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Un collettivo di artisti che ha riunito dieci scrittori per i testi di dieci canzoni, e Giuliano Dottori e Paolo Marrone per le musiche e gli arrangiamenti.

“Non c’è verso” il primo album del progetto PIUME

Presentazione del lavoro e showcase al Mare Culturale Urbano (Milano)

 

Esce Non c’è verso, il primo album del progetto Piume, collettivo di artisti fondato da Giuliano Dottori e Paolo Marrone, che produce musica attraverso l’esplorazione di linguaggi diversi.

Due artisti con percorsi diversi ma entrambi figli di una stagione che li ha visti muoversi da protagonisti nella scena milanese e non solo. Giuliano Dottori è cantautore, polistrumentista e produttore, ha pubblicato quattro dischi solisti e tre dischi con la band Amor Fou. Nel suo studio ha prodotto decine di artisti prevalentemente nell’ambito dell’indie italiano e inoltre ha scritto musiche per immagini e fondato nel 2007 il festival Musica Distesa (foto 2)

Paolo Marrone è fondatore e frontman dal 2003 del gruppo musicale Favonio, con i quali ha pubblicato quattro dischi, di cui l’ultimo interamente dedicato a Luigi Tenco. Oltre alla sua intensa attività musicale, è uno dei curatori del festival letterario Writers e della stagione teatrale del Teatro Repower (foto 1).

 

I due artisti hanno così pensato di mettere insieme le loro competenze e hanno dato vita a “Piume”, un progetto unico nel panorama culturale italiano odierno. Ha preso vita dal connubio tra i testi nati dalla penna di dieci scrittori contemporanei e i suoni electropop elaborati dai due musicisti. L’obiettivo, raggiunto, è la realizzazione di un progetto organico, che ha dato alla luce la composizione di dieci canzoni originali accomunate tra loro da un forte richiamo per le tematiche sociali.

I dieci autori che hanno accettato la sfida di cimentarsi per la prima volta in una forma di scrittura diversa, adattando la sintesi e la metrica a testi fatti per essere musicati, sono (in rigoroso ordine alfabetico):  Valeria Benatti, Carlo Bevilacqua, Mimmo Borrelli, Massimo Cassani, Francesco Matteo Cataluccio, Nicolai Lilin, Marina Mander, Marco Rossari, Fabio Marco Santopietro, Shi Yang Shi.

Le melodie scritte al pianoforte, strumento guida di tutti i brani, sono state sviluppate e arrangiate con l’utilizzo di sample rielaborati e suoni elettronici che restituiscono un sound moderno seppur con volontari richiami retrò. Le duttili voci di Giuliano e Paolo interpretano i testi, alternandosi con timbri diversi a rispecchiare i vari registri musicali.

 

Scritti con la massima libertà espressiva, i testi riprendono ideali e tematiche proprie di ciascuno degli autori e raccontano storie di amori difficili, dipendenze, violenza o ingiustizia, dando voce a coloro che di solito non ce l’hanno: dalla vittima di abusi a chi subisce razzismo, fino a chi è oggetto della violenza gratuita della polizia. Il percorso musicale di adattamento dei testi alla musica è stato quello di lavorare in contrasto, affiancando allo spessore dei testi leggerezza e ariosità musicali capaci di parlare alle emozioni in maniera più immediata e senza alcuna forma di giudizio.

Un progetto culturale il cui unico precedente può essere fatto risalire solo allo spettacolo di cabaret letterario ‘Giro a vuoto’, che l’attrice Laura Betti mise in scena nel 1960, nel quale interpretava brani musicali scritti in amicizia per lei da alcuni dei maggiori scrittori dell’epoca, tra i quali Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano, Alberto Moravia, Giorgio Bassani e musicati da compositori quali Fiorenzo Carpi, Piero Piccioni, Piero Umiliani.

Il progetto è stato presentato a Mare Urbano di Milano (in apertura una foto della presentazione) a fine maggio e sul palco, tra l’esibizione di alcuni brani del progetto da parte di Giuliano Dottori e Paolo Marrone, anche quattro dei dieci scrittori del progetto.

Qui di seguito alcuni spunti raccolti dagli autori, che raccontano alcuni brani.

Marina Mander ha scritto il testo de L’età straniera, ispirandosi al suo ultimo romanzo omonimo candidato tra i dodici finalisti del Premio Strega (‘L’età straniera’, Marsilio 2019).
«Mi è venuto naturale cercare di dare voce, seppur con un mezzo mai sperimentato prima, a uno dei due protagonisti: un ragazzino rumeno che si prostituisce, al suo dolore e al suo sudore di giovane migrante costretto a vendersi dalla miseria lungo le strade sconosciute di Milano. Di dare voce al disprezzo per i clienti che aiuta a sopravvivere, al desiderio di ribellarsi e scappare per non annegare nell’asfalto e al prezzo del corpo e dei sogni».

Meticcia di acqua meticcia di Carlo Bevilacqua ha preso forma a partire da un progetto fotografico, che ha spinto l’autore a visitare il Museo del Canale di Panama, dal quale si è lasciato ispirare. «Ci sono voluti quattro secoli e centinaia di migliaia di persone, da quaranta nazioni, per far "baciare gli oceani". Francesi, italiani, spagnoli, americani, nativi, un insieme di genti e di acqua e di storie intrecciate. Un'epopea che ha coinvolto le intelligenze ingegneristiche dei due continenti. Ecco perché Meticcia di acqua meticcia e quell’acqua mi faceva pensare a una donna, anche lei un po’ meticcia come tutta la gente che vive intorno a un altro mare più vicino a noi.»

Schiena è stata scritta da Marco Rossari, che ispirato da una fotografia ha voluto raccontare una storia d’amore che vive nel rimpianto e nella malinconia. «Forse è passato molto tempo, c'è solo un uomo che contempla una vecchia fotografia, ricorda poco, tutto si sfilaccia, tutto è velato dal rimpianto. Eppure, il desiderio è ancora lì. Mi piace moltissimo che la musica abbia echeggiato, assecondato, queste precise sensazioni.»

Chiudiamo parlando di Welcome, il testo scritto da Fabio Marco Santopietro nel quale ha voluto esprimere quel senso di scandalo che è provocato dal contrasto fra buona e cattiva sorte. «Pensavo in particolare ai migranti. Persone che inseguono una luce flebile per approdare non di rado in una nuova e sempre uguale nerezza. L’ho buttato giù su un marciapiede, con una certa furia, subito dopo una telefonata. O almeno così mi par di ricordare.»

Un progetto affascinante Piume e decisamente originale è anche l’oggetto fisico che contiene “Non c’è verso”. Si tratta infatti di un libro da collezione a doppia copertina cartonata a tiratura limitata (500 copie numerate), che raggruppa i testi delle canzoni, le parole degli autori che hanno partecipato e undici foto di Renzo Chiesa, uno dei fotografi più attenti e talentuosi che si muove nel tessuto culturale milanese.

All'interno c'è un QR code con il quale è possibile scaricare l'album "Non c'è verso" in alta definizione, anche in versione strumentale.
Uno splendido lavoro, decisamente consigliato.

servizio fotografico a cura di Giuseppe Verrini

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https://piume.bigcartel.com
https://www.youtube.com/watch?v=XJ72p5rNDn8
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