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Alpe Lusentino, Domodossola - 21 agosto 2021 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5 ...

Sergio Algozzino

La fabbrica onirica del suono

Fumetto/logica per raccontare, disegnare, illustrare la vera storia di una band immaginaria. Anni 60 e 70. In fondo al grande fiume tra sogno e realtà. Graphic novel attraverso retro-percorsi. Sergio Algozzino, rimarca quei due decenni (già ampiamente descritti tra saggi, romanzi, biografie) con un tripudio di tavole a colori, con il chiaro intento di dare risalto a sensazioni, stati d’animo, affanni e corse. Una story of sound sequenziale, materia mobile ed eterea. Ricca di mutazioni a sostituire il già visto e sentito (ma anche la loro riproposta). Trascinamenti dentro o fuori. Noi mettiamo su un complessino chiamato “I figli del beat”, un nome orribile ma funzionale e iniziamo a esibirci in qualche balera. 

I protagonisti: chi, quotidianamente, deve rendere conto alle otto ore lavorative e chi invece è impegnato negli studi. Gli “influencer” sono Beatles e Beach Boys (si snobbano The Who, quell’operetta rock, per i Nostri un po' difficile da mandar giù). Musica accesa con i Pink Floyd e non si disdegna pure il “nazionale” porre orecchio a Dik Dik, Nomadi, Equipe 84. L’ammirazione per Le Orme e i primi New Trolls (quell’album registrato in combutta con Fabrizio De André). Intorno ci sono le annuali edizioni di “Un disco per l’estate” ma anche altre semine. Come il campeggio beatnik milanese che il Corriere della Sera etichettò come “Barbonia City”. Pacifico ed anticonvenzionale. Sgomberato dalle forze dell’ordine (non era uno spazio occupato ma preso in affitto). Residenti e frequentatori non graditi a benpensanti e a guardoni. La band, nel frattempo, va in tour, registra e ottiene qualche soddisfazione da classifica. Mentre voi vi preoccupate, di frivole inutilità, io continuerò a cantare, vivendo di essenzialità. Una data spartiacque: Milano, 12 dicembre ’69, strage di piazza Fontana. Parecchio cambia e lo scontro tra chi manifesta e i luoghi del potere diventa sempre più astioso ed aspro. I nostri sfogliano e leggono organi di stampa politici (l’Avanti!, l’Unità, Avanguardia Operaia, Rosso) e riviste musicali italiane ed estere (Ciao 2001, Melody Maker, Musical Express). 

La decisione: d’ora in poi ci chiameremo Jokers. Se Radio Vaticana e Mamma Rai censurano, allora lo sgambetto e l’obiettivo sarà quello di raggiungere un milione di copie vendute. Il nostro disco vende perché è vero, è concreto. ‘Fanculo ai potenti, ‘Fanculo alla guerra. Le stagioni del disco sulla lunga distanza (il 33 giri) e quella del rock progressivo sono iniziate. Tutto appare più concettuale. E qui ci si butta. C’è l’incisione di Tutto intorno a noi che diventa inno-suono-manifesto per chi affolla le piazze. Non mancano cambiamenti nell’organico. C’è chi se ne va e chi entra. Arrivano un batterista e una cantante così come cambia ancora “la ragione sociale”. D’ora in poi saremo La fabbrica Onirica del Suono. Non sarà troppo complicato? No invece è proprio il contrario più un nome e complicato più sarà difficile dimenticarlo. La partecipazione ai festival diventati poi feste del proletariato giovanile, dove nuovi soggetti sociali, vedono la luce (precari, sottoproletari, popolo delle periferie) e che influiscono non poco sull’andamento di queste kermesse. All’Arena Civica nella Milano ’79 in solidarietà a Demetrio Stratos. Quello che doveva essere un concerto per aiutarlo con le ingenti spese ospedaliere finì per diventare un concerto alla sua memoria (…) Metaforicamente non era soltanto il decennio a chiudersi. La band è al capolinea che è dovuto a diversi fattori. Tra cui lo scoprire che un componente della band, è in contemporanea, un fiancheggiatore se non un militante delle Brigate rosse. Fra i titoli di coda: Nunzio rivela ogni dettaglio. Intervista esclusiva al musicista brigatista. (Eravamo) vicini ma (siamo) lontani, dunque? Tutto diventa più fosco, latita la creatività e a botta calda prevale l’incomunicabilità. E a ragion veduta, ci si chiede con insistenza: Quanto eravamo diversi? Che cosa ci univa per davvero? La musica”. Il libro è dedicato a Rodolfo Maltese e a Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso.

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In dettaglio

  • Artista: Sergio Algozzino
  • Editore: Feltrinelli Editore
  • Pagine: 120
  • Anno: 2021
  • Prezzo: 16.00 €

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