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Cristina Moro & Tullio Leggeri

Ottanta suoni sogni colori di Gianni Bergamelli (libro+cd)

In concomitanza con l’ultimo Bergamo Jazz e col suo ottantesimo compleanno (traguardato in una forma del tutto invidiabile), Gianni Bergamelli ha tenuto presso il Centro S. Bartolomeo una bellissima mostra, collegato alla quale era il lussuoso volume di cui ci occupiamo, ancor più prezioso se considerato che vi è allegato un cd che dà conto anche dell’altra pelle dell’artista bergamasco: il jazz, appunto. Partendo di qui, diciamo dunque che il pianoforte di Bergamelli vi si ascolta nelle situazioni più disparate (la sua discografia, di cui questo è un compendio, vanta del resto svariati titoli), che avrebbero peraltro meritato un minimo di booklet, una scaletta esplicitata, che invece mancano. C’è l’illustre collega Gianluigi Trovesi, anzitutto, che proprio nei gruppi di Bergamelli mosse i primi passi nel jazz e che qui, al sax alto, duetta con lui, o è solista di formazioni più larghe (in primis l’Orchestra Salmeggia di cui Gianni è un po’ il factotum), mentre altre presenze di spicco sono la fisarmonica di Gianni Coscia, il trombone di Dino Piana, forse su tutte il sax tenore di quel Gianni Basso, scomparso l’estate scorsa, cui va l’ultimo pensiero (sotto forma di quadro, ovviamente) rivolto nel volume da Bergamelli, suo grande amico. Il terreno è per lo più quello della canzone riletta in jazz (o comunque lì vicino), da Parole parole a Ma l’amore no, da Kramer a Trenet, da Malafemmena a un’Estate in piano solo. Un ascolto del tutto godibile.

Venendo al volume, il corpus centrale – e il vero motivo d’interesse – vi è costituito dalle decine di tavole a colori che riassumono la più recente produzione bergamelliana (al cui centro – rilievo quasi ovvio – sta da sempre l’universo musicale), con quegli agglomerati polimaterici così particolari (e riconoscibili), quell’impeccabile senso dell’ordine e della pulizia formale, peraltro “intinto” in un sense of humour che lo alleggerisce (lo umanizza?) non poco.

Decisamente meno felice, per contro, tutto l’apparato “letterario” che fa da cornice alle opere, e non tanto per il brillante florilegio di pareri – a volte fulminei – espressi da musicisti (Angeleri, Trovesi, Gaslini, Basso, Cerri, Humair), pittori (Treccani, Longaretti, Tadini, ecc.), giornalisti e critici (Argan, Feltri, ecc.), ma proprio per i testi più corposi (dei due curatori ma non solo), quelli che avrebbero dovuto infiorettare il volume e invece lo appesantiscono non poco. Soprattutto perché privi di quella poderosa opera di restyling (più che di editing in senso stretto) di cui avrebbero largamente necessitato e che invece brilla per la propria – fatidica – assenza.

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In dettaglio

  • Artista: Cristina Moro & Tullio Leggeri
  • Editore: Hotel Milano
  • Pagine: 112
  • Anno: 2010

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