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Premio Bianca d’Aponte, 18a ediz. Moà la vincitrice assoluta, la critica sceglie Jole

Sul palco Grazia Di Michele, madrina dell’edizione 2022, con Niccolò Fabi, Pacifico e tanti altri

Teatro Cimarosa, Aversa - 28 e 29 ottobre 2022

 

Finalmente sono riuscito a partecipare al Premio Bianca d’Aponte, ed è veramente un premio per chiunque riesca ad esserci”. Così Niccolò Fabi, all’indomani della sua partecipazione alla diciottesima edizione del concorso per cantautrici, con la sintesi prodigiosa che gli è propria capovolge tutto e descrive la due giorni aversana come un premio offerto ai fortunati presenti. Aveva già avuto parole, sul palco, che sono un distillato di pensieri e di emozioni così preciso e centrato da essere l’apertura perfetta di questo nostro resoconto: “Questo è un luogo naturale per me, per mille ragioni, la prima delle quali è che conosco il fuoco che lo ha originato: è un fuoco meraviglioso, inesauribile, eterno. Ogni volta che ci si trova di fronte a un momento che ha una motivazione così forte, allora la musica non è solamente canzone: la musica è salvezza, è sopravvivenza, è conforto umano potentissimo”.

 

Così è. E la fiaccola luminosa portata dalla grande famiglia di Bianca – da papà Gaetano, mamma Giovanna, l’amico Genni Gatto e via via da sempre nuovi membri nell’infinita staffetta dell’amore – è tornata per la diciottesima volta ad accendere le luci sul palco del teatro Cimarosa, sulle finaliste (qui in alto un momento della premiazione con Moà di spalle), sulle madrine passate e presenti, sulle giurie, sul pubblico affezionato, sugli ospiti nuovi e su quelli che tornano perché vogliono esserci, non importa se sul palco o in platea. Esserci, tanto basta. Lo aveva dichiarato il direttore artistico Ferruccio Spinetti pochi giorni prima, ai microfoni di John Vignola su Radio 1: “Questo Premio è un piccolo miracolo della musica italiana”.

Avvolte dalla fiamma calda e luminosa di Bianca, dunque, le protagoniste assolute delle due serate si sono avvicendate sul palco sorridenti, tanto serene da sembrare aver dimenticato di essere protagoniste di un concorso; più probabilmente, lo consideravano ormai un dettaglio di secondo piano. La percezione è che tutte fossero sì molto emozionate, ma di un’emozione positiva, allegra, pura, legata alla gioia di esserci, anche loro, seppure con la concentrazione e l’impegno necessari per dare il meglio di sé. Del resto, “Qui la gara è l’ultimo dei problemi”, per citare ancora Spinetti.

Presentata dall’inedita coppia Daniela Esposito e Ottavio Nieddu (neofita lei, habitué lui), l’apertura delle esibizioni è stata affidata a Isotta (Isotta Carapelli), vincitrice con il brano Io dell’ultima edizione, per la quale questo Premio è stato il primo di una lunga serie di riconoscimenti: da ultimo, l’arrivo nella cinquina dei finalisti per la prestigiosa Targa Tenco per il disco di esordio. Come da tradizione, nella prima serata le cantautrici hanno presentano ciascuna un loro brano a scelta non in concorso – dando alle due giurie, quella critica e quella generale, ulteriori elementi di valutazione – mentre la serata del sabato è stata dedicata alla vera e propria ‘gara’, con le canzoni che le hanno portate fin lì e le votazioni finali dei giurati. Le loro esibizioni sono state tutte di considerevole spessore, disvelando preparazione, serietà professionale e umiltà che sono condizioni necessarie alla crescita e alla realizzazione dei loro obiettivi.

 

Due i riconoscimenti principali consegnati nella notte di sabato: il Premio assoluto, deciso dalla giuria presieduta dalla madrina Grazia Di Michele, ha incoronato vincitrice dell’edizione 2022 la ternana Moà (Martina Maggi, qui in alto nella foto) con la sua Chiara, storia di ribellione e di riscatto femminile alla violenza ottusa di un uomo, cantata con bravura e passione, che si è aggiudicata anche il Premio per il Miglior testo; il Premio della critica ‘Fausto Mesolella’, consegnato dal presidente della giuria Enrico de Angelis, è stato assegnato a Jole (Jole Canelli), carismatica cantautrice ligure, per il brano Thelma e Louise, ancora un racconto al femminile sull’amicizia e la complicità, ispirato alla celeberrima coppia cinematografica; a lei anche il Premio ‘Na stella’ (titolo di una canzone di Fausto Mesolella) del Virus Studio, con che consiste nell’incisione di un brano con la produzione artistica di Ferruccio Spinetti, e quello di Soundinside Basement Records, che si concretizza nella realizzazione di un video live in studio.

A Fefe (Federica Sartori) è andato il riconoscimento per la Miglior composizione per I giovani d’oggi, un brano brillante e fresco di energia e rabbia generazionale di cui la ventiduenne bolzanina firma da sola testo e musica, e con il quale si è pure aggiudicata, insieme a Giorgia Canton con Com’era avere vent’anni, un anno di assistenza manageriale e legale da parte di Siedasl.

La Migliore interpretazione, per la giuria, è invece di Jungle J. Anne (Giulia Covitto, qui sotto nella foto), ricciolutissima fanciulla grossetana con una canzone che è un fiume in piena, che esonda parole guizzanti di intelligenza e acuti interrogativi sui massimi sistemi (“Erano undici pagine, in origine”, aveva dichiarato alla conferenza del mattino) faticosamente racchiuse nel titolo minimalista Le formiche.

 

Veronica Marchi, che diciotto anni fa vinse per prima questo concorso e che ora è un’artista riconosciuta e affermata e creatrice – significativamente, dato l’imprinting – dell’etichetta ‘Maieutica Dischi’ dedicata alle donne, sceglie la grintosa Lula, in gara con Grandine, per la produzione e la pubblicazione di un singolo.

Mariella Nava, storica e fedelissima presenza del Premio, ha dichiarato di sentire una profonda affinità con la concorrente partenopea Assia Fiorillo, che ha portato sul palco la vera e drammatica storia di Anna, e le ha offerto e il riconoscimento della sua etichetta ‘Suoni dall’Italia’ in un’ottica di futura e proficua collaborazione.

Il produttore artistico della ‘Dcave Records’, Daniele Grosso, è rimasto colpito dalla forte presenza sul palco di Angelae (Angela Zanonato) di Padova, in gara con Punto G, e le ha donato la produzione completa di un EP di tre brani.

Pur senza specifici riconoscimenti, sono qui considerate vincitrici, come tutte le concorrenti, anche le milanesi Candeo (Paola Candeo) con la morbida e sussurrata Cosa voglio da te, e Lamo (Daniela Mornati) con l’ironica Soap opera, come pure Briciole di Alessandra Nicita, nata in uno dei paesi del Salento più significativi per la nostra tradizione orale quale è Nardò, e che può vantare di essere stata scoperta dall’immenso Lucio Dalla.

Alle undici concorrenti va aggiunta la vincitrice del Premio Bianca d’Aponte International 2021, la cubana Sorah Rionda, straordinario talento di voce e chitarra e rivelazione del Premio Andrea Parodi, partner del Bianca d’Aponte, la cui esibizione ha espresso a un livello artistico elevatissimo.

 

Ecco, ora che abbiamo reso il dovuto onore alle finaliste, così come avrebbe voluto Fausto Mesolella – sempre solidamente presente con la sua guida invisibile, aggiungendo magia a magia – possiamo raccontare la carrellata stellare di questa edizione: il già citato Niccolò Fabi, che ha letteralmente incantato il pubblico con le sue parole, talvolta vestite di musica, altre volte semplicemente poetiche; Pacifico, anche lui capace di giocare con “le sue Parole” edificando brani dall’architettura lirica, come la canzone scritta per l’amico Fausto Mesolella Dolce e Amaro: ha cantato il suo personale omaggio accompagnato, per l’occasione, dagli altri comuni amici Ferruccio Spinetti e Mimì Ciaramella; Giuseppe Barbera, che con il suo consueto sorriso ha regalato al pubblico una breve e divertente lezione musicale su celebri brani firmati da Mogol, facendo cantare il pubblico in coro; Paola Pitagora, che ha ricevuto il Premio alla carriera della Città di Aversa per la sua lunga e poliedrica attività artistica e che con spirito e autoironia ha partecipa anche lei alla festa canora intonando un sonetto di Dante Alighieri da lei musicato; Simona Molinari, reduce dal Premio Tenco e dalla consegna della Targa come migliore interprete, un concentrato di bravura, dolcezza, bellezza e profondità, che fuori programma ha omaggiato Bianca cantando una sua canzone sorprendentemente attuale: Il bagarozzo re; Raiz, intenso come solo lui sa essere, con la sua voce sabbiosa così emotivamente potente, che, accompagnato alla chitarra da un notevole Guido Della Gatta – giovane e talentuoso musicista che i frequentatori del Premio hanno visto crescere su questo palco in età e in maestria – ha avuto parole di affetto infinito verso l’amico e compagno d’arte Fausto Mesolella. Hanno celebrato Mesolella anche Piero Fabrizi e Kaballà (Pippo Rinaldi), insieme con Spinetti, Ciaramella, e i musicisti della band residente del Premio (qui in alto nella foto) Alessandro Crescenzo - pianista e responsabile musicale del gruppo - il già citato Della Gatta, Pietro Ventroni e Roberta Andreozzi, interpretando Tulipani in apertura della serata di sabato. Bianca, da parte sua, ha ricevuto fiori da ogni parte: dal già descritto omaggio da parte di Simona Molinari, al gruppo di studenti del Liceo classico e musicale Cirillo di Aversa che con garbo e infinta cura hanno eseguito la sua canzone Clessidra, fino, tradizionalmente, alla madrina di questa edizione Grazia Di Michele, che tra i tanti gioielli scritti da Bianca ha scelto Respira piano, un meraviglioso canto d’amore insieme appassionato e dolente.
E così il canto di Bianca continua a risuonare...

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per le foto si ringrazia Giorgio Bulgarelli e l'Archivio del Premio Bianca d'Aponte
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