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Bobo Rondelli

A famous local singer

Se è vero che esiste un disco per ogni stagione, dopo l’autunno dolciastro di Per amor del cielo (2009) e il rigoroso inverno de L’ora dell’ormai (2011), ecco irrompere l’estate con A famous local singer.

Uscito a Maggio 2013, questo lavoro è il risultato della sperimentazione musicale on the road tra Bobo Rondelli e l’Orchestrino: la musica come arte dell’incontro sulle ali dell’amicizia, tra sonorità che attraversano tutti i generi (swing, jazz, blues, ritmi afrocubani e canzone popolare). Un progetto che nasce per strada dove lo spettatore è anche quello che passa per caso.

Come recita il suo amico e artista milanese Franco Loi, “Poeta è colui che fa” e fare musica in strada per il cantautore livornese è un atto molto poetico.
Così l’Orchestrino e Bobo Rondelli spesso imperversano per le strade di Livorno con veri e propri raid musicali e quando il gruppo si esibisce nei locali della città, lui li raggiunge e sale sul palco a cantare. Una volta si sono presentati nel cortile della scuola in cui studia il figlio e, dopo un’iniziale ritrosia da parte degli insegnanti, sono stati invitati nelle aule per un concerto improvvisato.

Il titolo dell’album, di matrice assolutamente autoironica, fa riferimento alla traduzione in inglese di una scritta posta su un cartello turistico nell’ex zoo municipale di Livorno, dove tra gli animali c’era anche un orso al quale il cantautore ha dedicato una canzone, Gigiballa, per raccontare la sua storia. E al termine della spiegazione sul cartello l’autore della canzone è indicato, per l’appunto, come ‘A famous local singer’, frase da cui ha preso spunto per dare il nome al suo nuovo lavoro.

Felice e appagato dall’affetto e dall’apprezzamento della sua gente, con questo disco in realtà Bobo Rondelli si propone di uscire dai confini “locali”, complice la produzione americana di Patrick Dillet (a sinistra nella foto, stimato ingegnere del suono e produttore, già al fianco di nomi come David Byrne, Arto Lindsay, Mariah Carey e Brian Eno) con la collaborazione di Mauro Refosco (percussionista brasiliano che ha lavorato e lavoro con molti artisti internazionali come David Byrne, Atoms for Peace, Red Hot Chili Peppers), che consegnano un lavoro di ampio respiro che permette di allargare gli orizzonti e di promuoverlo, al meglio, in giro per l’Italia e anche all’estero.
Proprio di pochi giorni fa la notizia che nel tour autunnale e invernale ci sarà anche una data a Londra, il 24 Novembre, al London Jazz Festival. (http://www.londonjazzfestival.org.uk/events/info/bobo-rondelli)

Sicuramente più scanzonato e meno votato all’introspezione, A famous local singer trova la sua dimensione ideale dal vivo: l’autore stesso, in un’intervista, dice di aver sempre “usato la canzone come una forma di ricerca interiore; questa volta è più legata al corpo. Fa ballare”.
E infatti Bobo sul palco irrompe e travolge con la sua energia e goliardia, senza però dimenticare, tra istrioniche performance, di raccontare le sue radici.
E commuove profondamente ogni volta che ricorda Berto, il fratello del nonno, contadino nell’Appennino emiliano, caduto vittima dei nazisti in ritirata che rastrellavano come bestie impazzite famiglie intere: E così dietro Bobo mi nascondo, ma dentro porto Berto. E quando mi dicono di stare coi più forti e i loro culi dover leccare, e sedermi alle loro cerimonie di vuote parole, io vedo facce che bramano potere, vedo le stesse, quelle che dan l’ordine di sparare. E allora sento una voce che dice – a me ciam Bert! Bert Rundell!” (da ‘Compagni di Sangue’, Bobo Rondelli, Edizioni Titivillus)

Giullare sì, dunque, ma non di corte, lui che è cresciuto a Beatles e Rolling Stones, ma con Piero Ciampi nell’anima. E la sua spavalderia non è altro che la maniera per sdrammatizzare e  mascherare uno spirito tormentato e inadeguato nei confronti della vita, dimostrando come la malinconia possa convivere con la leggerezza.
Come succede nel suo ultimo lavoro e in quelli precedenti. E a proposito di lavori precedenti, lasciateci ricordare Per amor del cielo, album uscito nel 2009 e che presentava un Bobo Rondelli ai vertici della sua vena creativa e che purtroppo non ha avuto quella visibilità e diffusione che avrebbe certamente meritato.

Ma torniamo al 2013 e al suo ultimo lavoro, dove a far da sfondo all’intreccio di storie di disperati, intellettuali e ubriaconi (ancora) la sua Livorno, che è sempre lì, ostentata e fragile, e rappresenta per Bobo il natio borgo selvaggio di leopardiana memoria. La città di provincia come nido e alcova, a trasmettere sicurezza e rifugio, e al tempo stesso limite e freno alla possibilità di emergere e consacrarsi definitivamente a livello artistico al di fuori di essa.

Ma per il cantautore “la città la fa la gente quando sta in strada”, ed “è la terra su cui ci si trova che suggerisce la parola”, e lui, cantastorie più artigiano che artista, refrattario alle cerimonie ed al successo commerciale, è sì un viaggiatore, ma di Sogni. Che poi, comunque, “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via” (Cesare Pavese).

 


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In dettaglio

  • Produzione artistica: Patrick Dillett
  • Anno: 2013
  • Durata: 34:10
  • Etichetta: Ponderosa/Universal

Elenco delle tracce

01. Bimbo sul leone

02. Il cielo è di tutti

03. Il palloso

04. La marmellata

05. Cuba lacrime

06. 24.000 baci

07. Puccio sterza

08. Settimo round

09. Bambina mia

10. Bobagi’s blues

11. Prendimi l’anima

12. Che gran fregatura è l’amor

13. Il paradiso


Brani migliori

  1. Il cielo è di tutti
  2. La marmellata
  3. Settimo round

Musicisti

Bobo Rondelli: voce, chitarre, testi  -  Dimitri Grechi Espinoza: sax tenore, sax alto, arrangiamenti  -  Filippo Ceccarini: tromba  -  Beppe Scardino: sax baritono  -  Tony Cattano: trombone  -  Daniele Paoletti e Simone Padovani: percussioni  -  Fabio Marchiori: melodica, pianoforte, rhodes, tastiere