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Nada alla Milano Music Week

di Maria Macchia La paura via da sé e i pensieri brillano: un titolo incoraggiante, di buon auspicio, quasi “motivazionale”, quello dell’ultimo album di Nada. La cantautrice livornese è stata ...

Massimo Giacon

Masticando km di rumore

Andar per concerti. Da soli o in buona compagnia. Adrenalina ed eccitazione che non possono mancare per captare gli input che chi ha stoffa può trasmetterti. Talvolta c’è un sovrappiù oppure il “come mi immaginavo”. Ed anche qualche delusione. In tal caso, poco importa. Quello che conta è l’esserci (stato). Massimo Giacon è un artista a tutto campo e non ha certo bisogno di presentazioni. Una carriera spesa bene, tra arti figurative, graphic-novel, parole scritte e tra le “nuvole”, design e urgenze musicali (Spirocheta Pergoli, I Nipoti del Faraone, il progetto Trax). Appassionato onnivoro di cose musicali, su e giù dal palco, tiene a precisare: “non puoi dire di aver ascoltato una band se non l’hai vista dal vivo”. Uno dei perché di questo scoppiettante libro, a suo modo epocale, tra varie stagioni vissute, scorribande che macinano chilometri, bucano nebbie durante i tragitti e sanno farsi un baffo di luoghi sudaticci. Una sorta di conflitto comunicazionale con sé stessi. Dove difficilmente il meccanismo si inceppa perché ad emergere sono sensibilità espanse e l’essere assetati di curiosità sonore assortite.

E dunque, ecco una frizzante carrellata di cento concerti che lo hanno “segnato” e mai più abbandonato. Narrati con enorme creatività: parole scritte e immagini/fumetto di proprio pugno e dal polso sicuro. Ufficializzando una diversa linea di condotta da quella che si è soliti leggere nelle recensioni del giorno dopo. Non solo chi sta sul palco ma anche chi ti è vicino, gomito a gomito in platee che ciondolano, ballano, ascoltano rapite oppure un tantino annoiate. Cogliere dettagli e percepire che le diverse capienze di arene, palazzetti dello sport, rock-club e spazi autogestiti possono ribaltarsi tra di loro. Locazioni che da microscopiche diventano macroscopiche e viceversa. Si parte con
Antonello Venditti (1975) in orario diurno e per una massa studentesca (preceduto dalle esibizioni di Perigeo con Toni Esposito e di Tito Schipa Jr.) che riceve calorosi applausi ma lascia l’amaro in bocca al Nostro che ironicamente si chiede: “Ma dovevo proprio iniziare da qui? Non è questa la musica che cerco. E si conclude con l’edizione 2021 della kermesse sanremese (quindi, un 99 più uno) dove a preoccupare è che l’autotune ed inaspettate bolle mediatiche prendano il sopravvento sul dormiveglia. Altre atmosfere: Franco Battiato accompagnato da Paolo Castaldi (1977) che viene “sbattiato” e “vade retro avanguardia” in un live in un cinema-teatro parrocchiale in cui, udite udite, tengono le proprie riunioni anche i militanti di Autonomia operaia. Quale compartecipazione in attesa dell’era del cinghiale bianco? Paolo Conte (1982) con autista e che abbassa il finestrino posteriore dell’auto e che chiede indicazioni per raggiungere la Festa de “l’Unità”. Dove si concerta lì, l’ingresso è a offerta libera, ad accompagnarlo c’è una band di diversi elementi e dal suo pianoforte escono “palme, coppie che si innamorano e si lasciano, sapori di vecchie caramelle, aroma di caffè e musicisti jazz, pugili e ciclisti. La voglia di Prozac+ (1998) con la loro splendida idea di ritmi saltellanti, brani veloci e con liriche immediatamente assimilabili. Gli Offlaga Disco Pax (2008) davanti ad un pubblico prevalentemente composto da giovanissimi che con scioltezza mettono in musica Case del Popolo e Emilia la “rossa”. L’incrociare, a performance conclusa, il frontman Max Collini che cena da solo e in un angolo e si gusta un primo riscaldato al microonde presso la mensa dei ferrovieri a Livorno. Utilizzando un linguaggio alla Piero Ciampi, verrebbe da dire: ha (dunque) tutte le carte in regola! Tra gli internazionali, i Tuxedomoon (2014) alla prova dopo molti anni dai loro lusinghieri esordi. Suonano al Leoncavallo di Milano e che si orientano verso una jam che sa di rimpatriata quanto di elementi totalizzanti. E qui mi preme dire: visto che nell’organico della band americana con la “luna in frac” c’è Steven Brown, non ho mai capito perché il direttivo del Premio Tenco non lo abbia ancora insignito di un riconoscimento, visto che nel 1988, realizzò un bellissimo disco dedicato al noto cantautore.

A dare ulteriore gas, ci sono i proverbiali resoconti dei live di artisti di assoluto valore e dagli stili disparati, tra cui,
Skiantos, Patti Smith, Ramones, Clash, Pino Daniele, James Brown, Frank Zappa, Miles Davis, Enzo Jannacci, 99 Posse, Vinicio Capossela, Calibro 35, Caparezza, ecc. Prefazione a cura di Teho Teardo che come sappiamo è un ispirato compositore di colonne sonore: “migliaia di chilometri per incontrare persone della vita, dimenticarne altre, cambiare esistenza e osservare le vite degli altri, immutabili o alle prese con violenti cambiamenti. Parole esplicative a sottolineare che più che 100 qui si fa centro!  

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In dettaglio

  • Artista: Massimo Giacon
  • Editore: Feltrinelli Editore
  • Pagine: 218
  • Anno: 2021
  • Prezzo: 18.00 €

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