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Venerdì 02 luglio la finale al CPM, che ha visto premiare anche Antonio Fresa e Fabio Giachino nella sez. Strumentale

ANNA CASTIGLIA vince la 18ª ediz. de L'Artista che non c'era

Dieci protagonisti per una finale da ricordare

 

La giornata finale dell’edizione 2021 de L’Artista che non c’era abbiamo voluto che a raccontarla fosse una collaboratrice giovanissima, l’ultima arrivata in casa “Isola”. E questo perché è un’edizione particolare, quella che sancisce la maggiore età di un Premio nato nel 2004 che oggi celebra i suoi 18 anni e lasciare il racconto ad una ragazza di ventidue è stata la scelta più idonea.
Due dettagli di cronaca prima di lasciare spazio al racconto di Annachiara Barone. Oltre alla finale della Sez. Generale, da ormai sei anni vengono premiati anche i due vincitori della Sez. Strumentale, che quest’anno sono risultati Antonio Fresa e Fabio Giachino. Due straordinari musicisti che hanno dato lustro ad una sezione che anno dopo anno sta crescendo in visibilità e credibilità, proprio grazie ai nomi che hanno vinto. E anche quest’anno non ci siamo smentiti. I loro brani saranno inseriti nell’Audioteca Nazionale CO2, nata da un’idea di Franco Mussida (in collaborazione con il Ministero di Grazia e Giustizia e la SIAE) per dare sollievo alla popolazione carceraria.

Questi i nomi invece della sezione Generale che hanno dato vita alla giornata finale e i giurati presenti (nella foto più sotto una parte della giuria):

ANDREA CUBEDDU, ANDREA GIOIA, ANNA CASTIGLIA, CHIARA WHITE, EFFENBERG, ELEPHANTS CLAPS, GIULIO WILSON, GOSPEL BOOK REVISITED, LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK, LETI DAFNE

Alessandro Balzani
(Garage Moulinski – MI), Andrea Bolognini (Osteria delle Dame – BO), Calonego (artista), Carlo Lecchi (presidente AVI - Ass. Vinile Italiana), Daniela Frittoli (L’Amaca Scuola di Musica – MI), Francesca Incudine (artista), Luca Nobis (responsabile didattico CPM), Luca Rustici (musicista, produttore), Mimmo Paganelli (produttore indipendente), Paola Conforti (Casi Umani), Valeria Riccobono (Parole & Dintorni), Walter Lupi (artista) oltre a Guido Giazzi (presidente L’Isola della Musica Italiana) e Francesco Paracchini (direttore de L’Isola che non c’era).  

 

Al CPM di Milano, con l’afa di un venerdì pomeriggio di luglio, sta prendendo vita la 18esima edizione del L’artista che non c’era. Nei corridoi e negli spazi di questa Scuola di Alta Formazione musicale non ci sono solo i finalisti del concorso, ma si aggirano anche molti ‘studenti’, chi con la chitarra in spalla, chi con un semplice cappello nero, chi con gli spartiti tra le mani intento a leggere o ripassare, chi con due bacchette infilate nei jeans. I finalisti del nostro Premio arrivano alla spicciolata fin dalle prime ore del mattino e questa osmosi crea serenità, il clima che immediatamente percepisco è frizzante e al tempo stesso rilassato. Certo l’aria condizionata aiuta non poco a portare sorrisi sui volti di chi ha viaggiato molte ore prima di arrivare qui, ma voglio pensare che seppur ci si stia preparando per una “gara”, questo respirare musica sia davvero contagioso per tutti così come lo è per me. Una sensazione che si è rafforzata man mano nelle ore successive, con gli artisti che si scambiavano parole e numeri di telefono, sorrisi e consigli a vicenda, una serenità di fondo che arrivava anche nel Teatro-Auditorium, il luogo fisico dove poi le performance hanno avuto il loro spazio. Metto in conto che questo lungo periodo di astinenza dai concerti abbia acceso negli occhi degli artisti una luce particolare, che la voglia di “ripartire” sia tangibile anche in un contest come questo, dove si potranno – finalmente – suonare live “almeno” due brani a testa.

 

La Giuria è posizionata nelle prime file e quando le luci si spengono, e salgono sul palco Marìka Amoretti e Daniele Sidonio, ho la netta sensazione che questo pomeriggio mi rimarrà impresso nella memoria. Sarà che è la prima volta che assisto ad una finale nazionale di un contest, ma quello che più mi colpisce è la grande varietà di proposte che si susseguono. Si va dalla proposta rock blues dei torinesi Gospel Book Revisited alle splendide armonizzazioni degli Elephant Claps, sestetto milanese che canta a cappella (qui in alto nella foto), da Giulio Wilson, Andrea Gioia e Andrea Cubeddu che tengono alta la bandiera della canzone d’autore fino ad un trittico difficile da “catalogare” (e perché mai poi si deve sempre trovare un genere per spiegare di che musica parliamo?), diciamo portatori di un indie-pop che usa l’elettronica in maniera intelligente e moderna, soprattutto mai invasiva e mi riferisco a Chiara White, La Ragazza dello Sputnik e al quintetto di Effenberg, per chiudere con un outsider come Leti Dafne, artista unica nel suo genere e abilissima nel mischiare pop, rap e lirica (l’ha studiata per anni).
E infine c’era lei, Anna Castiglia, catanese ma da qualche anno torinese d’adozione, la vincitrice di questa 18ª edizione de ‘L’Artista che non c’era’. Salita sul palco accompagnata solo dalla sua sei corde, cattura gli occhi e gli animi del pubblico cantando un brano in italiano ed uno in dialetto, raccogliendo fin da subito uno degli applausi più lunghi e sentiti. Voce calda e cristallina e dalla scrittura semplice ma non banale, manda un segnale chiaro, un biglietto da visita dove c’è scritto “artista nata per stare su un palco”. E siamo certi che i 10.000 euro messi a disposizione dal Bando Nuovo Imaie le serviranno a consolidare un’attività live che nel periodo pre-lockdown stava iniziando a dare i suoi frutti, seppur parliamo di un’artista giovanissima visto che - anche lei… - non ha ancora 23 anni. (qui sotto il momento della premiazione con a sinistra Guido Giazzi e a destra Francesco Paracchini e Franco Mussida).

 

Anna Castiglia vince questa finale dopo un lavoro di selezione durato mesi, iniziato con l’ascolto di tutti gli iscritti (quest’anno oltre 300) da parte della Redazione de L’Isola, proseguito poi dalla quasi totalità dei collaboratori della testata e affinato ulteriormente con l’entrata in scena, nella parte finale, di una giuria esterna qualificata volutamente diversificata. Infatti, tra i protagonisti c’erano le più disparate figure della filiera musicale, dai giornalisti di carta stampata a quelli delle testate multimediali, dai gestori dei locali ai produttori, dagli editori agli artisti, musicisti, arrangiatori, fino agli ex-vincitori del Premio.
Il tutto per arrivare a scegliere i dieci che vivono la giornata finale al CPM. La giuria del live, come sempre, è formata da una parte di quella precedente e da nuovi soggetti presi dal mondo degli addetti ai lavori. I rigidi protocolli previsti per gli eventi al “chiuso” non hanno permesso, come invece di solito accade, di avere un’ampia giuria nel giorno della finale live, ma comunque si è riusciti a gestire una quindicina di giurati che hanno assicurato una copertura ampia di quelle figure professionali che si muovono intorno alla musica.

Nonostante il vincitore sia uno, la competizione che ho visto realizzarsi sul palco del CPM è una di quelle che dà la carica, la voglia di migliorarsi e di instaurare un confronto costruttivo, con la consapevolezza che la diversità e la contaminazione sono una risorsa. E così, anche in un anno pieno di fatiche ed incertezze, soprattutto per i lavoratori dello spettacolo, il concorso ‘L’artista che non c’era’, nel suo piccolo, riesce nuovamente ad essere un’occasione per dare spazio e futuro al mondo della musica dal vivo.

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