César Jara e Valter Sacripanti (qui in alto, al centro nella foto), le cui alchimie sonore hanno reso la musica degli Inti - da sempre espressione della collettività e veicolo di messaggi impegnati - più morbida e sostenibile insieme a Wilson, al servizio della tutela dell’ambiente e dei rapporti interpersonali. Non manca certo l’impegno sociale del passato del gruppo cileno (come si nota nella canzone Revuelta) ma in un contesto più ampio e legato alla dimensione dell’uomo nel rispetto del suo tempo e della società che lo circonda. Agua è un album di pura “concezione artigiana, con gli strumenti tipici della musica andina a far colore, come la zampogna, la quechua, il charango boliviano tipico degli Inti-Illimani, il bombo, il cuatro venezuelano, il tres cubano, intersecati con la chitarra e il pianoforte di Giulio Wilson; varietà su più fronti quindi, ma con una certezza: non sono contemplati suoni elettronici, plug-in o effetti computeristici. Agua è una proposta artistica inedita (coordinata dal discografico Paolo Maiorino), di due mondi solo apparentemente lontani e diversi tra loro, dove le sonorità tradizionali e ricche della musica andina abbracciano suoni e parole del cantautorato alternativo italiano, tanto da coniugare un nuovo stile - certamente inedito in termini musicali e di contenuti - per il gruppo cileno, tra i più conosciuti al mondo.

A noi pare un progetto musicale felicemente riuscito, di ottima fattura artistica ed effettivamente inusuale, una scommessa vinta, con la constatazione che il disco cresce e lievita durante i riascolti, che mettono in evidenza la qualità di brani come Lluvia, romantica ballad di stampo circolare sulla pioggia benefica, col suo ritornello, tradotto in italiano: pioggia che arriva, pioggia che va/ e quando sarà andata/ci sarà una nuova vita,  o come Agua, ode convinta e suggestiva sull’elemento vitale del pianeta (sin agua non somos nada), e ancora la struggente, morbida e nostalgica Chile es un camino, pregevolissimo omaggio degli Inti alla sottile e interminabile striscia di terra e di monti che è la loro patria, brano magistralmente interpretato a più voci anche da Giulio Wilson in un perfetto spagnolo. In ultimo, notiamo che la carica civile e politica della band cilena non si affievolisce col passare dei decenni, semmai si evolve e mette a fuoco gli orizzonti, come testimonia il brano che chiude il disco, Revuelta, un inno-invito alla ribellione contro i tempi e gli schemi frenetici impostici dalla vita quotidiana (si la calle no se suelta/no se suelta el porvenir/el porvenir va a venir/si la revuelta perdura/vuelta a la nueva cultura/la cultura de vivir). A voi il piacere della traduzione di questo brano temerario in perfetto stile Inti-Illimani.

 

Contestualmente al lancio dell’album, è poi partito il 10 maggio l’Agua World Tour 2023, prodotto da IMARTS, quindici date in cui la band cilena e il cantautore toscano hanno calcato i palchi di mezzo Europa, da Bruxelles a Genova, Torino, Milano, Roma, Padova, Firenze, Napoli, Madrid, Barcellona e Ginevra. Chi scrive ha potuto assistere alle date di Roma (13 maggio, Auditorium Parco della Musica) e di Napoli (25 maggio, Teatro Bolivar) entrambe sold out (come la maggior parte delle date a dire il vero), toccando con mano l’entusiasmo e la popolarità che il pubblico continua a profondere per gli ‘Inti’, e la simpatia e l’apprezzamento per il talento artistico di Giulio Wilson. Concerti che si sono aperti con filmati di adesione ad Amnesty International ed a ‘Fridays for future’, in perfetta coerenza con lo spirito dell’album, del quale sono stati interpretati ben nove brani, oltre ai classici e intramontabili pezzi del gruppo sudamericano, come Samba Lando, Rin del Angelito, El Pueblo Unido, Aparecido, inframmezzati da alcune perle della produzione di Giulio Wilson (che ha inaugurato il suo set con una brillante ode al vino, forse a titolo di parziale risarcimento al nobile nettare, visto che nel disco, ca va sans dire, l’elemento principale è l’acqua…) come Occhi, Mia bella ciao, Disamore e Finale all’italiana. Grande empatia fra gli artisti sul palco a cui ha fatto riscontro la passione e il gradimento del pubblico. In particolare, nella data di Napoli (la foto in chiusura di articolo è proprio di quella sera), davanti alla traboccante platea del Teatro Bolivar, il pubblico - che ha incessantemente accompagnato gli artisti cantando, ballando e ritmando il tempo con le mani, dal primo all’ultimo brano - ha potuto assistere ad una esibizione fuori programma di Patrizio Trampetti e Fausta Vetere (NCCP) che hanno intonato un’antica villanella, raccogliendo applausi scroscianti. I bis, al termine di una magica serata che si voleva non finisse mai, Vale la pena e San Benito, poi ancora applausi, tanti applausi, e qualche lacrima. Giù il sipario. Compratevi il disco. Ne “vale la pena”.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Cèsar Jara e Valter Sacripanti
  • Anno: 2023
  • Durata: 50:43
  • Etichetta: The Saifam Group

Elenco delle tracce

01. Querer

02. Lluvia

03. Somos

04. Agua

05. Humedales

06. Vale la pena

07. Sostenibile

08. Chile es un camino

09. Occhi (feat Ana Belèn)

10. Raiz

11. Mi otro yo

12. Los ojos de la piel

13. Revuelta

Brani migliori

  1. Lluvia
  2. Agua
  3. Chile es un camino

Musicisti

Testi: Giulio Wilson, Valter Sacripanti, Daniel Cantillana, Jorge Coulon, Alexis Diaz Pimienta;

Musiche: Giulio Wilson, Valter Sacripanti, Cèsar Jara;

Progettazione e coordinamento: Paolo Maiorino;

Pre-produzione: Giulio Wilson presso My Stick studio di Valter Sacripanti - Amelia (TR);

Registrazione: Santuario Sònico – Santiago del Cile;

Missaggio: Alessandro Quadraccia e Juan Pablo Quezada Kaulen;

Mastering: Fabrizio De Carolis presso Reference Studio - Roma;

Grafica e artwork: Silvia Coppetti - Firenze