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Matteo Guarnaccia

Re Nudo pop & altri festival (il sogno di Woodstock in Italia 1968-1976)

È un libro dedicato al suo autore, Matteo Guarnaccia, questo ‘Re Nudo pop & altri festival (il sogno di Woodstock in Italia 1968-1976)’, che viene rieditato e rinnovato partendo dal primo, ed introvabile, volume che diede vita all’avventura di ‘Vololibero’, una stra-ordinaria casa editrice che fin dagli esordi vede il suo cuore pulsante in Claudio Fucci (che di festival ne ha vissuti molti: da musicista e da spettatore). La dedica non poteva essere più affettuosa visto che Matteo (qui sotto nella foto), un artista poliedrico, grande divulgatore di cultura musicale, di competenza grafica, disegnatore psichedelico e sopraffino con immagini che lo hanno contraddistinto come uno tra i migliori illustratori italiani, è prematuramente scomparso nell’anno in corso.

 

Leggendo le pagine di questo libro è quindi inevitabile imbattersi nelle sue innumerevoli esperienze, vissute con trasporto, a partire dagli albori del movimento Provos, in Olanda, per poi irradiarsi in ogni possibile luogo, con incontri, amicizie, esperienze, contributi, opinioni, raccolte e inserite nel suo archivio, concreto e ‘cosmico’. L’incipit del libro, prima di arrivare ai festival di casa nostra, racconta della genesi dei festival pop a partire da quanto avveniva a San Francisco, ai Be-in (“essere lì”) che volevano essere “solamente” l’occasione di un incontro tra persone “simili nella diversità”, persone stimolate dalle pagine della beat generation e dalla “nuova musica” allora agli albori. Un tentativo che, generando una sorta di comunità riconoscibile (gli hippies) tra i vari “adepti”, cercava di disegnare un nuovo stile di vita, di conoscenza, di società. Tutto ciò si manifestava in un periodo in cui la guerra del Vietnam disseminava frutti avvelenati (o, invece, di consapevolezza) nella società americana. Da quelle esperienze di spontaneismo, ingenue ma sincere, avrebbe dovuto/potuto scaturire una sorta di generazione che, anziché porre al suo centro il consumismo dell’american way of life, avrebbe voluto avere nella solidarietà e nella libertà il proprio punto di riferimento. La musica (e per molti gli allucinogeni) avrebbero dovuto essere “il cibo” con il quale sostentare lo spirito. Ma, ahimè, così non fu e quasi subito prevalse il senso degli affari rendendo possibile l’ascesa di giovani e decisi manager che avrebbero utilizzato il bisogno di musica e comunità per costruire festival certamente di spessore artistico ma, soprattutto, di grandi affari economici. Infatti i grandi Festival di quegli anni sono tutti rimasti nella memoria collettiva: Monterey, Wight, Woodstock, Bath, Miami, Altamont (purtroppo) tra i tanti…

Eventi ciclopici nei quali - brutto da dire ma che ha un suo fondo di verità - ciò che maggiormente emergeva era il senso degli affari con il pagamento, per alcuni artisti, in contanti ed in anticipo... In pratica la morte nella culla di un pensiero critico che avrebbe voluto utilizzare la musica come ulteriore strumento di partecipazione, di consapevolezza, di unione, per tutto ciò che fosse riconducibile ad una sorta di nuovo umanesimo. Se non quello “integrale” e religioso di Maritain, almeno quello sociale e solidale di cui i tempi avevano disperato bisogno.

 

Come sempre in ritardo sui tempi il nostro Paese, rimasto straordinariamente provinciale rispetto a quanto accadeva nel resto del mondo (anche se l’ondata del ’68 stava per arrivare…), ebbe chi raccolse il testimone di quanto stava accadendo altrove (complice il film ‘Woodstock’ e i racconti di coloro che erano stati al festival dell’Isola di Wight) iniziando a concepire la possibilità di importare, anche da noi e con le dovute proporzioni, situazioni (non mega concerti) di libertà espressiva dove l’aspetto musicale avrebbe dovuto essere lasciato alla massima libertà dei partecipanti, scegliendo luoghi di incontri lontani dalle città, cercando di evitare problemi con le realtà locali. Insomma, un timido inizio per cercare di tornare alle origini californiane di cui, forse, si sapeva solo in termini mitici e non reali. La partenza iniziò con il piede giusto con il festival, se così lo si può chiamare, di Ballabio, nel lecchese. Arriveranno poi i festival pop creati soprattutto per lanciare nuovi artisti sotto l’insegna dell’underground. Certamente l’occasione che mai una RAI avrebbe concesso a musicisti sconosciuti ma, in fin dei conti, operazioni di marketing per lanciare nomi nuovi (e anche di valore) che altrimenti non avrebbero avuto la possibilità di essere notati da pubblico e case discografiche. Gli artefici di Ballabio era il gruppo di persone che faceva capo alla rivista ‘Re Nudo’, che proseguì nel suo progetto di “libera musica, liberi incontri in libero Stato” e i successivi passi furono quelli dei festival di Zerbo ed Alpe del Vicerè.

La prima ‘Festa del Proletariato Giovanile’, anno Domini 1974, si tenne al Parco Lambro di Milano, luogo all’epoca poco ospitale, dove si iniziarono a definire i contorni del declino (nel bel mezzo degli anni di piombo…). Di contro molto ricco invece il parterre musicale e, tutto sommato e “nonostante” l’alto numero di partecipanti, il clima complessivo rimase positivo anche se la paranoia cominciava a farsi largo in alcuni settori dei partecipanti (gli attacchi a Gianni Sassi, mentore della benemerita CRAMPS ne furono un preoccupante sintomo). Altra riflessione è che nonostante la tessera per il festival costasse solo 500 lire per 5 giorni molti furono coloro che cercarono (e/o riuscirono) ad entrare a ufo.

 

Andrà peggio l’anno successivo, sempre a Milano, sempre al Parco Lambro, dove una fumosa ventata ideologica iniziò a prendere piede insieme a quella della maleducazione ed oltraggio nei confronti di femministe ed omosessuali. Ivan Cattaneo, impavido, subirà le conseguenze di comportamenti inaccettabili per un contesto/consesso che si autodichiarava libero e libertario. Segni deteriori di tempi che stavano cambiando. In peggio. Un peggio che si manifesterà in tutta la sua devastante ampiezza nel terzo evento al Parco Lambro, nel 1976, dove la disorganizzazione e l’ideologia faranno scempio anche delle grandi presenze artistiche proposte sul palco. Le contraddizioni tra ideologia, politica, voglia di libertà, sottoproletariato alla ricerca di “prede” e di senso, eroina a go gò, sprangate, espropri, spacciatori, verranno a galla in maniera preponderante relegando in soffitta le migliori utopie. Le immagini dei docufilm di Alberto Grifi e di Angelo Rastelli documenteranno, per i posteri, una situazione ingestibile che Gianfranco Manfredi, nella sua cinica ma appropriata ironia scolpirà nel testo di Un tranquillo festival pop di paura dell’anno successivo. Ma oramai è scoppiato il ’77 e saranno P38, eroina e sproloqui da insurrezione a dettare la linea. Re Nudo chiuderà l’esperienza milanese trasportando il festival, in silenzio ed in maniera quasi eremitica, in luoghi lontani e disagiati. Il tempo è scaduto, la vicenda del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro (e della sua scorta) ha sconvolto il Paese. Tutto è finito. O, forse, sta iniziando… Nel frattempo, per molti è scoccata l’ora della riflessione e molti saranno coloro che si ritireranno in un ashram di Bhagwan Rajneesh o de devoti al Dio indù Krishna.   

Chiudono il libro gli interessanti contributi di Claudio Rocchi, Enzo Gentile, Bruno Casini, Majid Valcarenghi. In appendice due codici QR, presenti alle pagine 210 e 214, propongono contributi audio live di alcuni artisti che suonarono nei festival e video con le interviste a Eugenio Finardi, Massimo Villa, Majid Valcarenghi, Simon Luca oltre ad un filmato di circa 20 minuti girato all’Alpe del Vicerè.

Un libro importante ‘Re Nudo pop & altri festival (il sogno di Woodstock in Italia 1968-1976)’, onesto e sincero, perché così è stato, nel corso della sua vita e del suo lavoro, il suo autore, Matteo Guarnaccia a cui la cultura alternativa, ma non solo, deve molto. A mio modesto avviso è uno di quei libri da non perdere assolutamente.

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In dettaglio

  • Artista: Matteo Guarnaccia
  • Editore: VoloLibero Edizioni
  • Pagine: 223
  • Anno: 2022
  • Prezzo: 20.00 €

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