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Lucio Dalla

Le più belle canzoni commentate da Paolo Jachia

Una data: cinquantadue anni da 4 marzo 1943, presentata al Festival di Sanremo del 1971. Una ricorrenza: dieci anni dalla sua scomparsa. Una sicurezza: la perizia narrativa del professor Paolo Jachia. Questi gli ingredienti salienti di un volume agile nella lettura ma, nel contempo, profondo nei contenuti e, segnalo, è importante non farsi fuorviare dal titolo (clicca qui per il trailer di presentazione). Perché le canzoni scelte e narrate non sono necessariamente le più ‘belle’ (in che senso poi? si aprirebbe un mondo per definire questo aggettivo in ambito musicale…), bensì quelle che maggiormente riflettono la filosofia di vita e la psicologia interiore dell’artista bolognese. Lucio Dalla si pensava profondamente laico e comunista e, al contempo, intimamente cristiano e cattolico. Questa duplicità d’essere non la considerava assolutamente una contraddizione bensì le facce di una stessa medaglia. Due espressioni che si compenetravano in una sorta di sincretismo esistenziale che è sfociata nella carriera artistica prestigiosa che tutti ben conosciamo.

Il libro indaga, con competenza, il rapporto tra musica e parola e le pagine che richiamano il lavoro dei testi costruiti da Paola Pallottino e Roberto Roversi sono indicative del fatto che questi testi sono stati costruiti intorno alla persona Lucio e non solamente all’artista Dalla (qui una foto di repertorio di Roberto Serra/Iguana Press). Si tratta di testi che parlando di ciò che “sta fuori” rendevano visibile ciò che era dentro l’artista, lo sondavano nella sua interiorità, ne facevano intravvedere la trama umana o, meglio, l’impeto spirituale avendo sempre ben presente l’approccio spirituale e quello umano. Con lo sguardo verso il cielo ma anche (e forse soprattutto) verso l’umanità. Per capirlo è sufficiente concentrarsi su canzoni come Nuvolari e Comunista (ben descritte nel testo, ma ce ne sono molte altre) per averne la necessaria contezza. Si tratta dello sguardo verso chi combatte ogni giorno per raggiungere la vittoria oppure la soddisfazione del proprio essere/esistere/divenire. Si tratta, quindi, della descrizione dello sguardo verso le profondità di sé stessi per conoscersi e potersi mostrare nella reale dimensione. Nove, poi, sono i capitoli che raccontano le altre canzoni fondamentali per iniziare a comprendere il genius loci di Dalla e in ciascuno di essi non è narrata solamente “la” canzone prescelta ma, anche, il rapporto tra questa e la personalità dell’artista.

 

È un lavoro di fino, di dettaglio, di taglia e cuci quello che viene proposto dall’autore. Un lavoro da sarto che, canzone dopo canzone, passaggio dopo passaggio, rende manifesta l’anima di Dalla, con le sue invenzioni musicali e con le liriche che colorano mondi di idee, pensieri, aspettative, desideri, delusioni. Un lavoro che Paolo Jachia porta a compimento con la consueta perizia del filologo, del semiologo, dell’appassionato della parola e delle sue implicazioni culturali, artistiche, antropologiche (qui una presentazione del libro da parte dell’autore). Al termine del libro sono custodite le parole e i ricordi del teologo Vito Mancuso che è stato amico dell’artista bolognese e che, nello spazio a lui concesso, traccia il ritratto di un uomo ottimista e generoso, innamorato della vita e sempre alla ricerca di novità, di nuove vie per interpretare la realtà e la vita.

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In dettaglio

  • Artista: Lucio Dalla
  • Editore: Interlinea Edizioni
  • Pagine: 168
  • Anno: 2023
  • Prezzo: 14.00 €

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